H O M E P A G E

Antichità, suicidi e teletrasporto


Purtroppo, come per tutte le cose, belle o brutte ma soprattutto belle, il nostro viaggio sta per concludersi. È da Seattle che prenderemo l'aereo che ci riporterà in Italia. Lasciare la pace della riserva indiana di La Push non è per niente facile. Per una volta, non scorgo nessuna insegna di una delle tante confessioni evangeliche che popolano l'universo religioso americano. Non che la cosa mi preoccupi, ma certo sono un po' sorpreso. Ci avevo fatto una certa, sinistra abitudine. Per poco non mi convinco che quell'insegna mi sia sfuggita e che dunque una chiesa o una sala per la lettura della Bibbia ci sia, da qualche parte. Magari una sala nella quale si svolgano delle cerimonie sincretiche che mischiano Vangelo e riti propiziatori Quileute. Insomma, provate a immaginarvi uno sciamano con tanto di copricapo piumato e di maschera demoniaca che legge un passo del Deuteronomio e agita un feticcio antropomorfo. Quel che so è che, poco dopo aver lasciato La Push, incrocio un pick-up su cui fa bella mostra di sé l'adesivo "Gesù dice: venite a me." Già, Gesù è proprio dappertutto, specie in America. Devo essere molto distratto, perché non l'ho incontrato mai. A lui e a suo padre questo paese deve piacere proprio tanto. Credo si tratti di un amore corrisposto, visto che non si fa altro che sentir proclamare "Dio salvi l'America." E perché non "Dio salvi il mondo", o magari "Dio salvi l'umanità"?
Ma di scritte strane se ne leggono tante, specie sui veicoli che circolano per strada. Ce n'è una su un enorme autotreno che recita: "Nella nostra azienda non circolano droghe." Sinistra, vero? Ma agli americani piace tanto scrivere, soprattutto sui muri dei bagni. In questo, gli americani assomigliano tanto a noi italiani, senza peraltro superarci. Sta a vedere che sono stati proprio i nostri emigranti a instillare questo sacro fuoco artistico nei cuori del giovane popolo d'oltre oceano. Una scritta sul muro di una toilette - qui le chiamano john, ma chissà perché John e non Paul, per par condicio beatlesiana - di un motel mi fa sorridere. Ve la passo in questa traduzione libera che, però, mi pare capti lo spirito arguto e goliardico dell'originale: "Se schizzi quando spruzzi, sii gentile e asciuga il sedile."
Se ne vedono di belle, viaggiando. Soprattutto, se ne sentono delle belle se si trascorrono ore su ore su un'automobile. È proprio vero che la radio è una compagna inseparabile del popolo americano. Sono felice di constatare che, tutto sommato, la televisione non riuscirà mai a fare della radio quello che la TV italiana è riuscita a farle. Qui troppa gente dipende dalla radio per avere un po' di compagnia sulla strada, anche se ultimamente si è alquanto diffusa l'antipatica pratica di guidare con un orecchio incollato al cellulare. Ma, per quanto la tecnologia avanzi, faccio fatica a immaginare un camionista che fa migliaia di miglia guardando con un occhio una stupida sit-com in uno schermo a cristalli liquidi e con un altro la strada che gli sta davanti. Quanto ai cellulari, siamo ancora una volta noi italiani ad aver lanciato la moda. Comunque, dalle radio si impara tanto sulle usanze di un popolo. Mi pare che, quanto a stronzate sparate dai DJ, noi italiani siamo sempre in testa. Gli spot pubblicitari, invece, ci vedono quasi alla pari. E non è un bel primato. Sul discorso musica, invece, non tornerò, visto che l'ho già affrontato in precedenza. Posso solo aggiungere che, in poco meno di un mese di viaggio, trascorso in buona parte sulla Mustang rossa, non ho scorto neppure un incidente o un rallentamento a esso dovuto. Qui si guida con piacere e si è decisamente più rilassati che in Italia. E così, quasi senza accorgercene, ci troviamo sbalzati dalla conturbante magnificenza selvaggia dell'Oceano Pacifico alla periferia trafficata di Seattle.
Mi colpisce una scritta: antichità. E perché mai dovrebbe colpirmi, potreste chiedervi. Perché ne ho visitati un paio di negozi come questo che, dalle nostre parti, potrebbero al massimo aspirare a essere annoverati tra le rivendite di ciarpame e ferri vecchi. Ma gli americani sono gente precisa. Perché mai in Europa si può considerare antico un oggetto di 250 anni fa, quando la storia di un paese è vecchia di 2500 anni, e in America non si dovrebbe fare altrettanto con un pezzo vecchio 25 anni, quando il paese ne ha poco meno di 250 sulle spalle?
Ma torniamo a Seattle. La città è costruita su alcuni colli che digradano verso il Puget Sound, una delle insenature naturali più riparate del mondo, un anfratto protetto e nascosto le cui acque sembrano lontane anni luce dalla forza dirompente del Pacifico, che in realtà dista pochissimo. Seattle mi ricorda vagamente San Francisco, più che altro per l'atmosfera che vi si respira. Pare che sulle innumerevoli isolette e insenature che punteggiano la baia, con la loro lussureggiante vegetazione nordica, abbiano posto la propria residenza molte delle più ricche famiglie d'America. Ma io non sono particolarmente impressionato. La città è carina ma, ancora una volta, i grossi centri urbani americani non fanno colpo su di me. credo che un europeo non possa restare impressionato di fronte a certe mastodontiche, vertiginose esibizioni di cemento. Magari può restare sorpreso, me certo non estasiato. Dopo tutto, le nostre città sono ben altra cosa ed è un'altra l'America che ci trasmette sensazioni forti e durature. È l'America delle riserve indiane come La Push e quella degli hillbilly e delle piccole comunità montane. E l'America della natura quasi vergine, nonostante gli sforzi dell'uomo. E poi, non a caso, David Letterman l'ha detto a chiare lettere: Seattle è piena di homeless, di gente senza una fissa dimore che si trascina tristemente per le strade, quasi sempre piena d'alcol e senza un soldo in tasca. Solo che Letterman, con il solito cinico sarcasmo, si domanda cosa diavolo ci facciano tutti questi barboni a Seattle, dove l'inverno è rigido e l'estate piovosa. Non farebbero meglio a portare i loro culi stanchi e poco puliti da un'altra parte, magari in Florida? Ci guadagnerebbero in salute. Non ha tutti i torti quel burlone di Letterman, ma evidentemente il suo show non è uno dei programmi più seguiti da questa comunità di diseredati, perché nelle poche ore trascorse in giro per la città ne ho davvero visti tantissimi.
Al contrario, non ho visto neanche una foto di Kurt Cobain che, invece, immaginavo fosse una sorta di eroe locale, un po' come Jerry Garcuia per il quartiere Haight Ashbury di San Francisco. Forse la morte per suicidio gli ha tolto la condizione di divinità del Rock'n'Roll, condizione che per molti altri che se ne sono andati prematuramente, per eccessi e stravizi - e che non hanno dunque fatto una fine molto più decorosa - è stata un diritto. Oppure, più banalmente, non sono finito nell'equivalente locale di Haight Ashbury e dunque non ho incontrato riferimenti al tormentato leader dei Nirvana, colui che, più o meno consapevolmente, ha creato un nuovo modo di fare rock e, soprattutto, ha concentrato l'attenzione del mondo su una città che, a parte Jimi Hendrix - diventato quello che tutti conosciamo lontano da casa - la Microsoft e la Boeing, aveva sempre fatto parlare poco di sé. E certo non sarò io a dire altro di Seattle.
E poi, sono stanco e non nascondo una certa malinconia all'idea di tornare a casa. O meglio, tornare a casa è sempre un piacere, ma lo farei più volentieri se fosse in vista la prospettiva di un nuovo viaggio. E poi, oltre a essere stanco, sono inverso alla semplice idea di dover fare una levataccia e atterrito a quella di prendere l'aereo. Anzi, gli aerei, visto che i trasferimenti saranno vari. Con tutte le grandi cose che questi americani hanno inventato, perché ancora nessuno è riuscito a escogitare un sistema per rendere effettiva la possibilità - confermata a livello scientifico - del teletrasporto?

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  Trash e trash
  Forche olimpiche


V i a g g i | K u r d i s t a n | F o t o I t a l i a | P r o v e r b i | R a c c o n t i
C i n e m a & v i a g g i | L i n k s | F i d e n z a & S a l s o | P o e s i e v i a g g i a n t i
B a n c o n o t e | M u r a l e s & G r a f f i t i | L i b r i O n l i n e | P r e s e n t a z i o n e
H O M E P A G E

English HomePage

scrivi


Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons
1998 - 2018 Marco Cavallini


ultimo aggiornamento 28/10/2017