H O M E P A G E

Carne secca e cimiteri infestati

Purtroppo, la scorpacciata di caldo del giorno prima nella Valle della Morte deve aver lasciato il segno perché oggi non mi sento granché bene. Yosemite è bellissimo, con le sue gigantesche pareti di granito che spuntano come funghi tra la vegetazione rigogliosa del parco. Nomi come El Capitan e Half Dome sono una delizia per gli orecchi degli scalatori - qui li chiamano climbers ma ultimamente anche da noi climber fa più figo - di tutto il mondo, un vero paradiso per chi desidera farsi un'arrampicata. Ancora una volta, devo sottolineare l'ingenua voglia di primeggiare degli americani. Credo sia una sorta di complesso di inferiorità che si sublima nel machismo e nella tendenza a esagerare. Non potendo vantare vestigia di un passato remoto che non c'è, agli americani piace dichiarare a ogni piè spinto che il tal grattacielo è il più alto del mondo e il tale ponte il più lungo, e via discorrendo. Nel caso di Yosemite, il vanto locale è che in nessun altro posto del pianeta ci sono tante pareti granitiche. Mi domando chi sia il genio che si è messo a calcolare il volume di queste grandi muraglie di pietra per confrontarle con quelle di altri posti sparsi per il mondo. Ma questo vezzo agli americani possiamo passarglielo, visto che il parco di Yosemite è davvero enorme e straordinario. Come in tutti i parchi americani che si rispettino, non mancano gli ammonimenti ai visitatori perché si astengano dal dare da mangiare agli animali selvatici, per non mettere a repentaglio la propria incolumità fisica e per non trasmettere cattive abitudini alla fauna che, altrimenti, cesserebbe di essere selvatica e a sua volta rischierebbe di perdere la capacità di procurarsi il cibo da sola. Eppure, proprio davanti agli inequivocabili cartelli recanti questa raccomandazione, sono in tanti a dar da mangiare a scoiattoli e uccelli, nei pressi dell'immancabile McDonald's del centro-visitatori. Scoiattoli e uccelli mangerebbero qualsiasi cosa, ci scommetto, persino il beef jerky, una striscia di carne secca che ho scoperto che nel West è di gran moda consumare. Non posso fare a meno di pensare che sia un retaggio di un periodo storico che ha impresso un marchio indelebile su un intero popolo. Nel vecchio West, infatti, la carne veniva tagliata a strisce e fatta seccare. Era l'unico modo per conservarla, evitando che andasse in putrefazione e assicurando a molti una risorsa alimentare a cui attingere nel momento del bisogno. Una pratica che i bianchi avevano mututato dagli indiani. A Tex Willer e Kit Carson piaceva molto, anzi piace molto, visto che continuano a vivere un sacco di avventure, a dispetto di un'età non più verde. Io trovo la semplice idea di accostare strisce di carne secca a stick di caramelle e gomme da masticare disgustosa. Carne secca o meno, l'idea di rendere domestici gli animali selvatici la trovo aberrante. E poi a Yosemite c'è troppa gente, per i miei gusti. Così fuggiamo.
Ci eravamo riproposti di non fare tardi stasera, dopo aver quasi sempre fatto tardi nelle serate precedenti. Quando sei in un posto che non conosci, è sempre meglio arrivarci col favore della luce del sole. Invece, ancora una volta, ci facciamo sorprendere dalle tenebre mentre siamo ancora per strada. L'intenzione era quella di avvicinarci il più possibile a San Francisco, una delle poche mete urbane del nostro viaggio. La relativa vicinanza di questi due posti è una spiegazione ulteriore dell'elevata affluenza di turisti, rispetto ad altri parchi nazionali che non hanno molto da invidiare a questo. Siccome è a un paio di centinaia di miglia da Yosemite, non dovrebbe risultare uno spostamento massacrante. Dunque, la tentazione di proseguire il viaggio è troppo forte. I nomi delle località che incontriamo iniziano a suonare ispanici. Siamo in California e manco ce ne accorgiamo. A dire il vero, non ne percepiremo una forte sensazione nemmeno in seguito, visto che la meta finale del nostro viaggio è l'estremo nord-ovest degli Stati Uniti e che nell'immaginario collettivo internazionale la vera California è quella del sud, dove surf, belle ragazze ed eterna giovinezza hollywoodiana la fanno ancora da padroni. Però in California ci siamo e cominciano ad apparire le prime isolate palme che, a dire il vero, stonano non poco in un ambiente naturale in cui sembrano del tutto fuori posto. Dico, l'avete mai visto un film western in cui campeggino delle palme? Qui siamo nel pieno Far West, un paesaggio fatto di monti, boschi, e verdi praterie. Pepito, Zarzamora, Hidalgo, Josefina, sono i nomi inequivocabili di una serie di paesini - più che altro qualche agglomerato rurale di case. Ma non siamo ancora in una zona a maggioranza ispanica me si vede. Ci fermiamo per qualche minuto a La Grange, popolazione 250. come faccio a saperlo? Sui cartelli che segnalano l'inizio e la fine di una località, compaiono altitudine e numero di abitanti. Dunque, bastano una penna e un pezzo di carta e il gioco è fatto, persino per uno a corto di memoria come me. Una bella usanza, davvero, quella di annunciare ai visitatori il numero degli abitanti di un posto. E quando muore qualcuno che si fa? Si cambia cartello? Non dimentichiamo che gli USA sono i campioni del capitalismo occidentale e dello spreco. Però, sfido chiunque passi da queste parti ad ammettere che La Grange rappresenta il prototipo di quel mondo. Questo è West. Vecchio, povero e poco ambito. Se fossi un giovane americano, forse anch'io me ne fuggirei di qui, ma confesso che un certo fascino questa provincia americana minimalista ha presa su di me. Per ironia della sorte, un paio d'ore fa la stazione su cui era sintonizzata la radio della nostra macchina ha fatto sentire il pezzo "La Grange" dei ZZ Top. Non credo proprio che si tratti della stessa La Grange che, nel caso dei ZZ Top immagino sia una località del Texas, però mi pare comunque un pezzo azzeccatissimo per gente in viaggio come noi.
È questo uno dei punti di forza dell'America, una di quelle cose che i media europei strombazzano ai quattro venti senza però mai soffermarvisi in profondità: la cultura americana è sempre stata in grado di fare da sottofondo e da cornice critica a uno stile di vita gioco forza transiente. Non a caso, quello americano è un popolo in viaggio e il fondamento stesso della nazione americana è il viaggio, a volte un esodo verso una libertà religiosa, altre verso un futuro meno difficile e, in certi casi, semplicemente una ricerca di un sogno che, per molti ma non tutti, si tramuta in realtà. E la musica non è essa stessa un viaggio, un trasferimento di emozioni? Per questo, e per altro ancora, la radio continua ad avere un ruolo primario e a mantenere uno spazio alternativo alla televisione. Mi pare proprio che ci sarà sempre posto per la radio nel mondo americano e, trattandosi di un universo fatto di centinaia e centinaia di stazioni indipendenti, il futuro della democrazia americana risiede proprio lì.
Ci fermiamo al piccolo cimitero di La Grange, che sorge a pochi metri dall'ultima casa del paese. Non siamo in cerca di riti satanici e non abbiamo nessuna inclinazione al macabro, ma queste poche tombe che paiono abbandonate in un campetto senza recinzione sono esse stesse uno specchio dell'America, un aspetto di un paese che ha grande rispetto per il proprio passato e per i propri antenati. E poi questa piccola digressione fa tanto viaggio on the road. La prima lapide è quella di un certo Michele Salamone di Mondovì, passato a miglior vita nel 1892. La tenue luce del crepuscolo non riesce a nascondere una serie infinita di piccoli buchi nel terreno. Tane di serpenti, dice la mia ragazza che in America, il suo paese, ne ha visti tanti. In un primo momento, penso che abbia voglia di scherzare, visto che conosce più che bene la mia fobia per i rettili, ma l'espressione del suo volto non è affatto giocosa, forse anche perché qualcuno ha profanato la tomba di Salamone. Ma come? Non si era appena detto che l'America è un paese che porta grande rispetto ai suoi figli defunti? Chi può avere motivo di lordare e distruggere la tomba di una persona pressoché anonima deceduta più di un secolo prima? Evidentemente la stupidità non ha proprio confini. Ma anche la fifa è internazionale e i serpenti e le pietre tombali non mi mettono di buon umore e così, prima che un crotalo si secchi di sentirsi spodestato o prima che un locale vendicatore solitario decida di aver finalmente individuato i profanatori, scegliamo di toglierci di torno. Un'ottima idea, tutto sommato. In fondo, La Grange non è poi quella gran cosa, fascino del vecchio West o meno. Peccato che il primo paese sulla carta stradale, a una buona mezzora di macchina, si chiami Modesto. Ora, direte voi, cosa potrà mai esserci di strabiliante in un paese che di nome fa Modesto? Nulla. Proprio nulla. Modesto è una località che, a giudicare dalle case, ospita quasi esclusivamente bianchi dei ceti più umili, white trash, come li chiamano qui. Spazzatura bianca! Scappiamo anche da qui e decidiamo di puntare direttamente su San Francisco e di passare la notte nei dintorni della Baia. Troviamo un motel a una quarantina di chilometri - o forse erano miglia - da Frisco. Siamo così stanchi che non ci preoccupiamo nemmeno di verificare che sia pulito - cosa che solitamente facciamo prima di estrarre la carta di credito - e invece prendiamo subito una camera che, per pura combinazione, è pulitissima e comoda. Meglio così. Si sentono spesso storie di viaggiatori incauti che prendono alloggio nel primo motel lungo la strada, senza rendersi conto che è proprio sulla strada che in America accadono molte delle vicende più assurde. A me stesso capitò di trovare una siringa sporca di sangue sotto al letto. È vero che il motel era nei pressi dell'aeroporto JFK, molto più di un porto di mare. Però, la scelta dell'alloggio in molti casi richiede una certa cautela.

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  Pavarotti, Buonaccorti e figli dei fiori
  Valle della morte, alberi di Giosuè e cowboy assetati


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ultimo aggiornamento 28/10/2017