H O M E P A G E

Las Vegas

Las Vegas merita un capitoletto a parte, una breve riflessione sul genere umano, in un certo senso.
Non posso certo dire che avevo una gran voglia di venirci. Mi ci ha trascinato il mio amico, per il quale transitarci era diventata una questione di principio e di fratellanza. Il mio amico è italianissimo ma, da quando vive negli Stati Uniti, cioè da oltre una dozzina d'anni, deve essersi rincitrullito del tutto. Da buon americano quale sostanzialmente è diventato, trova Las Vegas un posto divertente e, non appena ne ha l'occasione, si fa una bella scorpacciata di ore di macchina e porta il suo culone italoamericano da Denver, Colorado, al deserto più torrido che esista, quello nel sud del Nevada.
Las Vegas è un enorme luna park, un incredibile monumento al cattivo gusto, un monumento voluto da qualche genio del marketing, o meglio, da un profondo conoscitore del genere umano, dei suoi vizi e delle sue virtù. Ma soprattutto dei suoi vizi: sesso, soldi e svago. Le tre "S". Altro che le tre "I" di berlusconiana memoria. Volete mettere la lettera "S", sibilante e coreografica, con l'anonima "I"? Per non parlare di quello che ci sta sotto. Meglio il Sesso o meglio Internet?
Sesso, soldi e svago. Metteteli nell'ordine che preferite però, se me lo concedete, io partirei dai soldi. Come si sia riusciti a trasformare una delle più inospitali pietraie riarse dal sole e buone solo per dare sollazzo a serpenti a sonagli e bacarozzi, solo Dio e la mafia lo sanno. Io so solo che un universo così variopinto ancora non lo avevo visto. Prima di venirci, mi ero riproposto di non giudicare ma di limitarmi a osservare e a prendere appunti. Non ce l'ho del tutto fatta. Credo di disporre ancora di un minimo di senso del pudore e dell'orgoglio. E poi qualcuno si chiede ancora come mai il terzo e il quarto mondo ce l'abbiano tanto con gli Stati Uniti e il loro sistema capitalistico. Troppo semplice. Tutta invidia! La verità è che i discutibili valori del capitalismo fanno gola a tutti. Sono proprio i paesi più poveri a farli propri non appena le cose iniziano a migliorare. In questo, Vegas è un esempio per tutti. Sesso, soldi e svago mettono d'accordo tutti e unificano l'umanità intera in un anelito universale che travalica ogni divisione e segregazione. Che la Giornata Mondiale della Gioventù abbia preso spunto dal Las Vegas Boulevard? Qui è una festa che non ha un attimo di tregua e che non conosce colori. L'unico colore che conta è il verde del dollaro ma, statene certi, se non disponete di dollari andrà benissimo qualunque altra valuta internazionale corrente. Se andate a Vegas, state certi che troverete ogni etnia, senza discriminazioni di sorta. O meglio, una discriminante c'è: il soldo. Se ce l'hai, nessuno ti chiede niente e tutti ti trattano da signore, senza porsi troppe domande. In fondo, la discrezione è una qualità sempre apprezzata. Per soldo, non intendo un capitale. Las Vegas ha costruito la propria fortuna sui piccoli giocatori, quelli che considerano 10 dollari persi alla slot-machine alla stregua delle 500 lire lanciate di schiena nella Fontana di Trevi.
Dicevo che non era mia intenzione giudicare e che, di fatto, ero quasi riuscito nell'intento, a dispetto di nomi e architetture improponibili: Mandalay Bay, San Remo, Caesars' Palace, Alladin, Flaminio, Paris, Bellagio, Venetian e Luxor. È proprio il mitico Hotel Casino Luxor a far cascare il classico asino. Mi aspettavo di trovare i camerieri vestiti da faraoni all'interno della futuristica piramide di cristallo e invece mi sono dovuto accontentare di andarmi a prendere la mia hamburger da solo, dopo essere stato avvisato che era pronta attraverso un cicalino elettronico ottenuto alla cassa. Una imperdonabile caduta di stile.
Ma Vegas qualcosa per me ce l'ha in serbo. O, almeno, pensa di avercela: uno stuolo di imitatori di Elvis che, va detto, negli ultimi, tristi anni della sua vita, a Vegas praticamente ci svernava, finendo per fare l'imitazione di se stesso. Una storia triste. Ora ci sono i suoi seguaci e tutta una serie di cantanti più o meno in ribasso che qui a Vegas ci vengono per fare cassa, prima di finirci dentro. Scusate il bisticcio di parole. Per liftare le rughe di gente come Celine Dion - per ospitarla in pianta stabile, il Caesars' Palace ha fatto costruire un'arena gigantesca chiamata Colosseum - e Gladis Knight - già, proprio quella delle Pips, che non sono caramelle e tanto meno brutti gesti - ci deve essere voluto un transatlantico di collagene. Dall'alto di mega-poster e di schermi giganti che ti inseguono per tutta la città, quei bei faccioni ti rivolgono dei sorrisi che vorrebbero essere rassicuranti ma che a me paiono sinistri. Sono certo che se uno si mettesse a contare i denti bianchissimi che sfoggiano, alla fine il loro numero risulterebbe superiore al massimo mai riscontrato in un rappresentante della specie homo sapiens. Ma, da queste parti, la gente è buona. Da queste parti, la gente si affeziona agli artisti e li segue anche negli anni del tramonto o, comunque, in momenti di scarsa auge. Elvis ha tracciato una linea poi seguita da molti. In Italia ci si dimentica più in fretta dei fasti sbiaditi dei nostri idoli. E chi andrebbe mai a vedere vecchie cariatidi come Sandro Giacobbe e Franco Simone? Meno male che, come sempre succede da noi, il calcio unisce tutti: cariatidi e nuovi talenti. Ci pensa la nazionale dei cantanti, vera e propria associazione benefica impegnata in opere caritatevoli, non per i poveri bensì per i cantanti bisognosi. E d'altra parte se hanno bisogno… hanno bisogno! Altro che Casa di Riposo Giuseppe Verdi. Ma ve la immaginate una squadra di footbal americano in cui Barry Manilow fa il quarterback e Paul Anka il runningback? Già, e magari Barbra Straisand, Liza Minelli e Michael Jackson fanno le cheerleaders?

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  Valle della morte, alberi di Giosuè e cowboy assetati
  Carpentiere e fotografo


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ultimo aggiornamento 26/12/2016