H O M E P A G E

Il Nord e l'Ovest si incontrano

Il nord è qui. Anche l'ovest è qui. E io non ho bevuto. Anzi, ho bevuto un sacco, ma la cosa più forte che mi sia fatto è un bicchierone di Doctor Pepper. Siamo nella Olympic Peninsula, la penisola che sta a ovest di Seattle e che si affaccia a ovest sull'Oceano Pacifico e a nord sullo Stretto di Juan de Fuca, che fa da confine naturale con il Canada. Vancouver è a un tiro di schioppo. È qui che si trova l'Olympic National Park, un'enorme riserva protetta, un'oasi lussureggiante all'interno di uno stato che è esso stesso un gigantesco bosco. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di creare parchi e foreste nazionali se questa non fosse anche una terra dall'economia fondata sull'industria del legname. La legge è comunque piuttosto rigorosa, imponendo a chi disbosca di ripopolare l'area. Il problema è che gli alberi impiegano molto tempo a crescere. Indubbiamente ci vuole meno a tagliare un albero alto venti metri che a farne crescere uno nuovo. Ci sono intere zone che francamente offrono uno spettacolo quasi raccapricciante: vaste distese di abeti che sembrano nani rispetto a quelli secolari delle vicine aree non sfiorate dall'opera distruttrice dell'uomo.
Ma queste sono le Olympic Mountains e la vetta più alta è, manco a dirlo, il Mount Olympus. Il nome è quanto mai azzeccato - al di là dell'atavica mania di grandezza degli americani - perché se Giove non fosse nato su una invero poco olimpica montagna della Grecia, avrebbe forse scelto questi splendidi picchi. Ma forse Giove ha fatto bene a starsene sull'Olimpo greco insieme alla sua corte. Forse, infatti, non avrebbe gradito il rigore che regna da queste parti e che avrebbe reso poco praticabili le imprese non molto edificanti del suo codazzo.
Sulle pareti di un minuscolo fast-food, scorgo, infatti, un manifestino con la fotocopia, il nome e l'indirizzo di un tizio che non sta cercando di vendere nulla ma che, semplicemente, sta dichiarando, in conformità con la legge vigente nello stato di Washington, di essere uno stupratore, di essere stato in carcere per una violenza perpetrata ai danni di un maschietto di sette anni quando lui stesso di anni ne aveva solo tredici, di essersi sottoposto a terapie riabilitative e di essersi ora stabilito da queste parti. Insomma, della serie: se volete organizzare un bel comitato di ricevimento e di benvenuto… Pare che nessuno gridi allo scandalo in questa parte di mondo e che informare la comunità sia una regola civilissima, per quanto impicciona, visto che implica pericolosi sconfinamenti nella sfera privata degli individui. E se il povero stupratore di minori fosse innocente? Impossibile, in un paese dove non si possono mandare a morte assassini innocenti solo perché la giustizia non può sbagliarsi. Dunque, impossibile solo immaginare che venga messo al ludibrio pubblico un violentatore di minori incolpato per errore.
A ogni buon conto, noi non siamo stupratori e non abbiamo nessuna intenzione di fermarci a lungo a Port Angeles - questo il nome dell'accogliente porto di mare a due passi dall'ingresso dell'Olympic National Park. Accogliente, sì, ma certo non se hai la fedina penale con qualche macchia.
In realtà, noi siamo diretti a La Push, ultima tappa del nostro viaggio prima di fare rientro in Italia da Seattle. La Push è il nome di un paesino di pescatori all'interno della riserva degli indiani Quileute. La signora, rigorosamente indiana, che ci accoglie al centro visitatori è solerte e gentile e ci dà qualche dritta. Quella dei Quileute, ci dice, è una tribù di fieri guerrieri e valenti pescatori. L'uomo bianco ha dovuto faticare molto per averne ragione. Lo dice piena di orgoglio, un orgoglio che però non è bastato a farle imparare la lingua dei padri. Oggi, La Push vive di turismo e pesca, doppiamente protetta com'è dallo statuto speciale di cui godono tutte le riserve indiane e dal fatto che le sue tre spiagge incantate costituiscono una propaggine isolata dell'Olympic National Park, in quanto meraviglioso regno incontrastato di diverse specie di uccelli, aquila marina compresa. Qui la chiamano bald eagle ed è il simbolo stesso degli Stati Uniti d'America. Un uccello dall'aspetto fiero e maestoso.

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  No sex no problem (a La Push non si tromba?)
  Vulcani, cetriolini e Gesù Cristo


V i a g g i | K u r d i s t a n | F o t o I t a l i a | P r o v e r b i | R a c c o n t i
C i n e m a & v i a g g i | L i n k s | F i d e n z a & S a l s o | P o e s i e v i a g g i a n t i
B a n c o n o t e | M u r a l e s & G r a f f i t i | L i b r i O n l i n e | P r e s e n t a z i o n e
H O M E P A G E

English HomePage

scrivi


Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons
1998 - 2017 Marco Cavallini


ultimo aggiornamento 26/12/2016