H O M E P A G E

Ma quali giganti?

Il Viale dei Giganti è una strada panoramica che si snoda per diversi chilometri tra le montagne costiere della California settentrionale, in mezzo a foreste di sequoie secolari che dovrebbero mettere soggezione. Non a noi, visto che ci troviamo a percorrerlo quando ormai è buio pesto. Fortuna che di redwood - cioè di sequoie, come le chiamano comunemente da queste parti - riusciremo a vederne molte altre perché con questa oscurità, non avrebbe fatto molta differenza passare in mezzo a un giardino di bonsai.
La Contea di Redwood si trova quasi ai confini con l'Oregon ed è interamente caratterizzata dalla presenza ingombrante degli alberi più alti, e a volte più grandi, del mondo. A un profano come me, sembrano degli abeti giganti. Redwood County è anche la regione del leggendario Sasquatch, creatura metà uomo e metà lupo (o forse orso) temuta e venerata dai pellerossa. Una specie di Yeti cattivissimo. Io non ne ho visti, benché di creature dalle sembianze più animali che umane ne abbia incontrate diverse. E poi ce ne sono parecchie che non ho avuto il piacere, si fa per dire, di incontrare. Per esempio, tutti quelli - e pare che ce ne siano tanti - che si divertono a prendere a fucilate i cartelli stradali sulle strade del West. Mi dicono che sia un passatempo molto apprezzato dai ragazzi annoiati che dispongono di una patente e di una calibro 22. Un requisito, questo, non molto raro, considerato che la patente di guida la si può conseguire compiuto il sedicesimo anno di età e che la calibro 22 è quasi considerata un'arma giocattolo. In genere, a prendere a fucilate i cartelli stradali sono i ragazzini pieni di birra o fumati.
E proprio la birra sembra la bevanda preferita dopo la Coca Cola. Budweiser, Miller e Coors si spartiscono il grande mercato ma oggi a infastidirle sono sorte decine di piccole case produttrici, le cosiddette microbreweries. Ma questa è un'altra faccenda e certo il marketing dei prodotti alcolici ci interessa poco. Però anche questo fa parte del costume dello stravagante popolo americano.
Così come fa parte del costume locale la solerzia con la quale a volte la gente del posto si offre di darti consigli e suggerimenti. Per esempio, a Ferndale, cittadina della California settentrionale che ha mantenuto quasi inalterato il suo aspetto vittoriano - cioè quasi da borgo del vecchio West - una ragazza deve essersi accorta che non sono del posto, vedendomi scattare delle foto, e mi ha raccomandato di andare al vecchio cimitero, da dove le mie istantanee sarebbero risultate formidabili. Strana ragazza: suggerirmi di visitare il cimitero. Beh, aveva ragione. Il cimitero di Ferndale è straordinario, ubicato com'è sulle pendici boscose di un monte che sovrasta il paese. Con le sue tombe, che in buona parte risalgono al XIX° secolo, ha un aspetto alquanto gotico e sinistro, anche se credo che come sempre si tratti di autosuggestione: in realtà, a dispetto di nubi oceaniche bassissime che si spostavano a velocità sorprendente, è un bellissimo spazio verde, una specie di parco.
I morti non parlano e non c'è bisogni di un interprete. Così, la fame non ci passa e ci facciamo un bel frappè in un diner che è vetusto come il resto del paese, mentre due attempate gemelle - probabilmente a loro volta autentiche - passano davanti alla vetrina portando a spasso due cani bearle identici, immagino gemelli pure loro. Ma guai chiedere un frappè. Non saprebbero che diavolo darti. Qui si ordinano solo milkshake.
Ferndale è a poche miglia dalla più grande e famosa Eureka. Un bel nome, non c'è che dire. Che cosa ci abbiano trovato, poi, resta un bel mistero. Comunque, visto che ci siamo trovati a passare di qui, scendiamo per la ripida scalinata che conduce alla spiaggia. Ne vale la pena. Di queste spiagge ampie, solitarie e sferzate dal vento, con i flutti che si frangono, spumeggianti, sulle rocce nere affioranti e l'aria frizzante del Pacifico che ti mette i brividi addosso ne vedremo parecchie, d'ora innanzi. E sarà ogni volta uno spettacolo nuovo ed eccitante. Anche perché le nubi in cielo viaggiano a velocità folle, come posseduto dallo spirito di Eolo. E così si crea spesso uno strano effetto meteorologico: le nubi si confondono con la superficie del mare. È anche per questo che sulla costa dell'Oregon e della California del nord si susseguono fari e fog-horns, cioè sirene che tengono desta l'attenzione delle imbarcazioni che, nei giorni di nebbia, si avvicinano troppo alla costa.
Questa è la Contea di Redwood, la terra delle più alte piante del pianeta, le sequoie. Così attraversiamo il "Redwood National and State Park", uno dei parchi più antichi e famosi degli Stati Uniti che il grande Woody Guthrie celebrò nella sua canzone più storica, "This land is your land": "...from the Redwood Forest, to the Gulf Stream waters, this land was made for you and me..." Queste parole sono più di un inno nazionale, rappresentando lo spirito ancestrale di un paese e di un popolo che si sono fatti dal niente, sull'onda di un sogno e sulle ceneri di pesanti disillusioni e sofferenze patite nei paesi di provenienza dei padri fondatori. E meno male che qualche novello Woody ogni tanto riafferma tali valori. Valori di umiltà, perché i primi coloni vollero mostrare a chi li aveva snobbati o discriminati in madrepatria di che pasta fosse fatto questo nuovo paese. Valori di grandezza, perché grane è la nazione grandi sono gli spazi, per non parlare di sogni e obiettivi.
E grandi, anzi grandissime, sono le piante. E grandi sono spesso gli animali, al punto che quando finalmente qualcuno mi ha fatto vedere degli esemplari di alce - elk deer, come li chiamano qui - sono rimasto molto deluso. Mi aspettavo di vedere l'enorme unguligrado dal caratteristico naso prominente e dalle corna frastagliate e invece, persino a Redwood, ho solo visto l'ennesimo cervo. Ma ecco svelato l'arcano: quello che noi chiamiamo alce qui si chiama moose e abita soprattutto ai confini col Canada. Ma noi ci accontentiamo, anche perché a Crescent City, uno degli ultimi centri della California, scorgo un avvoltoio, uccello enorme e certo più elegante in volo che visto da vicino. Ma Crescent City un che di sinistro ce l'ha. Ogni pubblico esercizio porta nel nome un riferimento più o meno diretto allo Tsunami. "Pub dello Tsunami", "Panificio Tsunami", "Pasticceria Tsunami" e via dicendo. Sembrerebbe una cosa di pessimo gusto se non fosse che, negli anni '50, un'onda anomala spazzò via del tutto la vecchia città. Ora, oltre ai nomi degli esercizi commerciali, per un vasto tratto di costa compariranno segnalazioni stradali indicanti il fatto che questa è una zona pronta a essere evacuata in caso di allarme Tsunami. Resta il pessimo gusto.
Fortuna che diverse cose rendono l'atmosfera meno opprimente. Tanto per cominciare, l'ossessionante riferimento agli orsi che, sfortunatamente, non ho avutoli piacerei incontrare, e poi la presenza dei pellicani, che sono davvero dei simpatici pennuti. Un'altra cosa gradevole, ancorché ripetitiva, è l'artigianato locale che sfrutta il legno di riporto che l'oceano deposita sulla spiaggia. Si tratta di legno talmente levigato e lavato dalla salsedine da essere quasi del tutto stinto. Viene scolpito e se ne ottengono varie statue, solitamente a forma d'orso, di aquila e di totem. L'originalità non è forse di casa ma questo è puro folklore.
Il vento dell'oceano, invece, è una costante meteorologica a cui l'uomo non ha potuto far altro che adattarsi. È frizzante, a volte persino gelido. Evidentemente, non è un deterrente sufficiente per una mamma cervo con i due cuccioli che si avventurano a una ventina di metri dalla nostra camera dell'albergo, il cui retro si affaccia sulla spiaggia di Gold Beach, quasi una avamposto dell'Oregon. Poco lontano, la luce del faro di Capo Blanco è un'utile segnalazione per le imbarcazioni di passaggio. Costruito nella seconda metà del secolo XIX°, nel 1992 un gruppo di adolescenti annoiati e probabilmente un po' su di giri, ha pensato di movimentare la propria serata fracassandone la preziosissima lente: colti sul fatto, i ragazzini hanno dovuto porre rimedio al danno e così le rispettive famiglie sono state costrette a sborsare una palata di dollari perché una copia delle lenti, costruite a Parigi, venisse appositamente fabbricata per rimpiazzare quelle andate in briciole. Gioventù bruciata? La vista che si gode dalla torretta del faro è spettacolare. Si vede persino Bandon By The Sea, grazioso borgo di pescatori, dove decidiamo di fare tappa. Ma io non ho voglia di pesce e così mi mangio una cheescake alle mandorle e amarene che metterebbe a dura prova gli ingranaggi di una idrovora. Siamo di passaggio e siamo costretti a fermarci al Wal-Mart di Coos Bay. Wal-Mart è la più grande catena di supermercati della grande distribuzione americana, accusata da molti di operare una concorrenza sleale e da altri di fornire un cattivo esempio, disponendo di un reparto "armi da fuoco". Sono curioso di vedere se quello che ci ha fatto vedere Michael Moore - che peraltro non mi è particolarmente simpatico - nel suo "Bowling a Colombine" corrisponde al vero. Purtroppo sì. O meglio, purtroppo le armi le vendono sul serio ma io avrei voluto trovare un M16 nella bacheca dei fucili e invece mi sono dovuto accontentare di qualche fucile a pompa e di qualche carabina di precisione. Ho però il sospetto che una persona con i requisiti giusti - leggasi soldi e fedina penale pulita - possa farne richiesta e ottenerlo in tempi rapidissimi. Magari ne hanno uno persino nel magazzino. In compenso, ho trovato un sacco di materiale per giocare alla "guerra simulata". Qui la chiamano soft-air e, ora che ci penso, la chiamano soft-air anche da noi. Un bel parolone americano che però più o meno vuol dire aria compressa. Però, se uno dei proiettili di plastica che si sparano con armi in tutto e per tutto simili agli originali da guerra ti finisce in un occhio sono dolori! Ci giocavano anche dei miei amici quando erano più giovani. Solo che quando erano più giovani e ci giocavano, avevano già 35 anni!
Oggi è decisamente una giornata poco fortunata. Da Wal-Mart comperiamo una carta telefonica e ci accorgiamo, non prima di averne grattato il codice segreto, che abbiamo fatto un acquisto inutile: la carta non è buona per telefonare ma solo per essere chiamati a un numero fisso. Possiamo dunque gettarla e con essa gettare anche i dieci dollari che ci è costata, visto che ci sarebbe dovuta servire per chiamare l'Italia. E pensare che di mestiere faccio il traduttore e l'interprete dall'inglese. Se solo sapessi leggere...
Ma qualcosa di buon, al termine di una giornata storta, resta. Almeno ho finalmente visitato un punto vendita della catena Wal-Mart e ho messo un'altra piccola tessera nel mio personale mosaico americano. Poca roba, in verità. Però, ho scoperto che questo Wal-Mart deve la propria fortuna soprattutto a un'aggressiva politica di prezzi. Il suo slogan è qualcosa come "Nessuno ha prezzi bassi come Wal-Mart." Posso aggiungere che si tratta di ipermercati stupendamente organizzati. Vi si trova davvero di tutto. Chiedete a Michael Moore, se non ci credete. Sembra che in effetti i prezzi siano quasi imbattibili ma che ci sia, comunque, una serie di pesanti effetti collaterali. Non a caso, in tutto il paese stanno montando le campagne anti-Wal-Mart. Prima di tutto, per poter permettersi prezzi così bassi, la catena ha adottato una politica salariale non altrettanto generosa nei confronti del proprio personale e dunque offre salari quasi da fame ai dipendenti che, anche grazie a un sistema che non prevede nessuna forma statale di assistenza sanitaria, pensionistica e assicurativa, si trovano in gravissima difficoltà. Inoltre, il gigantismo della sua organizzazione e la sua aggressività sul mercato hanno fatto piazza pulita di moltissimi concorrenti, sbarazzandosene in maniera non propriamente leale e schivando sapientemente le severe leggi anti-trust. E così ora la battaglia anti-Wal-Mart ha assunto proporzioni nazionali. Non so fino a che punto il mastodonte della grande distribuzione se ne stia preoccupando, visto che secondo alcuni la pubblicità, per quanto negativa, è sempre pubblicità, però qualche segnale non molto confortante c'è. Non a caso, lo slogan del sito anti-Wal-Mart è: "Wal-Mart: prezzi bassi, ma a qual prezzo?"

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  Gomme a terra, fish and chips e hot fudge sundae
  Pavarotti, Buonaccorti e figli dei fiori


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ultimo aggiornamento 27/12/2016