H O M E P A G E

Righe gialle

Mi piacciono le righe gialle e in America la segnaletica orizzontale delle strade è quasi sempre di questo colore. È da sottigliezze come questa che si capisce di che pasta è fatta una nazione, verrebbe da dire. Sapevo che questo paese mi sarebbe piaciuto. Come si fa a non voler bene a un popolo che quando ordini una Coca-Cola col ghiaccio e senza limone non te ne porta una senza ghiaccio e con la dannatissima fettina gialla dentro? Qui il ghiaccio è un innegabile segno di rispetto e accoglienza e, sebbene non manchi mai, è un bene costoso. Te ne vendono dei pacchi enormi nelle stazioni di servizio e nei supermercati, al punto che ho pensato che esistano ancora le ghiacciaie e che i frigoriferi siano un bene quasi futurista. Macché. Il ghiaccio è un vezzo, una delle massime espressioni della decadenza occidentale, secondo le voci più critiche. Pertanto, sapere che il solerte barista di turno mi ha messo una generosa razione di cubetti nel bicchiere, - e anche qui gli americani insegnano, visto che si tratta veramente di blocchetti di forma squadrata e non di palline o cuoricini - incurante del fatto che alla fine del mese si priverà di una somma consistente, visto che una confezione di maxi di ghiaccio è in vendita, mi spezza il cuore.
Ma la generosità di questa gente si manifesta in molti altri modi. "Adotta una strada" è lo slogan più toccante. Ora, adotta un bambino povero dell'Africa o un infante senza famiglia di un quartiere degradato di una metropoli americana oppure un cagnetto abbandonato e chiuso nella gabbia di un lercio canile pubblico l'avevo sentita, ma una strada! Strani e generosi questi americani. Adottare una strada significa prestare servizio volontario e, naturalmente, non pagato, per ripulire quella stessa arteria dai rifiuti lasciati in giro da qualche cittadino meno disciplinato e meritevole.
Generosi e strani gli americani, dicevo. Mentre mi dirigevo da Chicago alla città universitaria di Champagne, casa madre dei "Fighting Illini", uno dei gruppi sportivi più noti nel mondo accademico americano, mi è capitato di imbattermi in un segnale davvero singolare, accanto a un innocente campo di granturco: "Le armi da fuoco non sono né buone né cattive. È come la gente ne fa uso che le rende tali. Le armi da fuoco salvano la vita." Beh, dietro questo slogan ci deve essere lo zampino della famigerata A.R.A. (American Rifle Association), l'associazione per la diffusione delle armi da fuoco e per la tutela del diritto all'autodifesa, associazione capitanata dall'immarcescibile Charlton Heston, uomo a cui pare che il morbo d'Alzheimer non abbia pregiudicato la mira. Così dice lui, quanto meno. Io, per precauzione, non accetterei di farlo arrabbiare e di metterlo alla prova. Gli slogan piacciono molto da queste parti. Il nostro premier deve aver tratto ispirazione da qui. Visto che le armi non sono di per sé pericolose, almeno a giudicare da questo visibilissimo cartello, meglio concentrarsi sulla strada, che di vittime ogni anno ne miete molte più di fucili e pistole insieme. Ancora una volta, dove non è sufficiente l'impegno dello stato, ci pensa l'iniziativa privata che, in America, è sempre attivissima. Potere della comunicazione! Un enorme autotreno - enorme come lo è qualsiasi cosa da questa parte dell'oceano - ci regala una pillola di saggezza: "Il paradiso può attendere. Guidate con prudenza." Niente da dire, uno slogan bello e disinteressato, considerato che l'autotreno in questione trasporta bare! Ma qui sacro e profano, morte e vita si mischiano con disinvoltura. Il nostro simpatico amico che ha accettato di venirci a prendere all'aeroporto di Chicago O'Hare, un ex-poliziotto che ha visto la luce e si è "riconvertito" alla vera fede in Cristo - pare che sia una scelta di gran moda in tutti gli strati della popolazione, per lo meno nel cristianissimo Midwest, terra di campi di mais a perdita d'occhio e di congregazioni episcopali a perdita di fedeli - ci indica una anonima costruzione in legno con tanto di porticato. "Un tempo era una chiesa," dice. "Ora invece è un'agenzia di pompe funebri." Direttamente dal produttore al consumatore, verrebbe da dire.
Una stazione radiofonica locale irradia le note confortevoli di una vecchia ballata Country. Quanto mai appropriata in questa terra piatta e semplice. "Snakes crawl at night" (ndt. Le serpi strisciano di notte) mi ricorda che questa è anche la terra dei conflitti razziali, anche se l'area di Chicago è multietnica, con una buona fetta di afroamericani ma, soprattutto, di ispanici. I rednecks, prototipo dei contadini retrogradi e segregazionisti dell'America tradizionale e rurale, non mancano da queste parti. Chissà se anche loro stanno godendosi questa canzone interpretata dalla voce suadente di Charley Pride? Già, sempre che non scoprano che Charley Pride, riconosciuta star del Country, ha la pelle un tantino più scura della maggior parte degli altri cantanti di Nashville e dintorni. Dalla voce non si direbbe, ma le foto lo classificherebbero nell'universo della black music. Su questo non ci sono dubbi. Benedetta sia la radio, con i sogni e gli inganni che si porta ancora appresso.

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  Rocce rosse e oche moleste


V i a g g i | K u r d i s t a n | F o t o I t a l i a | P r o v e r b i | R a c c o n t i
C i n e m a & v i a g g i | L i n k s | F i d e n z a & S a l s o | P o e s i e v i a g g i a n t i
B a n c o n o t e | M u r a l e s & G r a f f i t i | L i b r i O n l i n e | P r e s e n t a z i o n e
H O M E P A G E

English HomePage

scrivi


Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons
1998 - 2017 Marco Cavallini


ultimo aggiornamento 07/11/2016