H O M E P A G E

Rocce rosse e oche moleste

Fortuna che hanno inventato le macchine digitali, perché altrimenti avremmo speso un capitale a forza di scattare fotografie senza senso. I posti che abbiamo visitato in questi giorni sono fra i più straordinari che la natura - anche se da queste parti giurano si tratti dell'opera del Signore - abbia mai creato. Di foto ne abbiamo scattate diverse centinaia. Anzi, ne ho scattate. E la cosa è davvero sorprendente, considerato che ho sempre detestato fare fotografie e, ancor più, imbattermi nel minuzioso, pedante, spaccapalle dilettante allo sbaraglio con attitudine giapponese e boria italica. A chi non è mai capitato di finire casualmente nell'obiettivo del seccatissimo turista dallo scatto facile e di subirne gli intollerabili rimbrotti? Ma ora ci sono le macchine digitali e fare fotografie è davvero un gioco da ragazzi, quasi un trastullo adolescenziale.
Per prima cosa, Red Rocks, uno straordinario anfiteatro ricavato nella roccia rossa, a pochi chilometri da Denver, Colorado. Pare che Franklin Delano Roosevelt per risollevare la zoppicante economia americana negli anni '30 abbia fatto commissionare dal governo federale una serie di opere pubbliche che dessero lavoro a chi, altrimenti, non avrebbe saputo come sfamare se stesso e la propria famiglia. Il famoso "New Deal". Red Rocks è una di quelle opere. Un teatro all'aperto che ospita i concerti dei nomi più grandi delle scene mondiali. Chi non ci ha mai suonato? Io, mi verrebbe da dire. Ma siccome io non conto, nel senso che ancora non faccio parte dell'olimpo della musica internazionale, la domanda, retorica fin che si vuole, resta appropriata. Chi non ci ha mai suonato? Qualcuno ricorderà "Live at Red Rocks" degli U2, oppure i dischi dal vivo di gente come Rickie Lee Jones e la Dave Matthews Band. Come in ogni anfiteatro che si rispetti, il palco è posto nella buca, ovvero nel punto più basso. siccome anche il sottoscritto, come avrete immaginato, si diletta di musica, ho pensato di tirare fuori la mia chitarra, una Gibson degli anni '50, un vero cimelio, e di suonare due note su quel palco prestigioso. Potrò raccontare anch'io di averlo calcato trionfalmente. Fortuna che era tardo pomeriggio e che il cielo minacciava pioggia, perché la figura da imbecille mitomane avrebbe potuto fare il giro del mondo. Infatti, c'era al massimo una ventina di persone. Peccato che uno dei miei compagni d'avventura, che proprio a Denver risiede da molti anni, si fosse portato appresso telecamera e treppiede e avesse insistito di riprendere un video vero e proprio. Così, quel manipolo di turisti, senza pensare che ci fosse una vera rockstar sul palco, deve aver immaginato che magari un bravo musicista stesse per regalare loro una bella esibizione. E così non mi sono potuto esimere. La tentazione è stata come sempre troppo forte. L'indice di gradimento elevatissimo è stato testé dimostrato dall'entusiasmo incontenibile con cui un gruppetto di ragazzini ha salutato il termine della mia esibizione, scalzandomi dal palco subito dopo la conclusione del primo e unico pezzo. Neanche il tempo e, soprattutto, la possibilità di un bis. Me ne sono andato giustamente scornato. Fortuna che gli americani hanno un gran senso dell'umorismo, ancorché molto spesso involontario. Così, mi è tornato il buonumore.
La prima scritta spassosa che abbia colto la mia attenzione è stata quella che è comparsa su un grosso cartellone pubblicitario lungo la strada. "Compriamo case brutte." E perché mai, mi domando. Strabilianti queste agenzie immobiliari. Pensavo fossero una delle categorie professionali più infingarde. Dovrò ricredermi. Se comperano delle case in cattive condizioni, significa che forse quelle più eleganti le venderanno ai meno abbienti a prezzi popolari.
Ma era destino che il mio buonumore avesse una nuova forte impennata. Un altro cartellone stradale segnalava un passaggio di oche selvatiche. "Se le oche vi danno noia, chiamateci e ci penseremo noi." Oche moleste. Questa dovevo ancora sentirla. Ma pare proprio che, se questi simpatici pennuti, che sono in volo migratorio, decidono di fare una sosta da qualche parte e trovano il posto di loro gradimento, vi si stanzino per non andarsene più, con i conseguenti ben noti problemi igienici. Pensate ad alcune migliaia di oche che digeriscano il cibo tutte insieme e che lascino i loro antipatici depositi organici in giro, sempre tutte insieme. E poi che non si venga a dire che gli U.S.A. non sono più il paese delle opportunità.

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  Un mitra nel carrello della spesa
  Righe gialle


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ultimo aggiornamento 07/11/2016