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Il mito delle Ande

Fin da piccolo ho sempre pensato alle Ande come uno di quei luoghi "mitici" in cui la mia fantasia di bambino finiva per viaggiare pur avendone una conoscenza approssimativa. Non so esattamente il motivo per cui le Ande hanno suscitato in me un fascino particolare ma penso sia stato un po' per quegli animali strani e simpatici nello stesso tempo che vi si trovavano ed un po' per quelle vette altissime che venivano sempre rappresentate incappucciate di neve.

Gli anni sono passati e per mia fortuna molti dei luoghi mitizzati da ragazzo sono riuscito a visitarli. Tra quelli che ancora mi rimanevano c'erano appunto le Ande e nello scorso mese di agosto 2001 ho provveduto a colmare questa lacuna. Certo, da adulti ci si va documentati, dopo aver letto articoli e guide specializzate, dopo aver cercato notizie dagli amici e dai conoscenti per cui, a grandi linee, si è gi£agrave; preparati ai luoghi che si vanno a visitare. Credevo fosse così ma non avevo considerato la grandezza di Sua Maestà la Natura!

Stare sulle Ande significa essere costantemente abbracciati da paesaggi selvaggi di una bellezza sconvolgente. Anche se me ne avevano parlato ed anche se avevo visto parecchie immagini, essere immersi in quella magnificenza mi ha tolto letteralmente il respiro (o forse era l'altitudine?). Ho provato emozioni francamente difficili da raccontare quando in mezzo a tanta bellezza ho ascoltato il dolce rumore della Natura che tradotto significa il silenzio più assoluto condito solo dal suono del vento. Anche se ero consapevole di essere in piedi, sulla terra, ho avuto pił volte la netta sensazione di volare, di essere io stesso parte di quel mondo meraviglioso e in quelle circostanze sentivo crescere dentro di me una piacevole sensazione di gioia mista a commozione.

Il mio viaggio andino prevede, provenendo dal Perù, l'attraversamento della Bolivia partendo dal lago Titicaca fino ad entrare in Cile in prossimità del confine con l'Argentina e la successiva permanenza in quota sulla cordigliera cilena per alcuni giorni.
A La Paz prendo possesso del fuoristrada che utilizzerò in Bolivia e faccio conoscenza con la guida che ha il compito di accompagnarmi. Ho la fortuna di essere a La Paz, la capitale della Bolivia, in occasione di una ricorrenza nazionale. E' una di quelle circostanze in cui i locali sfoggiano tipici e coloratissimi costumi e, dimenticando i problemi quotidiani, si danno alla pazza gioia per giorni interi. Il divertimento è d'obbligo anche per me poichè mi aspettano giornate intense in quota con temperature molto rigide che di notte arrivano facilmente a toccare i -15 ed anche i -20. Bisogna ricordare che, oltre che essere quasi sempre oltre i 4 mila metri, si è anche nella stagione invernale. Lasciata la capitale e dopo due giorni di viaggio in fuoristrada arrivo alla prima grande meraviglia offertami dalla Bolivia: il Salar di Uyuni.

Non si tratta solo del più grande lago salato del mondo ma anche un luogo dal fascino indescrivibile, unico nel suo genere. Un'enorme distesa bianchissima che riflette la luce a tal punto da sembrare essa stessa una fonte luminosa. Ma la vera sorpresa sono le isole che emergono in questo mare di sale. Colline di terra e roccia ricoperte di cactus, protesi verso il cielo come anime dannate, sono uno spettacolo che non ha eguali. La sera poi, con un cielo sgombro di nubi e l'aria priva di umidità, come potrebbe essere il tramonto? Provate ad immaginarlo!!
E per dormire cosa c'è di meglio di un albergo di sale? Con le pareti di sale, il pavimento di sale, i tavoli di sale ed anche i letti. Da quelle parti è la materia prima più economica... Sarebbe tutto straordinario se non fosse per un freddo intensissimo che in effetti fa sembrare il sale come se fosse neve e ghiaccio ed i turisti come se fossero esploratori polari.

Dopo ancora un giorno di trasferimento ecco un'altra meraviglia: 5 lagune, una appresso all'altra, sopra i 4.000 metri che sembrano sottratte al Paradiso! Credo che ciascuno di noi abbia sognato almeno una volta nella vita un posto come questo dove non c'è alcuna traccia di civiltà ma la Natura allo stato puro. Personalmente ho avuto la sensazione di fare un viaggio nel tempo quando ho considerato che quei luoghi 10, 50 o 100.000 anni fa erano esattamente come io li stavo vedendo in quel momento. Tra l'altro la presenza pacifica e serafica di gruppi di fenicotteri rosa nella laguna non faceva che esaltare un quadro di per sè già straordinario.

Dopo un altro pernottamento "gelido", all'alba ecco ancora uno spettacolo indimenticabile. A quota 4.500 circa un campo di geiser con fenomeni vulcanici quali fanghi ribollenti, getti d'acqua, emissioni di fumi sibilanti ed in questa magica atmosfera i raggi del sole nascente come spade taglienti a creare strabilianti effetti di luce. Proseguendo verso il confine con il Cile incontro l'ultima "perla" offertami dalla Bolivia: il vulcano Llicancabur con, incastonato ai suoi piedi, un gioiello color smeraldo quale è la Laguna Verde. Tutt'intorno le vette andine innevate rendono lo spettacolo ancora più straordinario. Ad osservare questo incanto c'è da chiedersi se è tutto vero oppure se è solo una grande scenografia cinematografica.

Entrato in Cile dopo aver cambiato il fuoristrada e la guida, mi aspettano altri spendidi scenari. Il primo di questi è rappresentato dal deserto di Atacama che sembra sia uno dei posti più aridi del mondo se non addirittura il più arido. Non piove mai per anni ed anni e ciò è dovuto alla presenza della cordigliera che trattiene le nuvole presso le proprie vette. Si tratta di un deserto fatto di rocce, di distese pietrose, di aree salate e brulle il tutto sempre avvolto nell'immancabile cornice di montagne innevate. La bellezza di queste montagne è data dal fatto che sono quasi tutti vulcani, molti dei quali attivi e fumanti, con la loro caratteristica forma a cono. Anche da queste parti ho la possibilità di ammirare geiser che ho scoperto essere la mia passione per via degli effetti creati dal vapore in combinazione con il sole.

Sono rimasto nel nord del Cile per più di una settimana riuscendo a vivere mille emozioni differenti ma due tra queste hanno lasciato una traccia profonda. Indimenticabile la giornata di trasferimento per raggiungere il salar di Surire attraverso profondi valloni, costeggiando curiose formazioni rocciose, percorrendo sentieri tortuosi ai bordi di bellissimi torrenti, attraversando paesini di incredibile bellezza il tutto condito ogni tanto da piccoli gruppi di vigogne o di lama. Se a tutto ciò si aggiunge il passaggio notturno di un passo a quasi 5.000 metri di quota con una tempesta di neve in corso, si capisce perchè si sia trattato di un giorno memorabile. Passata la notte in un rifugio, al mattino c'è stato il premio a tanto sacrificio ovvero la visione completa del lago salato di Surire, dominato da una vetta incantevole.
L'ultima emozione che mi hanno prodotto le Ande cilene è stato il parco Parinacota, come al solito con splendide lagune, dominato dal vulcano omonimo. Mi rendo conto d'aver esaurito tutti gli aggettivi per descrivere questo luogo ma per finire il viaggio in bellezza e lasciare un ricordo indelebile di questo viaggio direi che non c'era un posto migliore.

Il bambino sognatore ha trovato quello che cercava, ha tramutato il mito in realtà.

Dino Binelli

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ultimo aggiornamento 25/12/2016