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Cile: negli occhi e nel cuore

Il Cile è un paese così sottile che il vento lo attraversa senza accorgersene, con un unico sguardo si può vedere l'onda oceanica che si frange quasi sulla cordigliera de los Andes.E' un paese bellissimo per la sua natura incontaminata e selvaggia ma anche tristissimo per quel lungo cammino che deve ancora percorrere verso la ricerca della verità e giustizia . Sono questi i sentimenti che mi rimangono nel cuore e prevale la tristezza.

Già prima di arrivare in Cile, lo conoscevo attraverso le parole di una mia carissima amica cilena, Gina , che ha vissuto la parte più esaltante e poi più infame della storia del suo paese: Unidad Popular e il golpe. In qualsiasi luogo andassi, da Atacama a Chiloè, avevo sempre l'impressione di ripercorrere una strada già percorsa da qualche madre, qualche sposa alla ricerca del proprio caro desaparecido: " donde estan" .. pochi cileni fanno ancora questa richiesta, fondamentale per uno "stato di diritto". Ho sentito queste parole dagli attivisti per i Diritti Umani, dai familiari dei desaparecidos, da alcuni componenti la società civile, gli altri forse hanno ancora paura, oppure non hanno fiducia della "democrazia protetta" , o ancora sono favorevoli a dimenticare ,c'è anche chi, e purtroppo sono tanti, sostiene che la dittatura non era poi così male "Por algo serà", ovvero "qualcosa avranno commesso" quelle migliaia di donne e uomini scomparsi in fondo al mare ... certo, qualcosa hanno fatto ... hanno sognato di vivere in una società giusta ed hanno osato far diventare realtà questo sogno. Sono passati 14 anni dal ritorno formale alla democrazia parlamentare, eppure parte della società cilena chiede ancora giustizia , fino ad ora non si sono ancora fatti i conti con un passato che ha sconvolto la vita del paese, quando ci sarà giustizia per i desaparecidos, per chi è stato ammazzato senza accuse né processi, per i morti del plan condor, per quelli della carovana della morte, per gli esuli, per i torturati. Per il momento i militari sono ancora troppo forti, lo dimostra l'altalenante demenza del loro jefe pinochet e le menzogne che osano raccontare alla "mesa del dialogo" sulla sorte dei desaparecidos.

Il deserto di Atacama è stata la prima meta; è un luogo mistico e magico: nella notte dei tempi era un fondale marino, innalzato poi con violenza per migliaia di metri, si è trasformato in un salar circondato da vulcani, catene montuose erose dal vento, lagune dove i fenicotteri rosa vivono e nidificano, bofedales dove lama, vigogne, alpaca pascolano indisturbati. In questi territori estremi sorse la civiltà degli atacame-nos, iniziarono a coltivare mais e patate ad ammaestrare i camelidi a costruire villaggi, come Tulor. Successivamente gli Incas introdussero sofisticate tecniche di tessitura, di costruzioni civili, quali ponti e strade. Nel 1536 arrivarono i conquistatori spagnoli , gli indios divennero schiavi e ad Inti e Pachamama si sostituì il Dio degli europei adorato nelle bianche e tozze chiesette presenti in ogni villaggio. Lo sfruttamento delle persone e delle risorse di Atacama non è ancora finito: il salnitro, il rame ed infine il litio hanno perpetrato quel saccheggio, ad opera di multinazionali estere, che ha contribuito ad aumentare la povertà di queste popolazioni già prive di tutto.
"L'infame storia dell'infamia" , come la chiama Sepulveda, ha qui il suo inizio: la nazionalizzazione delle miniere di rame, grande ricchezza cilena, è stato il pretesto degli Usa per finanziare e fornire ogni tipo di supporto al golpe dell'11 settembre 73. Sotto la coltre salina di Atacama non si trovano solo reperti storici ben conservati per la mancanza di umidità e la presenza del sale, ci sono anche i corpi dei desaparecidos. Una bella mostra fotografica di Amnesty Chile mostra le donne atacamenas che vagano per questo paesaggio lunare, immobile e silenzioso alla ricerca di un indizio, un segno della presenza dei loro cari scomparsi, si intitola "i fiori del deserto". Non lontano c'è anche il carcere di Pisagua, tristemente famoso per essere stato una delle prime tappe della carovana della morte, che aveva come scopo seminare il terrore tra la popolazione e gli ufficiali dell'esercito con "tendenze costituzionaliste", fu un modo per assicurare alla dittatura dominante un paese dominato dal terrore.

La bellezza maestosa dei vulcani, dei geysers che all'alba emettono nubi di vapore alte fino a 6 metri, la pace degli ampi spazi costellati di verdi llaretas e dei minuscoli villaggi, che sembrano tanti presepi non riescono a farmi dimenticare "l'infame storia dell'infamia". Vedo anche il risultato della "sperimentazione neoliberista" iniziata dai Chicago boys durante il golpe e mai terminata: il 40% delle riserve mondiali di litio si trova al salar de Atacama, gli indios cileni, infreddoliti ed imbacuccati in ponchos consunti e sfilacciati raccolgono e mettono sui camion questo minerale prezioso per la fabbricazione delle pile e per le telefonia, inutile dire che la proprietà è di multinazionali europee.

Dopo la bellezza selvaggia del "norte", sperimento quella più rilassante del "sur" : Puerto Montt mi sembra una città tedesca, con le case di legno, i tetti spioventi, le mucche al pascolo. I laghi, con l'immancabile vulcano di sfondo, le cascate, i parchi, l'acquacoltura di "mariscos " e salmoni sono l'inizio della Patagonia; si percorre una strada fino a dove finisce e si entra nell'immaginario del "mondo alla fine del mondo". Non lontano da qui c'era e ancora c'è un luogo "colonia dignidad" (ora si chiama colonia baviera), rifugio di ex nazisti fuggiti dalla Germania. Durante il golpe era una casa di tortura, ora è un luogo di sfruttamento di mano d'opera indigena, anche infantile. Nonostante 20 anni di denunce di ONG che si occupano di Diritti Umani, nessun procedimento giudiziario ha fermato questo capitolo dell'"infame storia dell'infamia.
Dal porto di Puerto Montt, Angelmò si parte in traghetto per l'Isla Grande di Chiloè, uno dei più preziosi gioielli naturali del Cile, coperta da una fitta foresta e studiata da Charles Darwin. E' una terra di nebbie, che nascondono le alte cime dei vulcani e ... forse anche la mitica nave fantasma Caleuche popolata di streghe e folletti. A Chiloè ho incontrato gli amici di Francisco Coloane, narratore di viaggi ed avventure, di baleniere, di popolazioni autoctone. Nella piccola casa di Quemchi incontro Teolinda, Norma e tutta la sua famiglia, lì don Pancho scrisse "Il cammino della balena" ispirandosi alla sua vita avventurosa e a 2 rocce che si innalzano dal mare e si possono vedere dalla finestra di casa, che sembrano proprio una balena.

Di Coloane mi parlano anche a Santiago, ultima tappa del mio viaggio, il suo impegno a favore dei familiari dei desaparecidos commuove ancora Viviana Diaz, la presidente di questa associazione , che è memoria per tutti quelli che amano la giustizia. La capitale del Cile, incastonata tra alte vette andine, è il luogo simbolo dell'"infame storia dell'infamia". Appena arrivata vado all'Estadio Victor Jara, ci sono le prove per il concerto degli Inti Illimani e dei Quillapoyun, mi faccio accompagnare nei sotterranei, dove Victor scrisse la sua ultima poesia prima di essere selvaggiamente ucciso dai suoi aguzzini. Incontro i responsabili di Amnesty, a loro chiedo notizie del recente ritrovamento di conti miliardari intestati a pinochet nella Riggs Bank. Con tristezza paragonano questa vicenda a quella di Al Capone, che fu processato non per gli omicidi compiuti, ma per evasione fiscale ... se così fosse anche per il vecchio macellaio cileno, sarebbe veramente triste!!!
Un'altra tappa è al Cementerio General, mi soffermo commossa davanti alla tomba di Victor Jara, Violeta Parra, al Muro della Memoria, dove sono incisi i nomi di donne e uomini uccisi o scomparsi durante il golpe, per gli uccisi c'è la data di morte, per gli altri manca. Questo muro fu eretto nel 1994, allora si lasciò un ampio spazio per l'aggiunta di altri noni, ora quello spazio è tutto occupato. L'ultima visita è per il Companero Presidente, Salvador Allende, poi ritorno all'albergo, che è vicinissimo alla Moneda. Le cui vie adiacenti sono piene di persone della borghesia bene, lo si vede da cosa indossano, da cosa leggono; ma se si guarda meglio e si aspetta la tarda serata, in quelle stesse strade si vedono molte persone che frugano nei cassonetti delle immondizie, che sono alla ricerca di qualche cartone per rendere meno gelida la lunga notte invernale.
La società civile cilena chiede verità e giustizia, diritti fondamentali, ma altrettanto vuole una vita degna per tutte e tutti.

L'ultimo e il più importante luogo che conclude il mio viaggio è Villa Grimaldi, ora parco per la pace. Fu il centro di detenzione, di tortura e di sterminio più importante della dina, la polizia segreta di pinochet, da qui passarono più di 4500 persone per essere torturate, annientate nel corpo e nello spirito. La casa di tortura di Villa Grimaldi fu distrutta, ora c'è un parco, dove stanno crescendo alberi e fiori. Della villa originaria sono rimasti parte delle mura di recinzione e la porta d'entrata, c'è una iscrizione "Queste mura che occultarono la morte e la tortura, ora saranno segni di vita".

"La historia es nuestra y la hacen los pueblos", il popolo siamo noi e la Historia, di cui forse ci rimane da vivere solo la parte finale, cerchiamo almeno di concluderla bene.

PS.: La lettera maiuscola si usa per i nomi propri di persona, non per i carnefici!

Nelly Bocchi

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ultimo aggiornamento 30/10/2017