H O M E P A G E

Riga la perla del Baltico

seconda parte

Quinto giorno
Chiedo a Tatjana (e non ridete pensando alla famosa gag: "Chi è Tatjana???". Qui è un nome molto comune!), che è la più disponibile e carina delle tre ragazze che si alternano alla reception dell'hotel, informazioni per raggiungere il Museo dei Motori. Il suo consiglio è quello di arrivare a piedi alla vicina Brivibas iela e da lì prendere l’autobus Num.21 che ferma a poche centinaia di metri dalla mia meta odierna.
Seguo la sua dritta e, dopo venti minuti, sono sul bus in direzione est al costo di una corsa urbana (0,20 Lat); pure qui è curioso il fatto che anche alla guida della maggior parte dei mezzi pubblici siano essi tram, filobus o autobus, siedano donne a gestire un ruolo da noi tipicamente maschile. La tratta dura più di quindici minuti e, al punto in cui scendo, mi trovo da un lato lo squallido e grigio quartiere in cui sorge il Museo, dall’altro l’inizio della vasta foresta di betulle che confina con la città. Giunto all’interno (ingresso: 1 Lat) mi si presenta una dimensione quasi irreale; la sala in cui sono esposti i veicoli d’epoca è divisa a metà con un mega Body Center e, dalla vetrata che la delimita, si possono notare decine di baldi giovani impegnati a rinforzare i muscoli. Mancava poi solo il cd di Tiziano Ferro come sottofondo musicale a completare questo grottesco quadretto!
Però, a parte tutto, la zona espositiva è veramente di rilievo: vi si possono ammirare la Lincoln kbv12 del 1934 appartenuta a Gorky, la Zis 115 del 1949 sul cui sedile posteriore è adagiata un'improbabile statua di cera raffigurante Stalin, la danneggiata Rolls Royce Silver Shadow del ‘66 con cui l’allora Segretario Generale Breznev ebbe un clamoroso incidente con un autocarro nel 1980 (lui stesso ne era alla guida) e tante altre vetture civili e militari di un periodo compreso tra gli anni ’20 e gli anni ’70. La mia curiosità è infine attratta da alcuni mezzi tedeschi della seconda guerra mondiale ovvero un motocingolato NSU hk101 del ’42, una Volkswagen typ166 anfibia del ’43 ed un sidecar Zundapp su cui è istallata una lucidissima mitragliatrice MG 42. Un’ultima sezione degna di nota è quella dedicata alle targhe automobilistiche lettoni montate su mezzi civili durante le varie occupazioni che culmina con la mitica LV-1 della raggiunta indipendenza.
Torno in città soddisfatto e deciso a ritentare di vederla dall’alto. Visto che l’ascensore di St Peter è ancora chiuso, mi balena l’idea di salire all’ultimo piano del Reval Hotel Latvija (Elizabeth iela N° 55) un moderno grattacielo, non alto come il campanile, ma di cui ci si può accontentare. Riesco così a godermi un meraviglioso panorama a 360° dalle vetrate dello Skyline Lounge, il raffinato bar che ne occupa interamente il ventiseiesimo ed ultimo piano, dove colgo anche l’occasione per concedermi un italicissimo limoncello di Sorrento. All’uscita, guarda caso, acqua a catinelle!
Fradicio ed infreddolito torno al mio alloggio con la speranza che per l’ora di cena l’acquazzone sia cessato, ed accendo un po’ la tv: avete mai provato a vedervi Rambo con il sottofondo originale e non doppiato ma commentato in russo? Beh un vero spasso!! Non me ne perdo un fotogramma, la voce del narratore con tono calmo e pacato ne commenta ogni scena, anche quelle di maggior azione o drammaticità, con la stessa inflessione senza scomporsi di una virgola! Intanto il tempo migliora; ancora dieci minuti di zapping, tanto per intuire che anche qua stanno iniziando a rincitrullire la gente con Reality Show, "Ruote della Fortuna" e quintalate di spot pubblicitari, poi rammento di avere il numero di cellulare di uno dei due ragazzi veneti (ce lo eravamo prudentemente scambiato al momento del nostro primo incontro) ed invio un sms chiedendo se sarebbero stati liberi per la serata. Come no, ci diamo appuntamento al Lido di Tirgonu iela, un altro ristorante lettone simile a Vermanitis come arredamento e qualità dei cibi, anch’esso funzionante con sistema a self service (ottimi gli spiedini di maiale).
Trascorriamo una buona oretta cenando e scambiandoci impressioni e sensazioni su Riga ("xé a capital de la mona!!" sostengono con occhi vispi e luccicanti), quindi partiamo con destinazione Roxy in Kalku iela, un malfamato multilocale frequentatissimo da giovani della zona e non, con sale per tutti i gusti, dal Karaoke alla Lap Dance, dal Chill-Out Lounge alla Techno Hall! Acquistiamo il "Full Ticket" e a questo punto ... beh a questo punto un po’ di privacy penso di essermela meritata, cribbio!! ...per cui appuntamento a domani mattina (o più facilmente pomeriggio)!!

Sesto giorno
Riapro a stento gli occhi quando da poco è passato mezzogiorno con la sensazione che mi sia passato un carroarmato sulla testa (la serata è stata parecchio movimentata)! Mi alzo controvoglia ma preferisco uscire ugualmente in quanto la giornata si presenta stranamente buona.
Uno dei pochi monumenti rimasti in eredità dal periodo sovietico e non successivamente smantellato si trova dall’altra parte del fiume, a circa due chilometri dal centro storico, e li mi dirigo approfittando della camminata per riprendere completamente le facoltà mentali e fisiche. Quando lo raggiungo mi trovo di fronte un’altissima struttura di cemento con cinque stelle rosse sulla sommità, orientate in diverse direzioni. Alla base, sulla destra tre enormi sculture in bronzo di militari russi, e sulla sinistra una slanciata figura femminile (sempre in bronzo) a rappresentare la raggiunta "Communist Liberation"!!? Sotto una scritta eloquente: 1941 - 1945! Anche il vasto parco che lo circonda (Uzvaras Park) è degno di nota ed è curioso osservare come pure i negozi ed i locali pubblici di questa parte della città siano ancora molto essenziali e non così occidentalizzati come nella Vecriga (forse qui passano meno turisti).
Riattraversando l’Akmens Bridge mi soffermo a lungo ad ammirare lo spettacolo offerto dalla Skyline del centro storico per una volta degnamente illuminata dalla luce di un sole convinto e ad osservare i numerosi battelli che solcano le acque scure della Daugava. Arriva un sms: "Appuntamento davanti al Roxy alle 23? Abbiamo anche i biglietti gratis!"
Devo ancora recuperare completamente le forze ma l’idea di passare alcune ore con l’allegra brigata della notte precedente mi alletta (anche un po’ di "sano" divertimento mi mancava da tempo) e rispondo affermativamente. Albergo - doccia - cena, in un piccolo bistrot senza infamia ne lode, caffè e balsamo allo Zeppelin in Skunu iela, l’unico pub dove sono riuscito a bere un caffè decente in un ambiente amichevole e spontaneo ascoltando dell’ottimo Acid-Jazz; tra i tanti anche un cd dei Bossanostra, un gruppo i cui componenti provengono da Parma e Reggio Emilia e quasi sconosciuti anche in Italia. Dopodiché Roxy Club, davanti al quale assisto ad una scena sconvolgente: dopo quasi una settimana di permanenza riesci a distinguere abbastanza bene gli idiomi dei russi e dei lettoni che compongono, quasi al 50%, la popolazione di Riga; e proprio tra due gruppi di giovinastri delle due diverse fazioni si scatena, dopo un diverbio, un’incredibile scazzottata a dimostrare che le tensioni etniche non sono ancora terminate e necessita l’intervento di tre buttafuori del locale per sedare gli animi (ed anche dell’ambulanza a recuperare uno dei contendenti rimasto a terra con il naso rotto ed un occhio gonfio come un airbag)! Passano alcuni minuti poi si ricompone il gruppo della nottata trascorsa; a Roberto e Gianfranco si aggiungono le bionde Nadja, Anna ed Evelyn conosciute la sera precedente. Al Roxy è la solita bolgia; quattro salti in pista, un drink quindi scatta l’idea geniale di Roberto: perchè non proseguire la "festa" nel loro appartamento (affittato per 50 Lat al giorno in Peldu iela nei pressi di St. Peter) con una clamorosa spaghettata? Detto e fatto; considerato che anche le ragazze non potevano chiedere di meglio e che i due veneti si erano premuniti riempiendo la dispensa con vasetti di ragù alla bolognese, la serata si trasferisce e continua chiassosa nel già citato appartamento. Prima di appellarmi nuovamente alla legge sulla privacy, un piccolo accenno sul dirimpettaio (russo) che ad un certo punto irrompe nel soggiorno lamentandosi di non riuscire mai a dormire quando quel locale viene affittato a degli italiani!
Vabbè...farò il "mea culpa" domani ...

Settimo giorno
Relax, Relax e ancora Relax!
Giornata dedicata quasi per intero ad oziare e poltrire dove commetto involontariamente il grave errore di rimandare all’indomani un’uscita a Jurmala sul mar Baltico, a meno di mezz’ora di treno da Riga. Infatti il tempo sarà talmente inclemente durante gli ultimi giorni di permanenza da inibirmi la possibilità di una puntatina in quella località e di poter così immortalare uno dei famosi e romanticissimi Baltic Sunsets! Sarebbe proprio questo l’ultimo momento adatto a questa trasferta ma si sa, col senno di poi ...
Mi muovo solo al crepuscolo ricordandomi di aver notato, durante le mie lunghe passeggiate, un ristorante vietnamita (penso sia l’unico in città). Rammentando quello che è stato il mio ultimo viaggio prima di questa mini-vacanza e curioso di riassaggiare qualche piatto tipico di quelle parti mi ci reco senza indugio. Vi è mai capitato di parlare dei problemi economici di Cuba conversando in spagnolo con una vietnamita di Hanoi, vissuta per anni a l’Avana, sposata con un russo ed attualmente proprietaria nella capitale lettone del ristorante Hanoia di Barona iela N° 93 specializzato in cucina Viet e Tailandese? Ebbene, queste sono secondo me le situazioni più piacevoli ed interessanti a cui si va incontro facendo viaggi non organizzati, dove tutto viene gestito al momento con il gusto della pura casualità. Jen, questo è il suo nome, è una minuta e sorridente signora sulla cinquantina alla quale non manca certo il savoir faire. Dopo un’ottima cena a base di Spring Rolls (involtini primavera), Pho Gà (un’ustionante brodetto con pollo e noodles) e gamberetti fritti con verdure e riso ci intratteniamo, vista la scarsa affluenza di clienti, per un paio d’ore parlando di tutto anche delle elevate spese che dovrebbe sostenere per acquistare un locale in centro (in effetti la posizione del suo ristorante è distante dalle aree di maggior movimento). Quando poi la serata volge al termine coglie l’occasione per offrirmi un bicchiere del classico Snake Wine ovvero il distillato di riso nel quale in Vietnam immergono normalmente cobra o altri rettili, da lei importato in maniera pseudo legale, rinomato per le sue proprietà terapeutiche e come ottimo esaltatore delle mascoline virtù. Ci congediamo quando ormai sono passate le 23 e per lei è giunto il momento di chiudere e andare a riposare.
Mi concedo ancora un’oretta gironzolando per la Vecriga meditando ed accorgendomi che, anche di notte, sarebbe un peccato gettare a terra mozziconi o cartacce da tanto che le strade sono curate e pulite (ogni 20/30 metri sono appesi ai muri posacenere e cestini per i rifiuti).

Ottavo giorno
Come già anticipato, causa maltempo, mi trovo impossibilitato a raggiungere Jurmala. Decido in sostituzione di effettuare una visita al Daba Museum (Museo di Storia Naturale) disposto sui quattro piani di un vecchio edificio al Num.4 di Barona iela, che inizia in una stanza a fianco della cassa (ingresso: 0,60 Lat) con una stupenda rassegna fotografica di panorami lettoni: foreste, fiumi, paludi e pure dei favolosi tramonti sul Baltico, a uno dei quali tanto avrei desiderato assistere direttamente. Proseguo nella sala Geologico/Paleontologica dov’è collocata una grande quantità di fossili recuperati in varie regioni. Trilobiti, nautili, coralli e quant’altro (compreso un enorme pesce, perfettamente conservato, ritrovato a circa 100 chilometri nord-ovest di Riga e risalente a 370 milioni di anni fa), fino a giungere ad inquietanti ossa di arti e zanne di mammuth, teschi di tori ed alci preistorici.
Nella "Zoologjas Ekspozjcija" mi trovo subito dinnanzi gli alunni di una scuola elementare impegnati a ritrarre, a scelta, uno dei tanti animali imbalsamati presenti e provenienti da tutto il mondo (anche le due maestrine che li sorvegliano sarebbero degne di ritratto ma non mi tento a dirlo). Tra i maggiormente rappresentati orsi, scimmie, leoni, tigri, canguri, volatili e roditori di tutte le razze. L’ultima sezione è dedicata ai pesci che popolano la zona del Baltico e i corsi d’acqua circostanti ed a tutti i tipi di legno che si possono ricavare dagli alberi delle foreste lettoni. Terminata la visita al Museo, ed essendo cessata momentaneamente la pioggia, approfitto per una altra capatina al mercato per vederne una parte tralasciata la prima volta ed acquistare alcuni cd contraffatti (2 Lat contro i 7-8 occorrenti per acquistare dischi nei negozi autorizzati) con la speranza che l’incisione non sia scadente. Arriva così anche l’ora di riscaldare e riempire un poco lo stomaco e sono attratto da un bistrot sotterraneo specializzato in zuppe di ogni tipo (pesce, carne, verdure) pubblicizzate all’esterno da un grosso cartellone. In un ambiente alquanto "Dark" riesco a gustare una densa zuppetta di vegetali, speziata, arricchita da sottili strisce di bacon, presentata con una cucchiaiata di panna acida al centro del piatto (fantastica!) ed un mix di formaggi locali che però non mi entusiasmano ... sarà perchè a Parma su quel genere siamo abituati un po’ troppo bene!
Concludo il mio ottavo giorno di permanenza tornando allo Skyline Lounge per ascoltare musica ed ammirare (questa volta in notturna) la città dall’alto. Posso così vedere bene e da vicino anche i nuvoloni gonfi di pioggia che inevitabilmente procurano un sinistro presagio sulla mia ultima possibilità di lasciare Riga alla volta del mar Baltico. "Non fasciamoci la testa prima di essercela rotta" - penso - ma è più scaramanzia che vero e proprio ottimismo.

Nono giorno
Ok, ora posso veramente fasciarmela!! Se il famoso detto "piove governo ladro" avesse fondamento direi che anche la Lettonia, sotto questo aspetto, non ha nulla da invidiare al nostro ben amato Belpaese (però se vogliono entrare nella U.E.!); comunque resta il fatto che sono costretto a trascorrere la mattinata in albergo; fuori è un diluvio! L’intensità della pioggia diminuisce solo verso mezzogiorno e naturalmente, indossato l’indispensabile Kway (ormai è una seconda pelle), esco se non altro per acquistare qualche ricordo di questa mia esperienza.
I "souvenirs" più appetibili sono i gioielli d’ambra (per tutti i gusti e tasche), il vetro soffiato, i costumi tradizionali, le sculture di legno (nelle quali spesso e volentieri sono incastonati frammenti d'ambra), tutto ciò che riguarda la fauna ittica dal salmone affumicato al più pregiato caviale ed ovviamente il Balsamo Nero che viene venduto in accattivanti contenitori di ceramica color marrone scuro. Riempito lo zainetto con alcune di queste chicche, soprattutto Balsamo e caviale, rientro in stanza e mi abbandono in un’interminabile doccia bollente a rigenerare fisico e spirito, considerando che la temperatura esterna non supera gli 8 gradi. Ritengo a questo punto doveroso concludere, a livello culinario, la vacanza in un ristorante specializzato nella cucina del pesce. Il più lettone di tutti è sicuramente Divi Lasi (letteralmente Due Salmoni) in Tirgonu iela Num. 8, di fianco al già menzionato Lido, ma con una scelta molto meno ampia nel buffet. Anche la qualità non mi appaga completamente ma è doveroso menzionare un tenerissimo filetto di salmone appena scottato ed impreziosito da un filo d’olio crudo ed una manciata di semi di sesamo. Veramente buono! Mangiare in questi ristoranti self-services comporta normalmente una spesa che raramente supera i 5 Lat, considerando almeno un’entrèe, un piatto principale (contorno incluso), un dolce ed un boccale di birra indipendentemente si tratti di carne o pesce.
Non è ancora tardissimo, di conseguenza scelgo lo Zeppelin per passare ancora qualche ora in centro città. Sapete qual’è un’altra regola a cui è difficile sfuggire? "Le cose migliori si trovano sempre quando ormai è ora di partire"! Infatti faccio casualmente conoscenza con Ajia, studentessa in sociologia, non bellissima ma decisamente intrigante, con la quale riesco ad intrattenere un’amabilissima conversazione, nonostante lei parli l’inglese molto meglio di me, che tocca vari temi tra cui quello della presenza negli ultimi anni di numerosi e fastidiosi "pappagalli" italiani (spero che non mi abbia catalogato tra quelli) e della sua passione per lo sci, raccontandomi di alcune sue esperienze a Livigno e St. Moritz. Trascorriamo diverso tempo coinvolgendoci sempre più in questa discussione che viene interrotta solo in tarda serata dalle sue amiche tornate a recuperarla. Capisco di non essere stato inserito nella lista degli estemporanei latin-lovers quando mi rinnova un appuntamento nello stesso locale per la sera dopo ... ma per me, purtroppo, i giochi sono chiusi!
E’ il più lento rientro in albergo da quando sono a Riga (anche se il freddo inciterebbe ad aumentare il passo). Allungo appositamente la strada con rammarico, ripercorrendo Elizabeth ed Alberta iela, il quartiere delle ambasciate, con i suoi bei palazzi Jugendstil di fine ottocento (sapete che la maggior parte di quest’area è stata progettata dall’architetto Michail Eisenstein, padre del regista della Corazzata Potemkin?), e la testa torna nuovamente a riempirsi con le impressioni e le suggestioni scaturite da questa realtà. Cammino anche nelle zone che in qualsiasi altra città sarebbero potenzialmente a rischio pervaso da un senso di tranquillità incredibile, rendendomi conto che al peggio puoi assistere a qualche zuffa tra russi e lettoni o incrociarti con qualche innocuo ubriaco intento a smaltire una sbronza.
Penso pure a quanto siano state utili al mio scopo queste giornate anche se per raggiungere tutti i miei obiettivi iniziali sarebbe servito molto più tempo. Quello che però ho decisamente intuito è di aver avuto di fronte, seppur per poco, una città ed i suoi abitanti che si sono ritrovati ad essere per tanti anni, come direbbero Patrizio Roversi e Susy Blady, "comunisti per caso"!!

Domenica 22 settembre Rientro
Nel cielo terso splende alto il sole ...

Giampy 2002


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ultimo aggiornamento 26/12/2016