H O M E P A G E

da "Omo: inferno e paradiso" di Mario Aliberti

Uomini ed animali

L'Africa è senza dubbio il continente nel quale è ancora possibile constatare come possano convivere in perfetto equilibrio tutti gli elementi della natura ed i loro abitanti.
Durante la permanenza ininterrotta di tre settimane nelle regioni tribali del sud dell'Etiopia, ho avuto modo di osservare con un'attenzione particolare, per quanto possibile, la vita delle varie popolazioni, i loro costumi, i loro atteggiamenti. Ho notato che le persone hanno qualcosa di animalesco (nel senso positivo del termine) nello sguardo, nelle movenze, nei comportamenti, nelle reazioni.
Un tempo l'Etiopia era popolata da enormi quantità di animali; ora molti dei grandi mammiferi africani sono ridotti a pochecentinaia di esemplari e taluni, addirittura, sono scomparsi; le popolazioni primitive, tuttavia, conservano i geni dei loro progenitori che con quelle bestie dovevano convivere, condividere i territori e confrontarsi per utilizzarne le risorse.
Queste considerazioni mi vengono in mente quando, nel territorio di Key Afer, ci capita un fatto di per sè normale ma significativo. Guba, la nostra guida del posto, ci accompagna nella campagna circostante, dove si trovano vari insediamenti temporanei di Banna, agricoltori e piccoli allevatori che durante la stagione dei raccolti si spostano dai loro villaggi e vivono per qualche tempo in semplici capanne isolate, costruite per l'occasione. Queste presentano la solita forma a tucul ma non sono affatto curate; la temperatura si mantiene alta anche durante la notte e devono semplicemente proteggere i loro occupanti dal sole e dalla pioggia e così solo il tetto, di paglia, è fatto a regola d'arte. Gli animali, quando non sono al pascolo, sono custoditi in appositi recinti esterni alle capanne che, quindi, sono anche piccole. All'interno le donne cucinano, lessano il mais o il sorgo messi preventivamente ad essiccare all'esterno sull'aia e poi macinati con il sistema dello sfregamento fra due pietre come in uso fra tutte le tribù. Ci è permesso di entrare all'interno di una di queste capanne; la porta, ad arco acuto, non è alta più di un metro e noi per entrare dobbiamo quasi strisciare mentre loro vanno e vengono con estrema disinvoltura.
Sul lato destro dell'ingresso due donne sono intente a cuocere una specie di piadina su pietra arroventata; sul lato opposto, un po' in disparte, una giovane sembra custodire qualcosa avvolto in un panno. C'è anche un uomo vicino a lei (strano, a quest'ora tutti gli uomini sono fuori per il pascolo o la raccolta!), seduto per terra, vigile, con l'immancabile moschetto a portata di mano appoggiato alla parete. Ci guardiamo in giro, anche noi seduti per terra, ascoltiamo le spiegazioni della guida ma sempre con un occhio alla giovane donna che ad un certo momento accosta una testolina al seno: allatta il suo bambino nato solo la mattrina prima, lì, nella capanna. Le nudità di entrambi, la dolcezza degli sguardi della mamma, l'amorevolezza dei gesti riprongono una di quelle scene che si vedono nei documentari naturalistici, quando viene alla luce il piccolo di un mammifero nella savana.
La scena, inconsueta e commovente, nella semioscurità della capanna, sollecita lo scatto di una foto ed istintivamente impugnamo le macchine fotografiche ma incrociamo lo sguardo dell'uomo, il padre del bambino, che senza una mossa e senza scomporsi ci fulmina come per dirci: "non ci provate nemmeno!", ed io colgo nei suoi occhi quelli di un felino che protegge la sua prole.
In seguito ho ripensato alle tante similitudini che si potrebbero fare fra le varie etnie e gli animali africani. Le donne Hamer, slanciate, eleganti nel portamento, suadenti e sfuggenti sembrano impla; i Surma, alti, muscolosi, statuari, potrebbero assimilarsi ai leoni con i quali, fra l'altro, condividono ancora oggi i territori e dai quali debbono difenderele loro mandre. I Mursi potrebbero essere i ghepardi, forti, veloci, apparentemente aggressivi ma solo per difesa; le Karo, eleganti e un po' pienotte assomigliano alle zebre, animali che popolano ancora l'Etiopia.
Certamente sono solo mie impressioni, forse un po' stravaganti, però mi piace pensare a queste specie di sintonia fra l'uomo e gli altri esseri che popolano il territorio in cui vivono, sempre in competizione con loro ma mai in guerra.

Il libro "Omo: inferno e paradiso" non è in vendita. Le libere offerte per l'acquisizione del libro saranno destinate ad interventi per il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini e ragazzi in Etiopia. Per ulteriori copie rivolgersdi all'autore, e-mail : mario.aliberti@tele2.it .

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Itinerario e foto del mio viaggio nel Nord dell'Etiopia.


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1998 - 2017 Marco Cavallini


ultimo aggiornamento 26/12/2016