H O M E P A G E

In aqua veritas (di Davide Boschi)

IL SUBACQUEO PER DEFINIZIONE

Il subacqueo è per definizione il miglior conoscitore del mare…
Ancor più di un buon marinaio, di un pescatore o di qualunque capitano d’imbarcazione, egli ha infatti il privilegio d’incontrare di persona, vedere con i propri occhi, sfiorare con le proprie mani tantissime creature che popolano il sesto continente del nostro pianeta. Il confine di questo continente, che è il più grande, il più importante, la madre di tutti gli altri e della vita stessa, è sottilissimo, quasi impercettibile e al contempo, netto. Sopra al “pelo” delle onde sei fuori, e appena sotto sei dentro, dentro al mare. Nell’immensità del mare.
Il brevetto da sub sembra un cartellino di plastica ma non fatevi ingannare, quella è di fatto la chiave che può aprirvi la porta di un altro mondo, di un’altra vita, e una volta che possedete quella chiave nessuno potrà più sottrarvela, sarà vostra per sempre…
Chi diventa davvero un subacqueo resterà tale finche vivrà.
Non è sempre vero, in molti hanno lasciato le chiavi dimenticate dentro un cassetto o le hanno perse chissà dove (anche in fondo al mare) e può capitare, certo, ma quello che conta è imparare ad usarle e capire cosa c’è al di là di quella porta.
Ma se il subacqueo è il miglior conoscitore del mare, allora io mi domando: perche deve sempre essere quello che dice più cazzate in proposito?
Avete fatto caso?? Ci sono “fior” di istruttori, accompagnatori, gestori di diving e addirittura scrittori che parlando di esseri marini senza pinne, o comunque ancorati al substrato, si ostinano a definirli sistematicamente flora marina…
Migliaia di specie appartenenti agli cnidari, ai poriferi, ai tunicati, beatamente “classificati” come flora marina, e d’altra parte come la chiameresti scusa, una “margherita di mare” o “una patata di mare” o ancora “un limone di mare”?  Va da se che lo stronzo di mare (alias holothuria) faccia parte degli “escrementi marini”!
In seguito all’avvistamento di uno o più dentici è obbligatorio, per un  accompagnatore degno di tale “grado”, parlare di carangidi, quando in realtà il dentice (dentex dentex) altro non è che il più noto rappresentante della famiglia degli sparidi. … e così carangide diventa pure il barracuda, che da 5.000.000 di anni almeno, è uno sfirenide senza alcuna mutazione degna di nota.
Analoga sorte tocca perfino alla cernia (epinephelus guaza), fedele compagna di tante immersioni, che nelle particolareggiate descrizioni dell’esperto al neofita diventa un labride,  (vèh che labbra che c’ha…) pur essendo sempre stata un serranide.
La crisi d’identità più profonda credo comunque l’abbia vissuta, almeno nell’era della subacquea, la “palla verde” alga codiale (codium bursae) che nell 70% dei casi almeno, viene “segnata” all’allievo con il gesto convenzionale di “spugna” (sai, la mano chiusa a pugno che si sfrega sul braccio…).
Prestando molta attenzione, sopra il rumore del motore della barca, si possono sentire anche robe da guinness, quali: il pesce luna è un mammifero perche sta vicino alla superficie, oppure, l’astice è un mollusco perche dentro è molle, le uova dei pesci “creano” il plancton e altro ancora.
Poco tempo fa mi diceva un amico che fa l’istruttore, che a suo parere molti praticano la subacquea allo scopo di “esibire” la propria  attrezzatura, e per quanto sulle prime mi sia sembrata una cosa troppo da idioti per essere attribuita a dei sub, ho dovuto in pochi minuti dubitare che non fosse affatto priva di fondamento.
A ben pensare sono molti i subacquei  che controllano ossessivamente la propria attrezzatura prima dell’immersione, poi controllano la propria attrezzatura, durante l’immersione, e poi controllano la propria attrezzatura, alla fine dell’immersione…
Ma questi qui, sott’acqua, che cazzo ci vanno a fare??? A controllare l’attrezzatura?
Se davvero la loro attenzione è principalmente rivolta all’attrezzatura, l’ipotesi del mio amico, per quanto squallida, non è ahimè da escludere. D’accordo, non ci si può trovare distrattamente in acqua soltanto con la maschera perfettamente sputata (così da vederci benissimo) e con la valvola del gav stracciata come capita a certi cretini… ma da lì al pensare, che “l’ambaradano” che ci portiamo addosso sia  lo scopo ultimo della nostra “attività” ce ne passa,,,  la cosa getta davvero una lugubre ombra di stupidità su tutta la categoria no?
Il “LA” (inteso come intonazione) me lo diede involontariamente un allora giovane amico di S.Giovanni rotondo, esperto cacciatore apneista, nell’ormai lontano 1982. Eravamo in Madagascar durante un mio lungo soggiorno che durò per tre anni, in quel micro continente preso tra il mare del Mozambico e l’oceano Indiano. Da buon subacqueo dell’epoca di Duilio Marcante, Pio, così si chiama tutt’ora, conosceva ben bene le regole che governano l’uso dell’autorespiratore (pur non facendone mai utilizzo) e sapeva altrettanto bene come si fa a stare, noi mammiferi umani, immersi nell’acqua del mare.
Le suore della “maison de la charitè” di Tamatave lo vedevano tornare ogni volta dalle battute di caccia con dei pesci che a fatica riuscivano a cucinare, date le dimensioni che avevano, e in ragione di quelle sfamavano pure la quasi totalità degli “ospiti” che non erano mai pochi.
Pio non mancava di certo in “verbalità” anzi, la formazione classico-liceale conferiva alle sue parole una proprietà di linguaggio e di concetto che divennero proverbiali tra noi italiani sul posto, ma ciò che colpiva di più di questo bel ragazzone era l’efficacia del suo operato. Come dire, fatti, non parole.   (In aqua veritas.)
Io stavo allora nel villaggio di Ampasymajeva, presso la tribù degli Antaimoro, dove di li a poco venne a trasferirsi anche Pio e dove alcuni familiari di un nostro infermiere indigeno ebbero a “consacrarmi” <amato dagli spiriti dell’acqua> a seguito di un fortunosissimo salvataggio dall’annegamento nel fiume, che riuscii a portare a termine a beneficio del giovane infermiere che, preso dalla corrente, non riusciva più a riguadagnare la sponda (non che a danno di qualche famelico coccodrillo che valutò erroneamente l’esito della nostra deriva).
Ho conservato con religioso rispetto e per diversi anni (nonostante l’ossido mi facesse diventare verde la mano) quel torciglio di rame, con il quale mi cinsero il polso la sera del giorno seguente il salvataggio. Poi più niente, per anni.
Si, tutte le volte che entravo nell’acqua, foss’ essa del mare, quanto di un fiume, di un lago o di una piscina, io mi sentivo a mio agio, più comodo, più leggero, più lontano dai problemi di questa vita terrena, così come tutte le volte che ne uscivo avvertivo gli effetti della gravità come un peso incombente (pesavo solo 50kg, non ero ancora obeso).
Quando mi tuffavo in apnea per scendere in profondità era come se lasciassi  indietro a galleggiare sulla superficie tutti i pensieri annosi che sempre mi avevano afflitto, come se questi fossero uno sciame di vespe incazzate che non potevano seguirmi laggiù e tormentarmi, sentivo che stavo lasciando un mondo e stavo per entrare in un altro.
Forse gli Antaimoro [o meglio gli Antaimorona  (lit. coloro che amano/vivono sulla riva del fiume/del mare)] avevano ragione, gli spiriti dell’acqua mi volevano bene, mi volevano vicino.

La “folgorazione sulla via di Damasco” avvenne però molti anni dopo, come spesso più banalmente accade, dopo un viaggio in mar rosso. Sbarcato ad Orio al Serio percorrevo la Milano-Venezia A4
(altro che via di damasco) per ritornare verso casa, mi giro verso mia moglie e le faccio: <voglio diventare subacqueo!>
Mi rispose con un sorriso radioso, non sapeva allora quanto se ne sarebbe pentita in seguito…

E vi pare che oggi, dopo tanto di folgorazione divina, consacrazione tribale, contatto mistico con gli spiriti del primario elemento della vita e balle varie, io debba pensare che sono entrato a far parte di un gruppo “antropico” che va sott’acqua per esibire l’attrezzatura???
Ma non credo proprio!!!!
Bisognerà che incominciamo a dire le cose come stanno, essere subacquei è un privilegio che si conquista con fatica, studiando, indagando, osservando con l’attenzione di chi vuole capire, e non tutti i detentori di cartellini di plastica (che lo attesterebbero) possono vantare questa appartenenza.
Si lo so, sono polemico e rompi coglioni, in una parola: ”oloturoideo” (stronzo), ma sono sicuro di dover dire quello che sto dicendo.
Il sub-businnes ha gonfiato il numero dei subacquei, ma ne ha svilito il “valore”. E’ una scocciatura  ma anche un ineludibile dovere di ogni subacqueo autentico ribadire, per quanto possibile, il valore umano e umanitario di questa attività.
Chi ha suffissato per primo con l’aggettivo “ricreativa”, l’attività d’immersione subacquea, secondo me ha sbagliato un tantino il tiro (e di sicuro aveva buoni motivi per farlo…) e anzi che centrare l’obbiettivo gli ha solo dato il modo di allontanarsi, già! lo ha trasformato in bersaglio (…forse era questo il motivo?) e così ormai è assodato, gli aspiranti sub oggi vanno agguantati, catturati, colpiti nel momento del tentennamento per piazzargli un altro bel brevettino…
"guarda, per fare il sub non serve neanche saper nuotare, tanto hai il gav…" "certo se sai nuotare è meglio…".
…MA ANDATE A CAGARE!!!

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ultimo aggiornamento 27/12/2016