H O M E P A G E

Viaggio in Nicaragua

Un hotdog, un buon libro e una birra media all'aeroporto di Francoforte (ben fornito anche di sale fumatori sponsorizzate Camel) accompagnati da una canzone dei Queen e ... tutto il mondo gira attorno!! Abbasso gli occhiali per guardare la gente vicina, ma nella smoking area dove respirare è come fumare staziona sempre la gente più simpatica con sguardi di complicità. Lungo il viaggio per Houston (anche senza il classico "problema") esco a fumare e confondo il numero del volo con l'orario il che un po' mi spaventa, sono stanco ma poi ragionando anche sul fuso orario tutto torna e mi tranquillizzo. Solito cheeseburger (la specialità gastronomica yankee!) e comodo volo per Managua, all'uscita ci aspetta Davil che in un'ora ci trasporta a Granada. Tranquilla e molto carina la città coloniale. Colazione tipica in piazza , dove come in tutte le cittadine nicaraguensi c'è il wi-fi gratis nel parco centrale (esattamente come nello sviluppato Belpaese!!) quindi giro culturale ad una mostra d'arte in cui i quadri vengono venduti per ammortizzare le spese del Festival di poesia internazionale, una gentil signora ci spiega i diversi stili degli espositori. Entriamo in un piccolo mercato per poi scoprire che è immenso ma non incasinato, anche i successivi mercati visitati si dimostreranno decisamente ordinati e puliti. E' caldo, in più c'è il fuso orario di sette ore e la stanchezza per il lungo viaggio quindi la siesta è praticamente d'obbligo. Ceniamo per strada nella centralissima Calzada per rientrare già alle 21.30. C'è da dire che mi mancavano due notti. Al rientro in Italia con due notti in meno il recupero sarà ancor più faticoso, un po' deve essere anche l'età che avanza!

Con calma partiamo per il tour del Masaya. Il mercato artigianale molto tranquillo con venditori tutt'altro che stressanti è decisamente carino. Acquisto diversi quadretti tra cui spiccano quelli con persone in toelette intente a fare i propri bisogni (la firma più venduta è quella di Velasquez). Belli i disegni fatti sulle piume e comincia anche la mia passione per i batidos, immensi frullati di frutta mista con ghiaccio. In pochi minuti siamo al mirador di Catalina dove si ammira dall'alto la laguna di Apoyo, un laghetto vulcanico dalla perfetta fisionomia rotonda. Scesi alla laguna per il primo pescado del viaggio ne approfittiamo anche per il primo bagno in acqua dolce. Una volta raggiunto il vulacano Masaya c'è una bella fila di auto in attesa dell'apertura per il tour serale e noi aspettiamo circa due ore prima di entrare ed ammirare il clamoroso spettacolo della lava che fuoriesce con continuità dal cratere principale. Causa i gas concedono solo una decina di minuti di sosta sul cratere, tornati a Granada mentre ceniamo per strada assistiamo a spettacoli di breakdance d'alto livello con grossi rischi per schiene e ginocchia, mangiafuoco e chitarristi vari, nonché vecchi fisarmonicisti. Facciamo anche conoscenza con Don Paolo, un ristoratore che ha i genitori di Bergamo e ci illustra la vita di Granada facendoci bere ottimi batidos. Il secondo giorno sono anche entrato velocemente nella stanza sbagliata spaventando una famiglia : complimenti al fuso orario!!

Raggiungiamo in auto San Jorge , compriamo subito il biglietto del traghetto quindi cerchiamo informazioni per i prossimi spostamenti sempre con davanti il Vulcano di Ometepe, proprio con la "V" maiuscola. Un'ora di traghetto e siamo a Moyogalpa quindi a piedi raggiungiamo l'hotel Escuela Teosincual gestito da una cooperativa di agricoltori, infatti noto sul banco della reception un giornale dedicato al Movimento Sandinista con l'effigie di Che Guevara. Giretto tranquillo per il paesino e ci informiamo per noleggiare degli scooter l'indomani. Ci dirigiamo a piedi verso Punta Jesus che dista circa 4 chilometri ed è un promontorio sabbioso che entra nel lago Nicaragua, costituendo di fatto un molo naturale. Il lago sembra effettivamente più un grande mare interno che non un lago ma con l'acqua dolce. Sulla strada conosciamo un sacco di gente locale con cui scherziamo, e la troviamo sempre disponibile e gentile, decisamente educata! Mi soffermo a fotografare i cartelli più divertenti e ci troviamo ad attraversare la pista d'atterraggio dell'aeroporto, con tanto di segnalazione "attenzione aerei" sulla strada principale dell'isola. Entriamo alla Punta e facciamo un delizioso bagno in acqua dolce con pesciolini argentati che ci saltano attorno e l'eccezionale visione del vulcano perfetto sempre davanti agli occhi. Bello il tramonto, infatti arriva qualche turista tra cui un canadese in pensione che vive sulle colline vicino a Granada e si lamenta delle scimmie uraltrici che non lo lasciano dormire in pace. Rientriamo in tuctuc a Moyogalpa scoprendo che la pizza grande è veramente grande e sarebbe sufficiente per almeno tre persone ... ma abbiamo fame! Una novità può essere trovare case vacanze su Hundredrooms.it

Colazione con il classico gallo pinto e succo di flor de jamaica, solito buon caffè e via con gli scooter dotati di casco (ci vorrebbe anche la patente ma non verremo mai fermati). Le strade sono ottime tranne il pezzo finale per San Ramon, infatti arriveremo tardissimo e non riusciremo a vedere le cascate. Prima tappa è il Charro Verde dove visitiamo prima il bel mariposario quindi facciamo il giro a piedi della bella laguna incontrando scimmie e vari uccelli. Ci trasferiamo a Ojo de l'agua , stupenda piscina naurale immersa nella natura e affollata (non troppo) di giovani turisti. Pranziamo nella bianca playa de Santo Domingo, sembra sempre meno di essere in un lago e non in un mare. Verso San Ramon la strada diventa pessima, con ciottolame e discese ripide che ci spaventano e rallentano.Ci godiamo i panorami, l'ennesimo batido di frutta ed un albero pieno zeppo di parrocchetti.. Facciamo il pieno prima di restituire gli scooter che vengono controllati con le pile anche sotto. Nessun problema, recupero il passaporto lasciato come cauzione.

Alle 6 siamo sul traghetto  per San Jorge dove ci aspetta Herry l'autista contattato ieri, l'attraversata dura circa un'ora. Per andare a San Carlos praticamente circumnavighiamo il lago,  all'inizio rifacciamo la stessa strada già fatta e rivediamo gli stessi negozi di porcellana già visti il secondo giorno. Ripassiamo da Titipapa con la tristemente famosa collina dove ai tempi del dittatore Somoza venivano torturati i giovani Sandinisti. Passiamo da Juigalpa quindi verso le 13.30 siamo a San Carlos, che attraversiamo malgrado i lavori in corso, arrivando al molo dove partono le barche per le Solentiname, quindi superato l'ufficio immigration (siamo molto vicini al confine costaricense) raggiungiamo il molo più affollato dove prendiamo la lancia rapida delle 15,30. Con noi solo 5/6 turisti ed una favolosa bambina locale che passa tutto il viaggio ad ammirare il ragazzo della barca che corteggia una ragazza. Alcune fermate per scaricare i passeggeri, anche in fincas turistiche isolate dal mondo. Ogni volte che si prendono traghetti o lance bisogna compilare con i propri dati il foglio di bordo. Arrivati a El Castillo sul molo la polizia locale ci chiede i dati. A piedi raggiungiamo l'hotel Chinandegano, carino su palafitta, si aggrega a noi anche una ragazza australiana che si sta girando il centroamerica da cinque mesi. I ragazzi sono distrutti dalla fame cosi ordiniamo subito la cena e organizziamo l'escursione dell'indomani mattina. Uno deciderà di dormire poi al Rifugio Bertola, scelta che si rivelerà fatale perché il parco è stato distrutto da un uragano e lo stesso rifugio è in stato di ristrutturazione.

Giro in barca mattutino, il giorno prima bisogna fare i biglietti per la riserva Indio Maiz. Navighiamo sul San Juan ed entriamo nel Rio Bartola prima di incamminarci per una breve passeggiata nella foresta profondamente devastata dall'uragano di ottobre che ha divelto piante secolari e ucciso tantissimi animali, però ha anche frenato la violenza dell'uragano evitando danni maggiori ai villaggi abitati. Incontriamo diverse specie di scimmie, tra cui le aranja, i Cappuccino e le urlatrici, rane piccole anche minuscole (che le trovano solo le guide conoscendo evidentemente le piante presso cui vivono, formiche giganti, un sacco di picchi dal muso rosso, un guati solitario (molto pericoloso per i cani), un'orma di puma, alcuni bradipi da lontano.  Verso le 9 siamo di nuovo in hotel per fare colazione ed incamminarci a visitare la piccola ma affascinante El Castillo: vita tranquilla con bambini che giocano fino a sfinirsi rincorrendosi con tuffi nell'acqua del rio, lanciando bottiglie d'acqua di plastica vuote per vedere chi le raggiunge per primo: che invidia e che sana nostalgia! Per tutto il giorno manca l'energia elettrica, quindi niente wi-fi ma soprattutto niente frullati!! Saliamo alla fortezza dove una fantastica signora ci racconta la storia del paesino tra pirati e combattenti rivoluzionari, nonché del progetto del canale finanziato dai cinesi e in precedenza dagli statunitensi, che avrebbe dovuto sostituire il canale di Panama. All'interno della Fortaleza stanno facendo prove di teatro e un piccolo film documentario nel refettorio, si è aperto un mondo e sì che pensavamo di essere soli. Con la ragazza australiana organizziamo per la sera il giro notturno in barca a caccia di caimani, e passiamo il fine pomeriggio caldissimo nella veranda dell'alberghetto. Il mio spagnolo si sta rivelando all'altezza e in netta fase di miglioramento salvo quando faccio intermezzi in francese o inglese con altri turisti e faccio fatica a rimettermi in carreggiata.

Nello spiazzo verde di El Castillo un sacco di bambini e bambine giocano a baseball e softball, qui questa passione supera di netto il pur presente calcio. Le bambine lanciano le palle sistemandosi capelli e gonne con civetteria, i padri allenano i figli nei lanci ... spettacolo semplice senza ghirigori. Alle 18 torna la luce e all'improvviso tutti si animano, quasi fosse suonata una campanella. Alle 19 con la stessa ottima guida della mattinata partiamo per la navigazione serale a caccia di caimani: è come vivere in un thriller! Tanti occhi illuminano la sponda del rio. La nostra guida ci fa vedere prima un basilisco (animale che ho conosciuto in Costarica) e alcune rane quindi cattura il primo caimano di pochi mesi e poi si lancia tra i cespugli acquosi a catturarne uno di tre anni che ha visto solo lui e ce lo porta in barca .. c'è un silenzio di tomba!! Ceniamo con la ragazza di Brisbane parlando di quello stupendo film di Ken Loach "La canzone di Carla" ambientato tra la Scozia e il Nicaragua. Notte di sonno dopo due doverose bottiglie di birra Victoria Clasica, leggermente più forte della vendutissima Tona.

Alle 11 partiamo per San Carlos con la solita lancia rapida pubblica, cambiamo molo e incontriamo Don Silvio con cui ci accordiamo per partire alle 15 sulla barca turistica per le Solentiname. Pranziamo sul molo quindi aiutati da una guardia privata sovrappeso riusciamo a prelevare dall'Atm. Lasciamo i nostri dati alla onnipresente polizia dell'immigrazione. Sul molo incontriamo un ragazzo che ci suggerisce l'hostal dove dormire a Mancarron e ci propone il padre come guida e barcaiolo per i prossimi giorni. In un'ora abbondante siamo a Mancarron, visitiamo l'hospedaje vicino al molo ma preferiamo alloggiare a quello suggerito dove incontriamo l'ottimo Reinaldo che sarà ribattezzato "MonoPasso". Mangeremo divinamente e qui c'è anche la pulperia di riferimento di tutto il villaggio. Alla Biblioteca pubblica molto ben fornita e frequentatissima, costruita in onore di quel grande uomo che fu Don Cardenal, troviamo il codice "solentiname" per il wi-fi che utilizzeremo in questi giorni di isolamento. Chiacchieriamo con due simpatici militari, uno spera un giorno di visitare l'Italia, ha già visto tante città portuali nel mondo ed è innamorato della Martinica, o meglio gli si illuminano gli occhi quando parla delle sue ragazze.

Solita colazione con immancabile gallo pinto per iniziare il giro in barca delle isole. A Zapote ci sono un sacco di uccelli migratori, anche rossi e soprattutto anche cicogne oltre ai tanti stormi di uccelli compatti in arrivo. A Venado visitiamo le case di tre pittori della famosa famiglia Arellana, riesco a comprare solo due quadretti ed un quadro più importante (i soldi cominciano a scarseggiare e qui le carte di credito nemmeno sanno cosa sono): lo stile primitivista molto colorato è decisamente affascinante. Devo capire perché i colori durerebbero solo dieci anni. Facciamo una passeggiata all'isla di San Fernando dove incontriamo sì e no cinque persone per poi rientrare a Mancarron. E' domenica e sull'isola arrivano barchette piene di gente per assitere alle partite domenicali di baseball. Ne osserviamo tre inning prima di andare a pranzo. Nel pomeriggio faccio l'errore di coricarmi a letto una mezzora e ne esco sudatissimo. Partiamo poi per una passeggiata che dovrebbe portarci dall'altra parte dell'isola ma per due volte sbagliamo la partenza e torniamo al punto di inizio. Dopo 40' minuti di foresta e mucche arriviamo ad un altro campo di baseball anche questo affollato dove le squadre sembrano anche meglio attrezzate. Ad ogni palla fuori inizia sempre una perlustrazione della foresta a caccia di palle da recuperare.  Rientrati alla base i giocatori di baseball hanno finito le birre fredde del nostro ristorantino, due signori abbastanza avanti con il flor de cana (il rinomato rhum locale!) ci raccontano barzellette incomprensibili divertendosi non poco

Partiamo in direzione del meraviglioso Rio Papaturro, un'ora di lago abbastanza tranquillo alla mattina presto quindi navigazione lenta all'interno del rio popolatissimo di uccelli, caimani, iguane e basilischi fino a Guatuzos dove ci aspettano la simpaticissima Aileen e Armando, la miglior guida della zona, precedentemente avvisati via mail. Sistemiamo i bagagli e partiamo subito con Armando, prima ci spostiamo di qualche chilometro in moto poi percorriamo una decina di chilometri a piedi insieme ad una ragazza che sta imparando il mestiere di guida. Fuori dal piccolissimo villaggio incontriamo subito un sacco di scimmie ragno mai ferme e che ritroveremo scatenate anche davanti al nostro alloggio. Vediamo piccoli bradipi che ovviamente dormono e tucani, tantissimi uccelli tra cui colibri che si confondono con le coloratissime farfalle, piccole rane rosse e un gigantesco forse inoffensivo ragno che ha la sua tana dentro un'immensa radice. Immensi ceita ed altri alberi secolari tra vecchie piantagioni di mango, coltivazioni di cacao, caffè e cannella ... qui l'uragano ha fatto molto meno danni. Altalena in mezzo alla foresta un po' tarzanesca quindi solito gran pranzo ... con poca roba e fresca qui cucinano sempre in modo eccellente! Un po' si nota anche dalla stazza degli uomini. Ci rilassiamo davanti al nostro alloggio dove è arrivata anche una famiglia svedese in giro per il mondo da nove mesi e che ha piazzato una grossa bandiera svedese ... che Armando vede per la prima volta. Mentre leggo mi svolazzano attorno colibrì e farfalle con il sottofondo rumoroso delle scimmie urlatrici e l'arrivo delle scimmie ragno. Queste aggrappate per la coda ad un ramo si scatenano in una rissa a tre ... spettacolo!!

Alla sera facciamo due ore di navigazione, tra tantissimi occhi di caimano, Armando con la sua torcia ci fa vedere un sacco di animali che intanto fotografa: uccelli notturni, caimani di ogni dimensione, rane, basilischi, iguane a non finire e per chiudere anche un bel bradipo. Restiamo una ventina di minuti in completo silenzio con una bella luna ed una favolosa stellata sotto un albero dove stazionano una decina di iguane tutte diverse.
Alla mattina prestissimo o meglio a notte fonda davanti alla nostra capanna alloggio arriva una barca, breve sosta alla vicinissima stazione di polizia quindi partiamo per il lungo viaggio verso Colon. Il lago è un po' più mosso e riusciamo anche ad impigliarci nelle reti di una famiglia di pescatori. Siamo in netto ritardo e pessimisti circa il bus che sarebbe dovuto partire alle 6 da Colon. Sbarchiamo alle 6.30 e mentre noi andiamo alla locale caserma, un ragazzo della barca va a fermare il bus che ci viene a recuperare fin sul molo. Sul cruscotto campeggia fieramente un'immagine di Che Guevara. Lungo la strada continue soste a recuperare la gente, il bus si riempie piano e ogni tanto sale la polizia, a noi controlla i passaporti mentre con uno spuntone di ferro fora alcune borse reputate sospette, il tutto con una gran calma. Arrivati a Cardenas cambiamo bus e i bagagli vengono lanciati da un tetto all'altro dei due collectivos affiancati, questo è pienissimo ma ciò non evita ai poliziotti di fare un giro di controllo all'interno. Dopo 40' scendiamo a Empalme de la Virgen come suggeritoci da Aileen e si ferma subito un taxi che ci trasporta fino a San Juan del Sur e prendiamo alloggio sulla collina.
Dopo un po' di sano relax gironzoliamo per questo paese ben frequentato da surfiste americane e mi mangio la prima aragosta del viaggio per meno di 10 dollari sulla spiaggia con tanto di Cristo alla brasiliana che domina dall'alto, assaggiamo l'acqua gelida dell'oceano. Tra i frequentatori non mancano i grossi tatuaggi. Chiacchieriamo con un italiano gestore della pizzeria MangiaMangia , specialità il cono pizza, di fianco alla gelateria SuperFrutto. In Nicaragua ci sono anche due famosi ex brigatisti , Grillo e Casimirri (di cui hanno provato più volte a chiedere senza successo l'estradizione) con cui mi sarebbe piaciuto parlare di un pezzo di storia italiana. In serata si aggiungono altri due italiani, uno che lavora a San Juan e un turista solitario, tutti molto contenti dell'esperienza nicaraguense e molto preoccupati della situazione nel belpaese. Due orette a giocare a biliardo sotto le ventole ci permette di ben figurare tra i locali, anche se io preferisco giocare con i birilli. Arriviamo sempre cotti al dopo cena per cui si va a letto presto.
Affittiamo uno scooter per andare a vedere le stupende spiagge nei dintorni di San Juan , Maderas e Hermosa, le strade sono anche sterrate ma ben percorribili. Spiaggie stupende con poca gente e molto vento, sempre acqua gelata, surfisti e belle surfiste! Mi ritrovo a chiacchierare con una ragazza di Marcel Proust, incredibile. In serata ci aggancia un bambino che sniffa colla, ne vedremo altri di varie età con la stessa passione a Leon, alcuni camminano con il boccetto sotto il naso alcuni disfatti dormono sui marciapiedi. Ci abbordano anche due prostitute decisamente esagerate, preferiamo decisamente concederci un'altra ottima aragosta . Facciamo sempre colazione al mercato, ottimo ed economico.  
Partiamo con uno shuttle per Leon che fa varie soste per fare scendere i turisti, nonché una sosta un po' più lunga all'aeroporto di Managua per fare andare in bagno una bellissima ragazza canadese quasi disperata , che poi ci saluta al km. 47 per raggiungere un non meglio precisato luogo dove soggiornano i suoi amici   
Nel primo pomeriggio siamo già pronti per un primo giro di Leon. Cerco i quadretti dipinti con immagini di persone in toelette, e in particolare quelli firmati Velasquez visti a Masaya, e faccio impazzire un venditore che ride a crepapelle. Soliti batidos di frutta, ormai ne siamo quasi dipendenti. Tanti i monumenti e i graffiti dedicati agli eroici combattenti sandinisti. Ci fermiamo al Museo de la Revolucion, accolti in maniera splendida da una decina di signori, probabilmente tutti ex combattenti, che ci aspettano per l'indomani mattina. Bella città, ci dà anche decisamente l'impressione di essere sicura. C'è una via di ristorantini, tutti con stupendo patio, noi ci fermiamo al Tazequal. Chiacchieriamo con un sacco di gente sempre disponibile, facciamo scorta di caffè per il ritorno in Italia e discreta passeggiata per rientrare in albergo. Si sono toccati i 37 gradi! Ma stasera per la prima volta siamo dotati di aria condizionata così come l'acqua calda, anche se forse è inutile.

Decidiamo di non scalare il Cerro Negro, c'è troppo caldo così ci dedichiamo ad una visita approfondita di Leon. Fatta colazione partiamo con l'emozionante visita del Museo de la Revolucion con una guida favolosa , un vecchio signore che ha combattutto e si esalta raccontandoci le sue azioni e facendoci vedere le armi artigianali che si erano costruiti per combattere Somoza, come tutti gli altri uomini presenti nel cortile interno. Tante fotografie e tante vittime di queste oppressioni, subite dagli USA o dai loro fantocci. Crimini su crimini e tantissimi giovani morti. Stessa cosa vediamo al Museo Galleria de Heroes y Martires, con le foto di chi è stato ucciso dai contras. Foto immense di Che Guevara e murales, così come i tanti graffiti in giro per la città. Dopo tantto camminare e alcuni batidos ci rifugiamo in un posto frequentato per l'ultima sfida a biliardo. Organizziamo anche il trasferimento di domani all'aeroporto. Lasciamo un paese meraviglioso e i suoi tanti vulcani, la sua storia di sofferenza e dignità ribelle verso l'oppressore, la sua gente povera e semplice pronta sempre al sorriso, felice e dignitosa. I suoi animali e la sua favolosa naturalezza. Le sue spiaggie e il suo caldo! Era un mio sogno e l'ho raggiunto con profonda gioia e gratitudine.

Itinerario del viaggio in Nicaragua

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1998 - 2017 Marco Cavallini


ultimo aggiornamento 03/04/2017