H O M E P A G E

Col Popolo Kurdo: Newroz 2005

Seconda Parte

Beytussebab

Per raggiungere Beytussebap da Sirnak bisogna percorrere 120 km di una strada dissestata, oltrepassare monti e vallate, ammirare un paesaggio bellissimo ed essere fermati ad almeno 7 posti di blocco, con controllo e registrazione dei passaporti. La strada che percorriamo costeggia il confine con l''Iraq, è l'antica via della seta, ora diventata strada di transito per coloro che fuggono la guerra e la miseria dell'Afghanistan, del Pakistan, dell'Iraq e dell'Iran. La sorveglianza dei militari nei nostri confronti è quasi ossessiva, nell'ultimo tratto di strada ci segue un autoblindo!
Dopo ore di ritardo, dovute alle forzate soste ai posti di blocco, finalmente incontriamo Faik Dursur, sindaco Dehap di Beytussebap. E' contento di vederci per 2 motivi: perché abbiamo sperimentato di persona come è difficile giungere fin lì e quindi possiamo testimoniarlo e perché da 20 anni rarissimi europei sono arrivati in questa cittadina: noi siamo tra i primi! Faik, a nome della sua municipalità composta al 100% di Kurdi, ci dice che sarebbe contento se la Turchia entrasse nella UE, perché così si affronterebbe, per risolverlo, il problema kurdo. Ora la pressione militare è fortissima, soprattutto nei paesi più piccoli. Ci sono continue operazioni contro la guerriglia. Proprio nel giorno in cui siamo stati suoi ospiti, sul monte Cudi, era in atto un rastrellamento che ha dato luogo ad uccisioni e ferimenti da entrambe le parti. I militari si servono delle guardie di villaggio per controllare l'intera popolazione, uno dei mezzi di pressione più usati è quello di costringere un familiare di un guerrigliero ad arrestare il proprio congiunto.
Da quando la municipalità è retta dal Dehap la situazione economica è peggiorata. Il governo centrale sovvenziona con il minimo: ci sono solo i soldi per pagare gli stipendi degli impiegati statali. Per questa ragione non c'è sviluppo economico; tutti i lavori dei campi si eseguono a mano, anche le opere di utilità pubblica, sovente, sono eseguite gratuitamente dai cittadini, come dimostrano le foto che vediamo all'ingresso che ritraggono i lavori per la canalizzazione dell'acqua. Questo è uno dei tanti modi di Ankara per mantenere i kurdi poveri: si tagliano arbitrariamente i fondi. L'istruzione va un po' meglio che a Sirnak: i giovani costituiscono il 70% dell'intera popolazione, di questi il 90% sono alfabetizzati. Non ci sono luoghi di aggregazione, Faik, con grande difficoltà, sta cercando di organizzare una biblioteca.
Il municipio, città più dintorni, ha 30000 abitanti, non c'è un medico stabile, ogni mese arriva un neolaureato , rimane per 30 giorni poi è sostituito da un altro. Di militari, però, ce ne sono tantissimi: 1000 solo in città, 5000 nei dintorni, in più 180 sono le guardie di villaggio in Beytussebap e 2000 nei dintorni.

Silopi

Silopi conta 51000 abitanti, con i villaggi vicini 80000. Fino al 1960 era un feudo governato da una sola famiglia. Nel 1970 è stato aperto il confine con l'Iraq ad Habur, da allora sono nate compagnie di import-export. Il livello di istruzione è basso: solo la metà della popolazione sa leggere e scrivere. Anche la sanità non va meglio: ci sono solo 5 medici generici, nemmeno uno specialista. A differenza delle altre città ,dove siamo stati, qui ci sono 2 autoambulanze. E' il primo anno che si pratica la vaccinazione a tutti i bambini. Tutta la popolazione è kurda e per questo molto povera. Anche il sindaco di Silopi, Mushur Kunur è del Dehap, per cui i finanziamenti del governo centrale arrivano in maniera ridotta. L'unica attività industriale è costituita da una centrale elettrica, ma i lavoratori sono tutti turchi, provenienti da ovest.
Silopi è percorsa dalla strada che porta in Iraq, dove c'è una interminabile fila ,di circa 50 km, di autocisterne piene di benzina . Dai pozzi petroliferi del nord Iraq partono autocisterne piene di petrolio per essere raffinate in Turchia, perché le raffinerie irachene non sono sicure, tornano poi in Iraq piene di benzina per le truppe di occupazione USA. Questo traffico è un business: arrivano soldi alla Turchia per la raffinazione, soldi alla dogana turca per il passaggio, soldi ai partiti kurdi iracheni, che permettono questo scambio, bustarelle ai doganieri , che facilitano il passaggio dei tir che, in genere, stanno in coda anche 30 giorni. Per la municipalità di Silopi, invece, aumentano l'inquinamento, gli incidenti, gli incendi delle cisterne. In media transitano ogni giorno 2000 camion. Il governo non da una lira di sovvenzione per questo problema ed il sindaco non può certo proporre tasse comunali ai suoi cittadini già poverissimi.
Come sempre i militari sono tantissimi: oltre alle 500 guardie di villaggio ci sono 15000 soldati. Silopi conta 50 desaparecidos, nel 2001 furono sequestrati anche il responsabile del Dehap ed alcuni suoi collaboratori, fino ad oggi nessuno sa più niente di loro.

Idil

Il sindaco di Idil è Resul Sadak, fratello di Selim, deputato kurdo incarcerato , insieme a Leyla Zana, per 12 anni solo perché kurdo ed adottato da Amnesty come prigioniero di coscienza. Resul ha subito vari attentati in quanto responsabile del Dehap ed ora sindaco.
Idil è situata in pianura, quindi non c'è stata una militarizzazione ossessiva come abbiamo visto in altre città di montagna. Ma i problemi sono molti: la distribuzione dell'acqua avviene solo 3 ore alla settimana per tutti i 19000 abitanti, che si industriano con cisterne per raccogliere l'acqua ed usarla durante la settimana. Anche qui il governo elargisce pochissime entrate, quindi non si possono fare investimenti per la collettività. Non c'è ambulatorio, raccolta di rifiuti.
La municipalità si sostiene con l'agricoltura e la pastorizia, molti vanno a lavorare anche molto lontano da Idil per i grandi latifondisti, abbandonando la famiglia anche per molti mesi. C'è un solo ospedale governativo a pagamento. Il 40% della popolazione è analfabeta. C'è un giornale locale che esce una volta a settimana, Resul ce lo mostra sottolineando che in prima pagina compare la parola "newroz", la w è una lettera proibita dai turchi: teme che la prossima settimana possa essere impedita la sua pubblicazione. A Idil ci sono 500 soldati, nei dintorni 1000.

Incontro con Dogan Erbas, avvocato di Oalan

Gli chiediamo notizie della sua ultima visita ad Apo. La sua salute fisica non è peggiorata, ma quello che gli pesa di più è il completo isolamento che vive ad Imrali. Ciò che più preoccupa sono le condizioni inumane e degradanti a cui quotidianamente è sottoposto: riceve le visite dei familiari e dei suoi avvocati difensori solo quando arbitrariamente lo concedono i militari turchi, non come è prescritto dal regolamento carcerario, non può essere toccato, né sfiorato da nessuno ; infatti anche i colloqui avvengono alle due estremità di un lungo tavolo e sempre due militari osservano ed ascoltano, non può leggere giornali o libri, ascoltare radio o televisione, ad eccezione di un solo canale radio che trasmette solo musica. La Corte europea di Strasburgo per i DU aveva emesso una prima sentenza sul caso Ocalan sottolineando come non fosse stato sottoposto ad un processo equo, non gli fosse stato garantito il diritto alla difesa e fosse detenuto in condizioni inumane , a breve , probabilmente si pronuncerà per la seconda volta negli stessi termini ed allora la Turchia, nell'ambito del processo di avvicinamento all'UE, dovrebbe ri-celebrare questo processo attuando le riforme giuridiche necessarie. Al tempo stesso sta ponendo dei limiti a tali norme, una è la seguente: non si deve tenere conto di tali riforme per i procedimenti giudiziari svoltisi fino al 2003. Così si escluderebbe il rifacimento del processo di Ocalan, i nostri amici kurdi la chiamano già "lex Ocalan".
L'incontro con Dogan Erbas ci fa comprendere, ancora una volta, come la Turchia non abbia alcuna vera intenzione di mettere in pratica ciò che scrive sulla carta ed il pensiero di tutti corre ad Apo chiuso in una cella di tredici metri quadrati mentre noi siamo in mezzo alla sua gente che lotta e spera.

Newroz

Era il 612 AC, il Kurdistan era governato da un tiranno, Dohok, che aveva 2 serpenti sulle spalle, che si cibavano dei cervelli di giovani scelti nelle famiglie più povere. Un giorno il fabbro Kawa, aiutato dall'intera popolazione, riuscì ad uccidere il tiranno e a liberare il suo popolo da questa orrenda schiavitù. Per avvisare tutti gli abitanti della libertà conquistata accese tanti fuochi sui monti: era il 21 marzo, il primo giorno di libertà.
Per questo motivo il Newroz (new-nuovo, roz-giorno) è il capodanno kurdo, festa di libertà e di giustizia per tutti i kurdi. Una festa a lungo proibita, con tantissimi scontri con la polizia, vittime, arresti, sparizioni. Nel 1992 a Sirnak ci furono 116 vittime.
Dallo scorso anno il governo turco permette questa festa, anche per la presenza di osservatori internazionali, come noi. E' una festa di pace, di canti, di danze, di sventolii di bandiere coi colori proibiti : giallo, rosso e verde, di striscioni inneggianti Ocalan, Apo, cioè zio, la prima persona che ha reso i kurdi un popolo e che da 6 anni è incarcerato in maniera inumana sull'isola di Imrali. A lui sono dedicati tutti i Newroz in tutti i luoghi dove ci sono dei kurdi.
Queste bandiere e questi ritratti sono talmente proibiti che , finito il Newroz, la polizia , che ha filmato tutta la festa , va nelle case dei kurdi per sequestrare il " materiale proibito e sovversivo" e, molta volte, arresta anche chi sventolava questi oggetti di sovversione. E' capitato anche quest'anno, non solo a Sirnak, dove sono stati arrestati ragazzini dai 12 ai 16 anni, ma anche ad Urfa, a Dersim, a Mardin … Il Newroz a Sirnak è cominciato la sera del 20, con i fuochi sulla collina, vietati dai militari, ma festeggiati da una moltitudine di kurde e di kurdi. Poi la mattina dopo è cominciata la festa. E' iniziata un po' in sordina, con un po' di paura, anche da parte nostra, per la presenza di cecchini armati di mitra e videocamere su tutti i tetti degli edifici circostanti la piazza, anche sul nostro albergo: era una presenza inquietante. Via via che arrivavano ragazze coi scintillanti abiti tradizionali, uomini, bambini, il timore si è trasformato in gioia ed allegria, almeno per un giorno. C'era Selim Sadak, Dogan Erbas, avvocato di Ocalan e una moltitudine di familiari di vittime della guerra che da 15 anni insanguina il Kurdistan, con le foto dei loro cari morti.
Era lunedì e tutte le scuole e gli uffici erano aperti; chi avesse partecipato al Newroz ne avrebbe subito le conseguenze! Oltre alle foto degli scomparsi, c'era tantissimi ritratti di Ocalan, molti dei quali eseguiti dalle persone stesse che li esibivano, perché era stato sequestrato in tutte le edicole " Gundem" , il quotidiano che da sempre , sfidando minacce e ritorsioni, per il Newroz propone ai suoi coraggiosi lettori una grande foto del simbolo di tutti i kurdi: Ocalan Contemporaneamente a questa meravigliosa festa di libertà, a pochi metri dal palco in cui si parlava di speranza e di lotta , i turchi proponevano la loro brutta copia del Newroz .. il nevruz : i partecipanti erano militari in tenuta di gala con mogli e figli, guardie di villaggio con famiglia; 200 in tutto contro le migliaia e migliaia di persone che animavano la festa kurda.

Ora che siamo tornati in Italia sentiamo il dovere morale di raccontare la nostra esperienza al fianco di un popolo fiero, coraggioso, che spera in una soluzione pacifica con l'aiuto della comunità internazionale: non possiamo passare sotto silenzio le quotidiane uccisioni di civili inermi, molte volte minori come il caso del dodicenne Ugur, le sparizioni, le distruzioni di villaggi, la pratica fratricida delle guardie di villaggio, le continue violenze ed intimidazioni che subiscono i difensori dei diritti umani sia turchi che kurdi, le condizioni di inumano isolamento di Ocalan. Crediamo che ci sarà democrazia in Turchia solo quando l'identità ed i diritti dei Kurdi saranno pienamente rispettati. Nutriamo, però, seri dubbi riguardo alle intenzioni del governo turco per quanto concerne l'accettazione degli standard europei in relazione ai diritti dei Kurdi; abbiamo visto coi nostri occhi come siano discriminati in qualsiasi manifestazione della loro identità, come chi chiede la pace - ad esempio gli attuali "scudi umani" - siano brutalmente arrestati, come siano volutamente mantenuti in povertà ed arretratezza, come per loro non esista giustizia. Attraverso questo semplice rapporto vogliamo dar voce alle loro voci, sempre inascoltate, vogliamo credere che chi abbiamo eletto a rappresentarci in Italia ed in Europa sappia portare avanti le richieste di giustizia, democrazia, libertà di venti milioni di nostri amici, compagni, fratelli: i Kurdi.

Marzo 2005
Delegazione italiana a Sirnak, nel Kurdistan turco, in occasione del Newroz 2005: Angela Bellei, Nelly Bocchi, Italo Gaibazzi, Elena Franzoni, Luca Laurini, Marco Cavallini, Alberto Marzucchi, Luca Avellis, Nicola Schinaia.


Prima Parte

E' ancora online il Blog sul Newroz 2005


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ultimo aggiornamento 27/12/2016