H O M E P A G E

Con il popolo kurdo: Newroz 2008

a cura della delegazione italiana a Mardin e Nusaybin , nel Kurdistan turco, in occasione del Newroz 2008

I Kurdi rappresentano il popolo più numeroso del pianeta senza una terra. La maggior parte di essi vive nella Turchia orientale. Dal 1920  chiedono il diritto ad esistere , ad avere rispettata la loro lingua, la loro storia, la loro cultura. Non l’hanno ancora ottenuto. Hanno cercato il dialogo, hanno usato le armi per difendersi, hanno proposto una soluzione negoziata; ma la Turchia non li ha mai ascoltati. Ha sempre usato, nei loro confronti, violenza e spietatezza;l’ultimo esempio è stato il newroz  a cui abbiamo partecipato.
Noi tutti, che conosciamo ed amiamo il popolo kurdo, speravamo che con i negoziati per l’entrata nella UE, la Turchia armonizzasse e mettesse in pratica le leggi che si è data per il rispetto delle minoranze. Non è così, lo abbiamo constatato. Abbiamo la certezza, condivisa da tutti gli amici kurdi, che niente sia di fatto cambiato e che il sogno di vedere risolta la questione kurda rimanga tale. Osserviamo anche un grande disinteresse per questo popolo fiero e coraggioso in Italia e in Europa, per questo la Turchia si sente libera di continuare la sua politica nazionalista. Questa nazione, ponte tra l’occidente e l’oriente ha sempre rivestito un ruolo fondamentale sul piano politico-strategico-militare per la UE: forse per questo motivo gli standard minimi di democrazia possono essere sacrificati per altre ragioni? Non vogliamo crederlo. Vogliamo credere, invece, che le nostre osservazioni ed i rapporti delle associazioni, che in Kurdistan, si battono per il rispetto dei diritti umani, verranno prese in considerazione.

NEL PAESE CHE NON C’E’

Per la quarta volta siamo in Kurdistan, come osservatori di pace. Siamo consapevoli   che questo è un periodo particolarmente problematico e per spiegare ciò che sta accadendo usiamo le parole di Leyla Zana
 “Ancora una volta stanno attaccando il nostro popolo, vogliono destabilizzarne l'unità e creare le basi per una nuova guerra civile che veda i kurdi contro i kurdi. Ma chi ha in mente questi obiettivi deve sapere che i kurdi non ripeteranno la storia e non prenderanno parte a un'altra guerra civile. Ne sono profondamente convinta.
I kurdi sono il fuoco: se ci si avvicina in maniera giusta, ci si scalderà, ma se lo si fa nel modo sbagliato ci si brucia. I kurdi oggi non sono soltanto sotto attacco da parte della Turchia, della Siria e dall'Iran. I kurdi oggi stanno subendo un attacco internazionale. Quando si parla di questione kurda, quando si chiede di affrontare la questione kurda, vengono immediatamente dimenticati i protocolli e le legislazioni internazionali. Si dimenticano i diritti umani e perfino la democrazia.
Il governo turco chiede al Pkk di deporre le armi, ma nello stesso tempo bombarda pesantemente il Kurdistan senza risparmiare armi, uomini, blindati e aerei. Tutti devono sapere che i kurdi hanno il diritto di difendersi.. Il governo ha invaso e bombardato il Kurdistan al di là del confine senza il permesso del governo iracheno. Questa operazione è in violazione e in spregio di tutte le legislazioni internazionali”.
Il nostro viaggio inizia ad Amed, per i turchi Diyarbakir, per poi  raggiungere la nostra meta: Mardin e Nusaybin  e come ogni anno  ci colpisce il gran  numero di caserme, gendarmerie,   campi di addestramento militare, posti di blocco  con un imponente numero di militari con mitra puntati ad altezza d’uomo e senza sicura .  

MARDIN

. Le tensioni che da mesi ormai si sono riaccese nel territorio curdo, gli scontri tra l'esercito turco e i guerriglieri del Pkk rifugiati sui monti del Kurdistan irakeno, fanno respirare non solo aria di incertezza, ma di nuovo aria di guerra, di morte e distruzione tra il popolo curdo.
Di questo ha parlato Hilmi .Oneii., che a Mardin e' alla guida del partito filocurdo della societa' democratica (Dtp). "Avremmo voluto festeggiare il Newroz per 5 giorni , spiega : abbiamo fatto domanda agli amministratori della citta' ma non ci e' stato concesso (Mardin e' governata dall'Akp , il partito moderato islamico attualmente al governo in Turchia sotto la guida di Erdogan). Ci e' stato imposto di modificare il nome della festivita', perche' contiene la lettera w non contemplata dall'alfabeto turco. Non abbiamo accettato, e ora stiamo organizzando la festa solo per il 21 marzo". Il Newroz 2008 e' dedicato alla soluzione democratica della questione curda. "Si parlera' di trovare una soluzione pacifica, proponendo un amistia bipartisan – ha proseguito il presidente - e la richiesta politica avra' una grande importanza nell'ambito dei festeggiamenti. A questa urgenza si somma poi la richiesta che siano applicate condizioni piu' umane alla detenzione di Ocalan ancora in isolamento nel carcere di Imrali".
Hilmii.. parla del Newroz imminente, ma parla anche di rinnovate e sempre piu' gravi oppressioni nei confronti del popolo curdo. "Solo nella regione di Mardin, negli ultimi due mesi sono stati 125 gli attivisti del Dtp arrestati. Di questi, 64 sono ancora in prigione. Avevano partecipato alle manifestazioni di febbraio – dice - per l'anniversario dell'incarcerazione di Ocalan. Ma tra le altre cose che non vanno giu' al governo ci sono le azioni volte a far cessare gli attacchi in Iraq". A questo si somma la sostanziale mancanza di liberta' di espressione in Turchia, per cui anche una parola curda spesa in un discorso ufficiale, un aggettivo troppo azzardato o una lettera "fuori posto", possono far scattare le manette. Lo stesso presidente, da due mesi alla guida del partito, dice di essere stato interrogato tre volte. "L'ultimo interrogatorio e' stato questa mattina – racconta con tono pacato, giacca e cravatta, mentre sorseggia il suo te' sotto il simbolo del Dtp – come ogni volta riguardava le parole pronunciate o il significato politico di discorsi pubblici o comizi". E' indaffarato a causa dei preparativi del Newroz e ci lascia per rispondere alle domande di Roj Tv che sul tema gli ha richiesto un'intervista.
Nella sue parole c'era la serieta' e l'amarezza per una soluzione che sembra sempre piu' lontana. Parla dei villaggi distrutti nella guerra civile che si e' abbattuta sulle regioni della turchia orentale nel corso degli anni '90.Nella regione di Mardin se ne contano circa 350. Parla poi dei profughi e degli sfollati che sono andati ad ingrossare nel tempo le file dei diseredati a Mardin, come in ogni altra citta' dell'est."Ora c'e' una nuova oppressione ha spiegato riferendosi agli scontri sul confine iracheno". Ha infine parlato di un'Europa impegnata, ma che mostra una "doppia faccia"."Riteniamo il lavoro di associazioni e ong, di grande valore. Ma se parliamo invece dei governi europei, ha detto, non esprimono una posizione netta sulla questione della violazione dei diritti in Turchia, che per la soluzione dei nostri problemi sarebbe preziosa, ne' una volonta' di supportare un percorso di pace per risolvere la questione curda".
E i diritti che chiede il popolo curdo sono sempre gli stessi: banali, essenziali, irrinunciabili. Ad illustrarli e' uno fra i membri del Dtp. E lo fa con una semplicita' disarmante. "Chiediamo soltanto di poter vivere liberi sulla nostra terra, ha detto, chiediamo solo quei diritti fondamentali che spettano ad ogni popolo: il diritto di parlare la propria lingua, il diritto alla vita, alla salute, ad un rifugio, ad istruire i figli nelle scuole secondo la propria cultura".
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Diritti negati : incontro con IHD

Conoscere la situazione dei diritti umani e' sempre la precondizione per capire il grado di democrazia di un Paese; per questo l'incontro con l'IHD, associazione che si occupa di diritti umani, e' fondamentale per tutti noi. In mattinata incontriamo, nella sede di Mardin, il segretario dell'IHD Erdal .Kurzul. Con lui facciamo una lunga chiacchierata. Anche se la Turchia, sulla carta, ha armonizzato alcune sue leggi in vista dell'entrata nell'UE, in realta' nulla e' cambiato. Le violazioni piu' frequenti e piu' pesanti riguardano il diritto alla vita, specialmente in questo ultimo periodo in cui ci sono state operazioni militari che hanno causato molte vittime civili. La situazione si e' maggiormente acutizzata in questi ultimi mesi con gli attacchi nel Nord Iraq; inoltre proprio in questo periodo molti villaggi sono stati evacuati per ragioni di sicurezza. La tortura resta una delle violazioni piu' frequenti nei confronti della minoranza curda, come frequente e' l'impunita' per i torturatori. Mardin, cosi' come Batman, ha anche il triste primato degli omicidi d'onore ai danni delle donne. Gli attivisti per i diritti umani, anche i membri dell'IHD, hanno subito e continuano a subire numerose minacce
 
 - Le violazioni dei Du, nel corso del 2007 forniscono cifre impressionanti: in scontri armati 393 persone sono state uccise (191 appartenenti alle forze di sicurezza e 196 membri di gruppi armati di militanti, nonché 6 civili). Si tratta della cifra annua più elevata degli ultimi otto anni. I feriti in scontri armati ammontano a 343.
Le persone rimaste vittime di esecuzioni extragiudiziali sono state 19: di queste, 17 sono state uccise dopo che un comando di fermarsi da parte della polizia era rimasto senza seguito. Sono altresì 17 i feriti in episodi analoghi. "Gli omicidi a opera di ignoti" sono stati, lo scorso anno a detta dell’IHD, causa di 56 vittime. Tre persone hanno subito attacchi a causa della loro fede religiosa e sono rimaste uccise.

Le esplosioni di mine e altri ordigni hanno mietuto 15 vittime: in nove casi si trattava di minorenni; i feriti per questo tipo di eventi ammontano a 54, e di questi 22 erano minorenni.

I "delitti d’onore” registrati dall’IHD ammontano a 11: in nove casi le vittime erano donne. Le persone che hanno commesso suicidio sono state 127 (di queste, gli uomini erano 44); 62 sono le persone che hanno tentato il suicidio. Inoltre vi sono, a detta dell’IHD, 16 casi di morti "sospette”, riguardanti donne, la cui motivazione non è stata ancora chiarita.

Torture e trattamenti inumani sono stati registrati dall’IHD in 262casi: di questi, 61 hanno avuto luogo in stazioni di polizia, 75 al di fuori di luoghi ufficiali di detenzione e 68 nelle carceri.

Nei confronti di 1528 persone sono state aperte procedure investigative correlate alla libertà d’espressione; in 534 casi si è giunti a decisioni di condanna.

599 rifugiati sono giunti in Turchia e sono stati arrestati; 8177 deportazioni hanno avuto luogo. i corpi di 53 guerriglieri delle Forze di Difesa Popolare (HPG) non sono stati riconsegnati ai familiari

. Kiziltepe

Lasciamo Mardin per un pomeriggio tutto al femminile. Ci aspettano le donne della cooperativa Kadin, la prima nel suo genere a Kizeltepe. In una zona in cui l'unico lavoro consentito alle donne e' stare in casa, fare figli e badare alla famiglia, vederle invece insieme con lo sguardo puntato ad un obiettivo comune ci riempie di speranza. Lo scopo della cooperativa e' quello di "liberare le donne" consentendo loro una fonte di guadagno autonomo per affrancarsi dal controllo di una societa' patriarcale. Insieme imparano a leggere e scrivere, a tessere ricami che raccontano la loro cultura, a fare il pane per poi rivenderlo ai negozi della citta'. Un progetto sostenuto dalla locale Agenda 21, che ha preso forma grazie al coraggio di 16 donne che hanno voluto far sentire la propria voce superando la diffidenza degli uomini e le difficolta' del contesto in cui si trovano a vivere. A raccontarlo e' Serife, la direttrice della cooperativa che ora ci sorride dietro alla sua scrivania ordinata aspettando solo di mostrarci il laboratorio di tessitura che si trova nel seminterrato.

Il pranzo e' prenotato in un ristorante speciale. E' gestito solo da donne. Anche in questo caso il sostegno arriva dalla locale Agenda 21, ma e' stata la sindaca di Kiziltepe ad aiutare queste donne assicurando loro un luogo per svolgere le attivita' dell'associazione e gestire il ristorante che contribuisce al suo autofinanziamento. Tra le attivita' dell’associazione si conta un progetto di alfabetizzazione per donne curde che ancora non conoscono il turco, percorsi di sostegno psicologico e di reinserimento sociale.

 Una storia come tante

Il nostro autista ha 38 anni ; si scopre il suo braccio,   che mostra delle  grandi ed estese calcificazioni. Ci racconta che  durante una seduta di tortura i militari gli hanno rotto i polsi. , il motivo : ha due fratelli nella guerriglia . Lo arrestarono con l’accusa di detenzione di armi destinate al PKK. Ma a mettere quelle pistole nel bagagliaio della sua auto, proprio durante la perquisizione,  erano stati gli stessi poliziotti, che poi si accanirono contro di lui.
Ogni famiglia kurda ha vicende come questa da raccontare: storie di repressioni, di brutalità, di torture e violenza contro persone che chiedono solo di vivere liberi sulla propria terra.


Hasankeyf

L’intera giornata è stata dedicata ad Hasankeyf, stupendo sito archeologico che la diga di Ilisu sommergerà. La lotta militare per l'indipendenza della popolazione curda, prima, e la lotta di questi ultimi anni per la democrazia e il riconoscimento dell'identità politica e culturale curda è costata molto alla popolazione curda e turca. Migliaia di morti, una repressione brutale e il carcere per migliaia e migliaia di curdi da parte del governo turco. Negli anni '90, in una campagna militare contro il partito curdo Pkk, le forze di sicurezza turche distrussero 3.428 villaggi curdi: più di tre milioni di persone furono costrette ad abbandonare le terre d'origine, per essere sfollati nelle periferie delle grandi città, in improvvisati campi profughi come a Istanbul o a Dyarbakir, o come migliaia di attivisti costretti a fuggire dalla Turchia per non essere torturati e condannati ad anni e anni di prigione.
A questi si aggiungeranno  gli sfollati provenienti dalle vallate sommerse dalle acque  delle dighe previste dal Gap.
Infatti, la diga di Ilisu continuerà l'opera di spopolamento:  finiti i lavori sarà la seconda diga del paese, sommergerà 6mila ettari di terre arabili e il bacino idrico che si formerà inonderà una valle lunga 136 km, con una produzione di 3833 Gwh l'anno per 300 milioni di dollari di ricavati. Il rovescio della medaglia è ovviamente drammatico: oltre 289 siti d'inestimabile valore archeologico verranno spazzati via e più di 200 insediamenti umani saranno sommersi, costringendo 55mila persone allo sradicamento, alla perdita del lavoro, delle case o al trasferimento forzato in altre zone del paese, esposte all'esclusione sociale e all'emarginazione. Anche dal punto di vista ambientale la diga di Ilusu presenta delle falle e per questo viene duramente osteggiata dalle oltre 72 organizzazioni (centri culturali, municipalità locali, volontari, sindacati, associazioni per i diritti umani) attive in Turchia che chiedono la sopravvivenza di Hasankeyef, denunciando, oltre ai danni sulle popolazioni locali, i rischi di crolli della roccia su cui sorge il villaggio, non adatta a sostenere il carico generato dall'invaso, per la riduzione della bio-diversità a causa dei cambiamenti indotti negli ambienti fluviali, il rischio di scomparsa della fauna locale e quelli conseguenti all'aumento di umidità sui resti archeologici nonché sul rischio di variazione nel regime climatico dell'area e sulla possibilità della diffusione di infezioni e malattie, malaria in primis.
 Gli abitanti di questo luogo da sogno sono destinati ad andarsene come tutti gli abitanti dei villaggi circostanti (circa 50 mila). Per il momento non hanno nessuna certezza riguardo la riallocazione degli abitati, con buona probabilità andranno ad alimentare le masse di sfollati che trovano spazio nelle periferie delle grandi città di questa regione.
La loro terra, le loro piccole case saranno sommerse, come i resti della nostra civiltà nata lungo il Tigri, in Mesopotamia.
 Uno scempio che diventa violazione di diritti per chi qui è nato e vuole continuare a vivere. E un sopruso a cui è necessario opporre un secco no. Insieme a tutte le delegazioni europee ci siamo così dati appuntamento oggi ad Hasankeyf per chiedere insieme ai nostri compagni curdi di salvare questo incantevole sito in cui affondano anche le nostre radici storiche. Eravamo in tanti, con i nostri striscioni ed era presente anche la deputata del Dtp Ayla Akat, oltre al vicesindaco di Hasankeyf e agli studenti dell’Università e i rappresentanti di associazioni e della società civile.
Come segno di speranza e di pace qui abbiamo piantato molti alberi. Alcuni ragazzi curdi ci hanno chiesto quale nome avevamo scelto per il nostro albero e così abbiamo deciso di chiamarlo “Azad”, che significa libertà.

 

 Nusaybin : incontro col Sindaco e col DTP

La giornata inizia con l'incontro piu' importante fino ad ora: il sindaco di Nusaybin Mehmet Tanhan (DTP) arrestato e torturato quattordici volte in 15 anni. Inizia il suo discorso spiegandoci come dopo tanti annı di silenzio la questione curda sia presa in considerazione , almeno a parole, nelle alte sfere della politica turca e internazionale, nonostante la costituzione contınui a ignorare completamente le istanze di ricoscimento di identita' minoritarie. Un altro spıraglio e' dato dalla ammissione dell'esistenza di chi e' "di origine kurda" in sostituzione della consueta definizione "turchi di montagna". Un passo importante per la risoluzione della questione kurda dovrebbe essere una presa di posizione senza se e senza ma da parte della UE o come dice Mehmet "La via per l'Europa passa da Diyarbakir" e la nostra presenza dovrebbe dare voce a queste istanze.
Ci parla poi della sua municipalita' premettendo pero' che i suoi poteri sono limitati e subordinati al Kaymakam, prefetto designato dal governo centrale turco, da cui dipendono  anche la polizia e gli apparati statali locali e la possibilita' di accedere a finanziamenti straordinari (mai concessi alle municipalita' rette dal DTP). Per finanziare la municipalita' il governo centrale attinge ai proventi derivati dalle tasse per il 5 per cento mensile (a cui viene pero' sottratto il 40 per cento a causa dei debiti contratti nel tempo dalla municipalita' stessa). Per quanto riguarda la composizione dei vari organi di governo locale il consiglio provinciale con sede a Mardin conta 5 membrı su 5 appartenenti al SHP (formazione politica  nelle cui file sono stati eletti i parlamentari del DTP come indipendenti) mentre a Nusaybin il consiglio e' formato da 24 membrı DTP e uno AKP. C'e' un'importante democrazia partecipativa dal basso ogni settımana c'e' un ıncontro con la popolazione per stabilire l'agenda delle priorita' mentre una volta al mese per quanto riguarda i problemi urbanistici. C'e' un alto tasso di disoccupazione che in inverno tocca il 75 % mentre in estate scende al 50% per i lavori stagionali, come la raccolta del cotone e dei pistacchi. Prima di lasciarci il Sindaco ci invita a cena a casa sua.
Proseguiamo la giornata con l'incontro con il DTP locale che conta 2500 iscritti di cui la meta' donne. Questo partito ha relazioni con diverse formazioni internazionali fra cui i Verdi tedeschi. La richiesta piu' importante e piu' urgente che ci rivolgono e' quella di inserire con forza la questione kurda nell'agenda del parlamento europeo perche' prenda una posizione chiara e decisa contro le politiche discriminatorie turche.
Sotan, membro del DTP e presidente della neonata organizzazione femminile Kadin Dirngi ci illustra brevemente lo scopo per il quale e' stata fondata: emancipare le donne attraverso l'alfabetizzazione letterale e musicale, e aıutarle nella rıcerca del lavoro.
 

Nusaybin : newroz tra musica e lacrimogeni

Oggi e' la festa della liberta', del fuoco che abbatte i muri del'ingiustizia, il giorno della pace. Noi, delegazione da Nusaybin, ci siamo scritti sulle guance” asiti”,pace. E' questa la speranza e l'augurio per i nostri compagni kurdi, e anche il tema del Newroz 2008. La giornata trascorre bene, tra discorsi canti e danze. I kurdi ci abbracciano, ci baciano,siamo sul palco d'onore con la moglie di Musa Anter .Tutto procede benissimo al momento del finale, all'improvviso, partono i gas lacrimogeni, tutti fuggono, alcuni cadono, i bambini sono i piu colpiti.
Ci cerchiamo nella folla, i nostri occhi lacrimano, continuiamo a tossire,respiriamo a fatica, qualcuno vomita, tutti chiedono acqua fra le urla dei bambini e il rumore degli spari. Respiriamo meglio con la sciarpa coi colori proibiti, che alla perquisizione dell'entrata ci era stata sequestrata e poi ridata in seguito alle nostre insistenze.  . I kurdi ci aiutano a guadagnare una zona in cui l'aria e' piu' respirabile. I bambini che ci hanno accompagnato per tutta la festa insieme ed alcuni kurdi ci portano all'albergo offrendoci il viaggio in taxi e rimanendo con noi fino a che non arriva la nostra seconda guida. Noi stiamo bene, siamo solo arrabbiati ed indignati perche' una manifestazione pacifica si e' trasformata in un inferno. Ripreso il fiato cerchiamo subito di contattare Aladdin, la nostra guida,  che dopo qualche tentativo ci risponde e ci dice che e' ferito ma sta bene e che gli scontri continuano con la polizia che spara sulla folla inerme e che ha notizia di feriti per i lacrimogeni. Gia dall'inizio del Newroz ci aveva colpiti l'enorme schieramento militare: c'erano carri armati, autoblindo e moltissimi poliziotti in tenuta antisommossa mentre per circa ventimila kurdi era disponibile solo una piccola ambulanza. Questo e' il Kurdistan e cosi' si comporta il governo turco che a parole dice di porsi la questione kurda e a fatti lancia lacrimogeni su donne e bambini ed anche su di noi che siamo delegazione di pace. Ancora di piu' sentiamo i kurdi come compagni, fratelli,amici.!

Il bilancio degli attacchi ai festeggiamenti del Newroz:

20 Marzo
Cizre- I guardiani dei villaggi hanno attaccato con armi da fuoco (kalashinkof) la gente che festeggiava il Newroz. Sono stati feriti Nedim Ertan di 25 anni alle gambe e in faccia. Reşit Kolanç di 35 anni alle braccia. Nurettin Kolanç di 50 anni in volto Feyruz Kolanç di 25 anni alle gambe e Şerif Turan di 17 anni ai piedi.

Silopi - La Polizia ha attaccato con gas lacrimogeni e carri armati. Sono stati feriti Recep Aşan di 15 anni alle gambe e uan decina di altri manifestanti. Sono stati fermati 18 persone, di cui 8 arrestate e portate in carcere.

İzmir /Narlıdere- La Polizia ha attaccato durante la manifestazione per il Newroz, e vi sono stati 4 feriti.

Suriye/Qamişlo- Durante i festeggiamenti del Newroz l'esercito siriano ha attaccato con armi da fuoco . Sono morti 3 giovani. Centinaia i feriti.

Malatya- La polizia e la "jandermeria " hanno eseguito perquisizioni nelle case per tutta la notte.Hanno arrestato 16 persone, condotte poi a Malatya, dover so trova un penitenziario di tipo E.

21 Marzo
Urfa/Viranşehir- Dopo i festeggiamenti vi sono stati scontri con 11 feriti

Mardin/Nusaybin- Dopo i festeggiamenti, centinaia di manifestanti hanno marciato. La polizia con carri armati, armi da fuoco e gas lacrimogeni ha attaccato i manifestanti. Kadri Bilen ( di 23 anni ha riportato gravi ferite da arma da fuoco allo stomaco. La polizia ha spezzato il braccio ad uan donna. Si chiama Vesile Kaçmaz. Inoltre Netice Elçioğlu, Rumeya Arık, Sebahat Bilgiç, Halime Konak, Bahar Karlan, Kadriye Ekine e Türkan Alaca sono stati portati all' ospedale a Nusaybin a causa dei gas lacrimogeni

22 Marzo
Van- La polizia con carri armati e armi da fuoco è intervenuta contro la popolazione inerme, che stava davanti alla sede del DPT per ascoltare la lettura di un comunicato stampa. 70 persone, tra le quali 14 poliziotti sono stati feriti. Gülşah Aslan, Ayhan Kurt, Yüksel Sönmez e Ayhan Mayan sono stati feriti gravemente e sono stati portati all' ospedale di Van. Zeki Erinç è morto colpito da proiettili.Vi sono stati 130 fermi.

Hakkari - La polizia ha attaccato la popolazione inerme che stava per ascoltare davanti alla sede del DPT un comunicato stampa. Sono stati ferite 23 persone, tra cui l' ex-sindaco di Hakkari Metin Tekçe. Sono stati fermate 50 persone e anche 5 membri della delegazione italiana. Dopo una notte i 5 italiani sono stati rilasciati. I gas lacrimogeni sono stati lanciati dagli elicotteri.

Siirt - La polizia ha attaccato la popolazione che voleva festeggiare il Newroz. Ci sono stati molti feriti, di cui due gravemente, colpiti da proiettili: Ahmet Bartık e Sosın Özalp. I feriti gravi sono stati portati al facoltà di Tigre. Ci sono state 16 persone fermate dalla polizia tra le quali molte erano ferite.

23 Mart
Yüksekova- La polizia ha attaccato i manifestanti con armi da fuoco. Le persone colpite con armi da fuoco sono state portate all' ospedale di Van. Si chiamano Selim Akbaş, Raif İren e Savaş Babalıtaş. İkbal Yaşar ha perso la sua vita per i colpi di arma da fuoco che gli hanno trapassato il torace.
I commercianti per protestare contro gli attacchi hanno chiuso per tutta la giornata i loro negozi.

Urfa- Dopo i festeggiamneti sono stati fermati 123 persone dalla polizia.

Amed- A seguito dei bellissimi festeggiamenti per il Newroz sono stati fermati 10 giovani, colpevoli d'aver gridato slogans a favore del PKK e del loro leader.

Batman- Dopo i festeggiamenti del Newroz, la polizia è intervenuta e ha fermato 8 persone.

Elazığ- Durante la notte esono stati fermati 19 giovani. Sono stati arrestati 16 di cui 12 studenti universitari dell'Eurofrante.

Izmir- Prima e dopo i festeggiamenti del Newroz sono stati fermati 250 persone.

 

Ora che siamo tornati in Italia sentiamo il dovere morale di raccontare la nostra esperienza al fianco di un popolo fiero, coraggioso, che spera in una soluzione pacifica con l’aiuto della comunità internazionale: non possiamo passare sotto silenzio le quotidiane violenze immotivate  che anche noi abbiamo visto e subito durante la nostra permanenza, ferimenti ed   uccisioni di civili inermi, molte volte minori, le sparizioni, le distruzioni di villaggi, la pratica fratricida delle guardie di villaggio, le continue violenze ed intimidazioni che subiscono i difensori dei diritti umani sia turchi che kurdi, le condizioni di inumano isolamento di Ocalan.
Crediamo che ci sarà democrazia in Turchia solo quando l’identità ed i diritti dei Kurdi saranno pienamente rispettati.
Nutriamo, però, seri dubbi riguardo alle intenzioni del governo turco per quanto concerne l’accettazione degli standard europei in relazione ai diritti dei Kurdi; abbiamo visto coi nostri occhi come siano discriminati in qualsiasi manifestazione della loro identità, come chi chiede la pace - ad esempio  durante le manifestazioni contro la guerra di invasione nel nord Iraq e  durante la festa pacifica del newroz,  - siano brutalmente arrestati, come siano volutamente mantenuti in povertà ed arretratezza, come per loro non esista giustizia.
Attraverso questo semplice rapporto vogliamo dar voce alle loro voci, sempre inascoltate che chiedono , giustizia, democrazia, libertà e dignità

Marzo 2008

Sul sito dell'Associazione Jambo sono ospitate le fotografie del Newroz 2008.

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ultimo aggiornamento 27/12/2016