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Considerazioni tibetane

Ho appena fatto un viaggio in Tibet … e mi chiedo: ma esiste ancora il Tibet? Fisicamente sì, ci sono ancora i suoi paesaggi mozzafiato e i bellissimi monasteri, anche se molti sono stati ricostruti dopo la distruzione operata dall'esercito cinese. Quello che sta scomparendo è il popolo con la sua fede religiosa e le sue tradizioni millenarie sbeffeggiate dall'irrispettoso turismo di massa cinese, che vede in Lhasa e nei suoi dintorni una sorta di Disneyland, in cui farsi fotografare mentre gioca con la ruota delle preghiere (ornamento tradizionale dei pellegrini!) e che addirittura nei maggiori luoghi di fede chiede al pellegrino di fermarsi nel suo cerimoniale di preghiera fatto di inchini, flessioni e coricamenti in terra per provarlo a sua volta mentre il marito o la moglie filmano divertiti.
Le grosse città altro non sono che grandi bazar di merceria e paccottiglie varie cinesi, in cui non mancano le numerose divise verdi dell'immancabile esercito e i tanti tantissimi postriboli, che a volte non si sforzano neppure di mascherarsi in karaoke.
Grottesco è parlare del ministero alle funzioni religiose che in Cina vorrebbe nominare i vescovi cattolici e i grandi capi del buddhismo tibetano, quei lama che per secoli si sono alternati secondo le dure e complesse regole della reincarnazione che possono far sorridere il più pragmatico degli occidentali ma che sicuramente sono più giuste dell'esistenza di un ministero religioso in un paese che si vanta di grande tradizione di ideali comunisti. Malgrado la presenza di infiniti convogli militari nelle zone più lontane dalla città in cui trovano facili poligoni di tiro nel deserto d'altura, malgrado la presenza costante della solita pattuglia di polizia davanti ai monasteri più importanti, malgrado la continua opera di dissuasione della polizia segreta (non va dimenticata la tristemente famosa Prigione di Drapchi in cui avvenivano interrogatori e sparizioni di dissidenti denunciate da Amnesty International e da altre organizzazioni umanitarie) , adesso l'invasione è pacifica, operata da famiglie sostenute economicamente dal governo per stabilirsi qui a caccia di lavoro e facilitate nell'opera da quella grande impresa ingegneristica che è la nuova ferrovia da Pechino a Lhasa, senz'altro un'opera avveniristica con i suoi vagoni pressurizzati, ma un'opera decisamente vergognosa a livello etico, perché sicuramente rappresenterà il colpo di grazia ad un popolo in estinzione sul suo proprio territorio.
Si consiglia agli occidentali un tipo di turismo sostenibile, senza appoggiarsi alle agenzie cinesi e utilizzando alberghetti e ristoranti tibetani, ma ciò è sempre difficile se non impossibile per la non volontà di accogliere turisti indipendenti e per la sospetta lungaggine della burocrazia governativa nel concedere visti e permessi.
Sopravvivono gli angoli più remoti come il pellegrinaggio al monte Kailash, ma ancora pochi mesi e la superstada da Lhasa sarà completata, e anche questo luogo santo potrebbe diventare una nuova Disneyland per i nuovi capitalisti del nuovo millennio, mentre il mondo distratto si dimentica che il popolo tibetano ormai esiste soltanto come ospite in India e come sogno nella mente del Dalai Lama, premio Nobel per la Pace!

Foto e itinerario del viaggio in Tibet


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ultimo aggiornamento 27/12/2016