H O M E P A G E

Secondo viaggio on the road negli States

Parte 2

Route 66 in Oklahoma
Clima disastroso in California mentre qui in Oklahoma è riapparso un sole bello caldo. Ieri un pò di preoccupazione per le gomme ma la pressione è a posto e, dopo telefonata con il call center del noleggio auto, riparto tranquillo. I nativi indiani si muovono su auto più che scalcinate mentre per il resto ci sono soprattutto dei gran macchinoni. Ho superato Oxford, Manchester, Kremlin, Nash, Petersburgh e ho attraversato ben due volte il Sand Creek, e oggi mi dirigo verso Clinton, dove al museo della Route 66 riesco a recuperare una buona mappa ma ciò non toglie che trovare la vecchia strada è impegnativo e perdo un sacco di tempo finchè la trovo a Canute e ne faccio un centinaio di miglia, oggi siamo ad un totale di 320. Tanti i motociclisti nelle zone museali, poi graffiti e stazioni di benzina abbandonate. Mi fermo a dormire in piena campagna texana a MacLean al Cactus Inn, tra la musica dei grilli e il rumore in lontananza della trafficatissima I-40. Per mangiare c'è solo un posticino deve però fanno il miglior hamburger del Texax (!!) e infatti ci trovo anche i due sceriffi della contea, armati a puntino!
Ho superato la metà del viaggio e sto cominciando ad avere le idee più chiare sul proseguimento. Quando torno a casa mi sono ripromesso di guardarmi ancora il film "Easy Rider".

Alamogordo
La notizia del giorno è che ieri sera sono riuscito a rompere per la seconda volta un paio di occhiali, per fortuna solo la stanghetta così sono comunque riuscito a leggermi tutto un libro e soprattutto sono ancora in grado di guardare le mappe stradali alla sera. Mi sono fatto ancora un bel pezzetto di Route 66 ma è sempre complicata e a volte la strada è addirittura sterrata così dopo essere arrivato al famoso Cadillac Ranch di Amarillo ho deciso di abbandonare e guadagnare miglia rispetto al mio programma, così sono arrivato quasi al confine con il Messico, ad Alamogordo.
Sulla strada oltre ai segnali che prevedono l'arresto in caso di ubriachezza, tanti quelli contro l'autostop con pene alte per chi carica passeggeri e avvisi che c'è un notevole sistema di controllo per combattere i clandestini!! Entrato in NewMexico ho fatto un bel carico di mappe presso il visitor center, dove l'impiegata mi ha subito battezzato come italiano.
Alcune soste eclatanti come quella a Groom dove c'è la croce "più grande dell'emisfero occidentale" con attorno una via crucis e l'"immancabile" lapide per le vittime dell'aborto. Sulla strada un sito pacifista con tante incisioni in ferro su cui campeggia il testo di "Imagine" di John Lennon. Stasera mi mangio un bisteccone al Pepper's Grill e trovo una cameriera che ha viaggiato abbastanza, soprattutto in Australia, e a fine cena mi scrive a penna sulla ricevuta "Enjoy your travel" e si guadagna ancor di più la sua doverosa mancia.
Sono tornato decisamente in zona desertica, e non mancano i cespugli rotolanti sulla strada. Ridendo e scherzando anche oggi 444 miglia. Effettivamente il New Mexico è la zona dove ho incontrato più polizia sulle strade. E concludo dicendo che per girare bene gli States ci vorrebbe un camper e soprattutto nessun limite di tempo. Ah dimenticavo, oggi primo giorno di pioggia per fortuna non esagerata mentre stasera si sta scatenando un bel temporale con tuoni e fulmini, speriamo si sfoghi per bene.

New Mexico
Dire che stasera sono stanco è decisamente riduttivo! Sono arrivato a SantaFe e al primo motel mi sono buttato dentro a cercare da dormire poi sono andato nel posto più vicino a cenare, per la prima volta in un ristorante italiano ... e devo ammettere che ho mangiato abbastanza bene anche se definirlo cibo all'italiana mi sembra esagerato: insalata gigante e fettuccine spinaci e gorgonzola (quasi inesistente) con sopra medaglioni di manzo. Perlomeno in Italia sarebbero stati due piatti differenti, un primo e un secondo.
La giornata è partita con l'annuncio in televisione di probabile tornado ad Albuquerque e poi spesso la radio in macchina è stata interrotta dall'annuncio di strade chiuse, effettivamente è piovuto tutto il giorno rovinando i miei piani soprattutto quelli fotografici ma era chiusa la I-40 a ovest mentre arrivato ad Albuquerque io ho girato ad est ... tra l'altro districandomi bene sotto la pioggia e nel traffico a dir poco caotico!!
Però la giornata era iniziata camminando a piedi scalzi sulle dune di fresca sabbia bianca al White Sand Monument, decisamente affascinante pensando che quella è la sabbia che molti cercano ai tropici. Sulla strada grosso checkpoint della polizia, sono costretto a fermarmi e alla domanda del poliziotto rispondo con sicurezza "yeah!" manco avessi capito la domanda, ma mi lascia andare velocemente. Purtroppo è pioggia costante così tiro dritto per miglia (altre 3382) e poi mi butto sul Turquoise Trail, una eccezionale strada panoramica piena di paesini abbandonati tra cui Madrid, diventata un rifugio per artisti ed hippies, vi cerco da dormire ma mi dicono che è troppo tardi: sono le 17.30! Se domani smette di piovere mi riprometto di tornare su questa strada però il paesaggio è meraviglioso, da tipico film western, e i paesini abbandonati decisamente affascinanti, speriamo bene.
Al motel simpaticissima la receptionist che mi dà un sacco di dritte e di mappe ... utilissime se smetterà di piovere. Addirittura attorno a Denver pare sia nevicato ma ci penseremo nei prossimi giorni.

Una giornata uggiosa a Santa Fe
Una sola parola per descrivere la giornata odierna: pioggia ! Tutto il giorno con qualche breve break e addirittura una decina di minuti di grandine. E per restare in tema d'acqua appena arrivato al motel per la prima volta approfitto della piscina con preferenza per la vasca d'acqua calda, dove già stazionava una coppia del Michigan che apprezza il mio tour ben diverso da quello dei soliti turisti verso NewYork o verso la Florida, poi ci mettiamo a parlare di India e della diversa concezione delle regole che hanno gli italiani rispetto ai nordamericani.
Oggi la pioggia ha messo a dura a prova anche il mio senso dell'orientamento infatti per entrare nel centro di SantaFe ho dovuto fare due tentativi, ma ne è valsa decisamente la pena perchè la cittadina è molto piacevole. Ma la giornata è cominciata con il ritorno al Tourqoise Trail con l'affascinante Cerrillos, un paesino abbandonato che sta riprendendo vita, il classico posto dove uno sognerebbe di venire a trascorrere la vecchiaia. Poi ancora Madrid, con la sua brillante comunità di artisti e hippies, gioiellieri e volontari nei pompieri. SantaFe sembra un paesino messicano con la sua bella chiesa di San Francesco d'Assisi superata però da quella di Taos soprattutto per il meraviglioso interno.
Il paesaggio sempre bello con il Rio Bravo che scorre tra alberi dal classico color giallo autunnale e il Rio Grande che ha creato un canyon maestoso, molto profondo che sotto il cielo plumbeo trasmette un certo timore così sto a debita distanza dal burrone. La mia italianità fa sempre colpo, prima in chiesa dove un inserviente mi racconta la sua vacanza romana poi in un bel bar di SantaFe dove un vicino di bancone ricorda con passione il suo viaggio tra Siena, SanGimighnano e le meravigliose Cinque Terre. A Taos mi rifugio sotto i portici dove posso anche ammirare le tante gallerie d'arte contemporanea ispirata all'arte dei nativi. Ho sempre il timore che questa pioggia si trasformi in neve così mi riaffaccio in Colorado e sosto ad Alamosa. Il benzinaio sikh dice che il sole tornerà soltanto venerdì pomeriggio. I camerieri sono sempre sveltissimi a consultare lo smartphone sia per spiegare una parola non compresa dal cliente straniero sia per fare un cocktail che non conoscono.
Prima di arrivare a destinazione, mi attraversa la strada un coyote, io rallento e ci guardiamo negli occhi con reciproco rispetto!

Colorado ma piovoso
Il tempo continua inclemente, non è mancata nemmeno oggi la quotidiana grandinata oltre a vari acquazzoni e ad un cielo sempre scuro, malgrado l'apparizione timidissima del sole. Una certa apprensione l'ha creata anche la visione di pinete completamente imbiancate di neve ai lati della strada nei passi più alti. Se avevo dei dubbi adesso so con certezza che stanno assiduamente lavorando anche gufi italiani!! Nella sfortuna anche un lato positivo, il freddo e la pioggia hanno reso molto più dura la sabbia per cui scalare le immense dune del Great Sand Dunes National Park è risultato molto più facile che scalare dune in altre parti del mondo. Devo ammettere che mi ha affascinato maggiormanete il parco delle dune bianche di Alamogordo, malgrado bisognasse fare molta attenzione a scattare foto per la vicinanza di un importante sito missilistico militare. I panorami del Colorado non deludono nemmeno con il brutto tempo e sono sempre, come da nome, coloratissimi soprattutto in questa stagione autunnale. La libertà di utilizzo della marihuana in questo Stato mi fa pensare che gli utilizzatori siano tantissimi, infatti in ogni posto che sono entrato mi ha aperto la porta un cliente sorridente con un "Welcome" smagliante. Sulla strada non sono mancate le clacsonate, ma sotto la pioggia non vado certo forte, anche se andare ai 55/60 miglia all'ora non è andare piano, sono quasi i 100 km/h. A Cortez vado a cenare e ottimamente in un ristorante gestito da una famiglia messicana, e già la musica all'entrata trasmette buonumore poi si parla in spagnolo, che tra l'altro sta diventando la lingua più parlata degli States e alla fine si rivelerà anche come la miglior cena di tutto il viaggio. Le previsioni danno leggero miglioramento ma domani non potrò prendermela comoda come stamattina.

Black Gunnison
Tempo non perfetto ma decisamente più accettabile per visitare gli ultimi due parchi del viaggio e proprio all'ultimo mi scappa un doveroso "Wow!" , non sarà il Gran Canyon ma il Black Canyon di Gunnison è un signor spettacolo della natura. Ho iniziato la giornata con la visita al parco della Mesa verde reso famoso dalle abitazioni nelle roccie degli indiani anasazi, piacevole. Poi attraverso le montagne imbiancate di Silverton e Ouray, vecchio centro minerario, mi sono diretto al secondo parco. Sempre gentili e disponibili i rangers.
Ho convinto un californiano ad andare in Italia presto per ammirare lo Stromboli oltre all'Etna che era già nei suoi programmi. Cena sempre ottima in un altro ristorantino messicano a base di burrito. Dopo l'ultimo parco sbaglio il conteggio delle miglia e arrivo a Gunnison con un bel buio costeggiando due grandi laghi, tra cui il lago Forchetta, Fork Lake. Si cominciano a trarre le conclusioni senz'altro positive su questa mia seconda esperienza negli Stati Uniti, visto che la meta di domani è l'aeroporto di Denver. In tv tutti sintonizzati sul terribile uragano Patricia che ha colpito il Messico mentre procedono gli scontri in vista delle primarie elettorali americane.
Mi sono scusato nel ristorante perchè a volte non capisco ma parlano troppo veloce, così il simpatico padrone di ottimo spirito latino ne ha approfittato per redarguire la bionda cameriera mentre io la difendevo strenuamente dopodiche tutti e tre abbiamo cominciato a dialogare in spagnolo. Appena sveglio mi era scappato l'occhio sulla pubblicità dell'albergo, molto azzeccata per queste giornate: "Le idee migliori vengono sotto il sole"! Oggi soltanto 305 miglia. Il receptionist del motel dice che per Denver ci vogliono poco più di quattro ore di auto, quindi partendo alle 8 dovrei riuscire a consegnare l'auto in tempo per le 17.

Ritorno a casa.
Appoggio su una scansia il Pass per i parchi americani poi comincio a sistemare casa perchè il fuso orario non mi dà scampo, e sì che le ultime due giornate sono state impegnative, ma il sonno non arriva. A Gunnison mi sveglio convinto di trovare il sole invece i vetri dell'auto sono ghiacciati, me la prendo comoda e piano piano la giornata migliora, così posso scalare con tranquillità l'ultimo passo innevato del Colorado. E' sabato e non c'è un gran traffico per ci arrivo a Denver in anticipo, giusto in tempo per segnalare un danno al parabrezza dell'auto sperando che l'assicurazione faccia il suo dovere. C'è un sacco di gente con gli sci sull'auto.
Il volo per Londra è eccezionale, aereo semivuoto e io posso coricarmi su quattro sedili, che figata!! Invece la sosta ad Heatrow è pesa, aeroporto smoking free, così decido di uscire e mi trovo a chiaccherare con un simpatico ragazzo romano-bolognese di ritorno dal Canada per lavoro. In Italia poi la sorpresa della batteria scarica ma poi con due bei cavi riesco a partire e dopo due ore sono a casa: che fatica! Ma che fatica anche spiegare ad un cinese che la sua passione verso il calcio è ben diversa da quella che c'è in Italia.
Intanto scorrono i ricordi di questa cavalcata on the road. La foto che mi immortala sotto la Devil's Tower rimane senz'altro l'immagine più significativa di questo viaggio, poi sì c'è una nuova felpa, il magnete per la mia barista di fiducia e un libro da regalare sulle piante del deserto senza dimenticarsi il volume National Geographic dei parchi e dei monumenti nazionali americani. E ancor di più c'è la voglia di ripartire presto verso qualche nuova meta!
In totale ho fatto 4935 miglia, cioè circa 9000 chilometri!!


Prima Parte

Itinerario del secondo viaggio negli Stati Uniti

I racconti sono stati inizialmente pubblicati sul Blog "Tentativi digitali" dove sono presenti anche molte altre foto.


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ultimo aggiornamento 26/12/2016