H O M E P A G E

Deserto libico

Carovana nel mare del non ritorno

Quafila Fi Bahr Ennasiene: riflessivo viaggio alla ricerca delle proprie emozioni, tra zone archeologiche e siti rupestri negli immensi spazi naturali del deserto libico, in compagnia di affettuosi amici di...vita.

Nuvole ... sopra i nostri pensieri. Sorvolando il Mediterraneo planiamo dentro ali metalliche dal mondo razionale verso l'infinito mare di sabbia attraverso Tripoli, sua naturale porta d'accesso. Riflessioni grigie, storie d'amore gravosamente risolte, nodi da sciogliere, cuori solitari in attesa di nuovi palpiti, stress da lavoro, desideri di svuotare la mente dentro corpi stanchi di correre tra scrivanie e computer sotto un cielo uggioso, dove anche il sole imbronciato nega la sua presenza. Sette anime desiderose di mettersi alla prova in una nuova affascinante esperienza di viaggio: il deserto dell'Acacus. Tappe preliminari di avvicinamento ad esso, dopo contatti dell’agenzia locale con autisti, mezzi di trasporto ed acquisto integrativo dei viveri necessari, sono: Sabratha, splendida città costruita sulla costa dai Romani nel I sec d.C., Nalut sede del Qasr Al Haj, granaio vecchio di 300 anni, e Ghadhames, mitica oasi la cui Medina è stata dichiarata patrimonio internazionale dall’Unesco. L'anziano Abdu Salam guida per l'oscuro e fresco labirinto di vicoli riparati dal sole ed improvvisamente confluenti in piazzette aperte alla luce, dove le case imbiancate di calce risaltano il loro candore tra il verde di gelsi e palme traboccanti di dolci datteri. Alcune abitazioni presentano porte di legno riccamente borchiate con dischetti di cuoio colorato, indicanti che il proprietario ha adempiuto l'Hajj, uno dei 5 dogmi coranici islamici, che predica il pellegrinaggio ai luoghi sacri della Mecca una volta nella vita; su alcune pareti mani in stucco tengono lontano il malocchio mentre resti di capitelli romani sono murati in qualche spigolo; i loro interni invece decorati con specchietti policromi e decorazioni rosse presentano intatti arredi tipici dei berberi.

Hammada ed erg ... intorno a noi. Con due 4x4 stagionate come cammelli e due driver El Hadi-Nehjim e Mabrùk come paladini in questa avventura, lasciamo alle spalle Ghadhames ed ogni segno di civiltà verso l'ignoto splendore sabbioso, portandoci dietro come casa la tenda. Cinque emuli viandanti con simili vissuti, due 4x4 e due driver Omar e Masoud, costituiscono un secondo gruppo in tandem con la carovana. Tanta la voglia di andare, naturale ancora la razionale collettiva circospezione in attesa di socializzanti eventi e più approfondite conoscenze.
Tra l'alternarsi dei fondi pietrosi dell'Hammada Al-Hamrah e delle prime distese sabbiose, Mabrùk ferma istintivamente la jeep gridando "Tartufi!". Avanzando tra cespugli secchi inizia una certosina raccolta di bianchi tartufi del deserto dal soave profumo, "buoni nella chorba" - dicono gli autisti - finchè il calare della prima sera spinge a cercare campo a Kaher Mellet, pochi km. fuori la pista, con tende piantate quasi al buio tra piccoli semi spinosi spinti dal vento che s'attaccano su tutto. Lo "chef Nicolò" si dà da fare per preparare un'ottima cena e la serena atmosfera che si respira intorno al fuoco dove, invitati dagli autisti, i gruppi congiunti sciorinano un repertorio canoro con degustazioni dall'unico bicchiere di mieloso tè all'araba, fa presagire positivi sviluppi di viaggio.

Freddo pungente all'alba ... caldo sole nel corso della mattinata. Ognuno racconta la personale esperienza sulla prima notte in tenda appena trascorsa. Si sa, per chi la vive la prima volta, è un'esperienza emozionante! Il sole comincia a riscaldare i corpi ed i pensieri. La sosta presso un reg, sul cui fondo sabbioso rosa giacciono, come una visione onirica di un quadro di "Magritte", originali sassi bianco pomice erosi dal vento con sembianze animali e di conchiglie, regala la prima emozione quotidiana. Intorno è l'immensità del deserto che pulsa nelle sue differenti forme animali, vegetali, minerali. Di queste ultime è molto ricca l'hammada, dove vulcani spenti da secoli hanno disperso sul territorio circostante sassi multiformi e pietre dai colori più disparati. Mario, di professione bancario e geologo mancato, scrutando attentamente il territorio, descrive i minerali notati: selci fossili, geodi, piccole sfere al cui interno la lava cristallizzata col tempo raffreddatasi ha lasciato un’incavo di forma rotonda, pietre laviche ovoidali esattamente spezzate a metà, piccole formazioni rocciose al cui esterno il cristallo solidificatosi dà l'apparente forma di cioccolata liquida fusa, pietre levigate colore viola che si stagliano dal rosso cinabro del fondo sabbioso su cui poggiano. Raccogliere queste pietre, che nulla hanno da invidiare alle più famose pietre preziose, è un passatempo naturale per tutti. El Misla, la zona immediatamente seguente, presenta una continua distesa di erg sabbiosi, dove gli autisti si divertono, come cavalcassero cammelli, a prendere la rincorsa fino a scavalcarle con sonori fischi ed urletti, contagiosi per noi, permettendoci di scaricare l'emozione. Qualche volta il capodriver Nehjim, accortosi di non trovare più balise (segnali segnapista spesso fatti con cumuli di pietra) perchè sepolti dalle dune di sabbia sospinte dal vento, si ferma a piantare nel punto più alto un bastone indicante la nuova direzione di pista per i futuri passanti. Un'arida radura di sabbia compatta arancione permette sostando all'ombra dell'unica acacia di rigonfiare i pneumatici delle 4 fuori-strada fino all'arrivo a Tin Eidhan, splendido posto dove ai piedi di una barcana, tipica duna mobile a forma di mezzaluna, piantiamo tende in fila indiana fin dentro il suo utero sabbioso, quasi a "fecondarla". Naturale parto è la sua scalata al tramonto con una grande emozione e la certezza di essere alla vista di qualcosa di incomparabilmente esteso, al cui cospetto la nostra piccola presenza giustifica l'appellativo al deserto di "Sahara El Kebira".
Il relax dopocena è sempre assicurato intorno al fuoco degli autisti, che diventa un quotidiano centro socializzante per tutta la carovana. Due autisti raccontano di essere stati già in Italia, ospiti di loro amici italiani, che hanno raggiunto in treno da un capo all'altro della penisola. Chiarendo le nostre rispettive città di provenienza, è tale la sorpresa di Mabrùk nell'apprendere che, pur essendo siciliano e circondato dal mare, anch'io sono raggiungibile in treno da Roma (in quanto sullo stretto di Messina una nave imbarca al suo interno il treno,che viene così traghettato da una sponda all'altra) da ripetere con meraviglia "... treno su nave ... davvero?". L'aggregazione procede con la fusione delle voci dei due gruppi in un unico coro ed i festeggiamenti per Grazia, neofita viaggiatrice con Avventure, con un pasticcio dolce di crackers integrali, nutella e un candelone su cui soffiare sopra esprimendo il classico desiderio!

La carovana avanza shway shway (piano piano) con il suo fardello di umane aspettative e razionali intenti. Il mare di sabbia Eidhan Awbari è uno sconfinato territorio arido, per non perdersi nel quale, è meglio seguire una monotona pista spesso sconfinante in Algeria, lungo cui si notano dei pozzi petroliferi. I concetti di confine in questa terra desertica sono incerti e diversi da quelli stereotipati occidentali, come pure quelli di tempo. Ricordo un paio di imprevisti che oltre a ritardare la marcia fanno stare con il fiato sospeso: perdendo la vista della jeep di Nehjim, Mabrùk fedelmente si ferma ad aspettarlo, poi torna indietro in perlustrazione nel largo wadi, finchè dopo pochi minuti avvista la sua scia polverosa. Nehjim riferisce poi di essersi fermato ad offrire aiuto ad un gruppo di turisti, una jeep dei quali era ferma in panne. In un'altra occasione, un'auto ferma in evidente difficoltà blocca l'intero convoglio per aiutarla a disinsabbiarla con poderose spinte umane e suo collegamento con cavo elettrico ad una jeep. La solidarietà della gente del deserto è unica, paragonabile forse solo ai marinai, proprio perchè gli "erranti" nel deserto come in mare, accomunati dalle non facili condizioni climatiche e territoriali, di cui avvertono istintivamente i pericoli, si prodigano sempre nel soccorso di chi vi incorre.
L'avvicinamento a Ghat procede con l'attraversamento del serir, una pianura sabbiosa con ghourd, piccole dune isolate, progressivamente moltiplicatesi parallelamente per decine di km. fino a formare l'Erg Diwane. E' liberatorio ed eccitante correre ad alta velocità nei larghi gassi (corridoi) che separano le dune rosa, fino a raggiungerne una di forma piramidale e fermarsi in precario equilibrio sulla sua cima, ammirando dall'alto il panorama colore miele rosato. L'oasi di Ghat è una tappa tecnica, in vista dei permessi d’ingresso in Acacus, utile per integrare alcuni viveri e soddisfare esigenze di pulizia personali. Grazia, uscendo dalla doccia ed avendo visto Gioacchino in mutande per la seconda volta in pochi giorni, pensa che forse sia arrivato il momento di proporgli il "matrimonio riparatore". Una visita alla vecchia Medina, nel cui souk parecchi comprano la "che-che" per ripararsi dal sole e dal vento, ed al panoramico Fortino italiano prepara gli animi smaniosi di penetrare nell'Acacus, meta tanto agognata. In questo lembo meridionale di terra libica al confine con Algeria e Niger, c'è un rituale nei saluti durante gli incontri che lascia il segno per la sua immediata schiettezza. Spesso Nehjim incontrando persone non conoscenti le saluta cordialmente con una mano sul petto, con una magica cantilena in arabo "as-salaam 'alay-kum ... kayf haalek ..?", strascicando le parole con tono minore man mano esce fuori dal campo di interazione vocale, che tradotta vuol dire "La pace sia con te! Come stai? Come sta tuo padre?..e tua madre..tuo fratello?Come stanno i cammelli?..e le pecore?", mentre la controparte risponde "Bene". Col pretesto di chiarire alcune di queste parole, inizio un corso di arabo. Alessio e Grazia si scambiano informazioni sui propri siti Web preferiti, mentre Simona la farmacista e Alba l'esperta erborista, da me ribattezzata "Calendula Felix", dissentono sulle proprietà curative di alcune piante officinali. Carlo, forte della sua personale esperienza, butta giù alcuni appunti per scrivere un libro "Come cambiare lavoro in 2 mosse: lasciare l'impiego in banca, dedicarsi all'insegnamento e vivere felici"; mentre Luisa medita nuove proficue scommesse in borsa per poter fare ancora un viaggio entro l'anno, trovando in disaccordo Mario, che aspetta ogni 27 il suo sicuro stipendio mensile da bancario.


Seconda Parte


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1998 - 2018 Marco Cavallini


ultimo aggiornamento 28/10/2017