H O M E P A G E

InterRail 2008

Terza Parte

Svezia
Il treno che arriva poco dopo ha le carrozze specificatamente divise per destinazione. Alcune si staccheranno a metà strada e proseguiranno in un'altra direzione: una sola di esse ferma a Luleå, qualche altro centinaio di chilometri più a sud - est. Per raggiungerla ripasseremo di nuovo dal Circolo Polare Artico, abbandonando le terre del sole perenne per non tornarvi più. Prendiamo posto liberamente sulla carrozza, il controllore valida i nostri biglietti stupendosi che non parliamo svedese (non si nota che siamo italiani?), e possiamo finalmente dare l'ultimo vero saluto alla Norvegia. Dopo una mezzoretta dalla partenza la voce del capotreno, amplificata dall'altoparlante, ci informa che abbiamo oltrepassato il confine e stiamo entriamo nella ben più vasta Svezia. Qui il paesaggio è decisamente diverso da quello a cui siamo ormai abituati: i fiordi e le maestose montagne onnipresenti lasciano spazio a delle interminabili foreste di conifere alternate a betulle nane, talmente regolari che sembrano una piantagione più che un bosco. Ogni tanto qualche grossa montagna rocciosa si intravede, raramente qualche palude e fiumiciattolo, nel complesso è tutto un po' monotono. Vediamo altri due arcobaleni, affascinanti come sempre, in qualunque posto e condizione li si osservi. Che sia anche questo un presagio di quanto di buono ci aspetta in territorio svedese?
Nella sterminata campagna che attraversiamo stanno girando stancamente delle pale eoliche, con un variopinto tramonto sullo sfondo che non può non emozionare anche il più insensibile dei viaggiatori. Per vederlo dobbiamo girarci continuamente, ma a costo di farci venire il torcicollo non possiamo perderci lo spettacolo. Stento a credere che quel gioco di colori sia dovuto unicamente al pulviscolo atmosferico che devia i raggi solari tingendo di rosso e arancione il cielo. Riconosco che è l'espressione palese di una potenza nascosta ed onnipresente, che non siamo in grado di indagare ma che lancia segnali così inequivocabili da non poter essere ignorati. Incrociamo un'industria di legname, grande motore trainante dell'economia scandinava: ivi giacciono centinaia di tronchi grezzi ammassati assieme, in attesa di essere lavorati e trasformati ora in una sedia, ora in una scarpiera, ora in una scrivania. Probabilmente abbiamo tutti in casa qualcosa che proviene dalle foreste nordiche, dato l'enorme sfruttamento delle zone boschive. Treni merci interminabili solcano lentamente le rotaie in direzione opposta alla nostra, e ci divertiamo a contare il numero dei vagoni: il più lungo ne ha ben sessantotto, di forma triangolare che mi ricordano molto i classici vagoni per il trasporto del carbone. La disarmante ma affascinante monotonia del paesaggio rallenta l'incedere del tempo, nonostante stiamo sfrecciando molto velocemente sulle rotaie. Il mistero del tempo, così uniforme per un osservatore insensibile alle vicende umane e così mutevole quando vissuto nella dimensione dell'anima, è un altro che temo non verrà mai compreso.

Luleå
Alle undici, ora del nostro arrivo, c'è ancora una discreta luce. Prima rivelazione poco incoraggiante è che la stazione dei treni è irrimediabilmente chiusa. Dobbiamo scendere e fare il giro per uscire immediatamente dal perimetro della stazione, prima che anche i cancelli vengano serrati. La poca gente che è scesa insieme a noi dalla carrozza si allontana in tutte le direzioni, disperdendosi nelle strade: nei pressi della stazione rimaniamo solo noi due, probabilmente gli unici senza una sistemazione sicura. Qualche decina di metri più in là, anche la stazione dei bus ha le porte bloccate da robuste serrature e riaprirà solo la mattina seguente alle sei e mezza. È tutta illuminata all'interno con le sue panche di legno vermiglie, stranamente divise dal bracciolo sulla due terzi invece che a metà. Attorno alle panche ci sono delle verdissime piante ornamentali che fanno la loro bella figura, ed i tabelloni interni sono quasi sgombri da informazioni, così come il tabellone esterno, che indica solo pochissimi autobus per giunta in arrivo e non in partenza da essa. Intuendo che sarà difficile che ci siano autobus notturni che ci possano portare subito in Finlandia, comincio a preparare la panca per il pernottamento in stazione, ormai quasi certo. Allestisco solo un posto, dovendo uno di noi rimanere sveglio a turno per fare la guardia: nonostante la stazione non appaia come una zona malfamata e vi sia la stazione della polizia dall'altra parte della strada, è meglio essere prudenti. Stendo asciugamani, giacche, vestiti inutilizzati e qualsiasi cosa che possa rendere più morbida la panca, ma con scarsi risultati: è scomodissima e strettissima, e sono tutte conformate in questo modo, dunque è inutile provarne un'altra. Passano più volte sulla strada un paio di sbandati a bordo di un rumorosissimo motorino, poco distanti da noi. Urlano ed aprono il gas completamente, facendo un baccano infernale. Li maledico apertamente per avermi ridestato mentre stavo forse trovando la posizione giusta per addormentarmi, ma per fortuna svaniscono anche loro per le strade della città, senza più ritornare. Mentre decido di rinunciare al mio proposito di dormire su quell'asse di legno, arriva il primo autobus: Davide corre subito a chiedere informazioni sulle tratte notturne, mentre lo seguo con uno sguardo solo vagamente speranzoso. L'autista di turno non dispone di tutti gli orari degli autobus internazionali, da cui ci invita ad aspettare il mezzo successivo, che arriverà tra venti minuti: è quasi certo che nell'autobus del collega, proveniente da più lontano, potremo trovarli. Così aspettiamo, meditando nel frattempo possibili soluzioni su posti alternativi per dormire, ma non trovando nessuna opzione soddisfacente: le chiese a quest'ora sono tutte chiuse dalle loro enormi serrature, la stazione stessa è inaccessibile e protetta da efficienti sistemi di allarme, niente bagni pubblici aperti, insomma il nulla. La temperatura non sembra nemmeno troppo bassa, da cui pensiamo di poter resistere tranquillamente per una notte fuori...in fondo, che sarà mai?

Aiuola
Il secondo ed ultimo autista arriva col suo mezzo e ci informa che per questa notte siamo a piedi: fino alla mattina successiva, non ci sono autobus per Haparanda. Prima di sparire definitivamente insieme al suo bus ormai vuoto, l'autista ci consiglia un albergo poco distante dove tentare di trovare una sistemazione per la notte. Nisba: le porte sono sbarrate, si può entrare solo digitando un codice sulla tastiera a muro, che logicamente non conosciamo. Così ritorniamo verso la stazione passando attraverso una collinetta erbosa con qualche albero sulla sommità, poco distante dalla stazione e dall'adiacente negozio di dolciumi. Decidiamo di usare quella piana erbosa come giaciglio improvvisato per la notte. È decisamente più comoda di una panca di legno, se non altro ci si può sdraiare liberamente senza impedimenti agli arti e ci possiamo girare senza cadere. Il freddo inizia ad aumentare, perciò ci copriamo con tutti i vestiti che abbiamo a disposizione, incluso il kee-way. Degli asciugamani stesi sull'erba fradicia di condensa fungono da materasso per non bagnarsi completamente e per stare un po' più comodi, gli zaini circondano il punto in cui poggia la testa così da isolare il più possibile dal vento, i piedi sono infilati in un sacchetto di plastica per ridurre al minimo la dispersione del calore. Abbiamo da due a tre strati di pantaloni addosso, e abbiamo freddo lo stesso. Tocca a me tentare di dormire per primo, ma non se ne parla proprio di addormentarsi: il poco sonno residuo ora mi è passato completamente, sono nella fase in cui si darebbe qualsiasi cosa per scivolare nel sonno ma il corpo non collabora. Capendo che di questo passo non ci riuscirò mai, cedo volentieri il mio posto a Davide e vado a farmi un giro nella stradina sottostante, in realtà una pista ciclabile. Dalla nostra posizione sopraelevata possiamo vedere tutti gli edifici attorno, con le luci rigorosamente spente, eccetto la stazione: quell'ambiente riscaldato ed illuminato è terribilmente invitante, ma assolutamente inaccessibile. Solo per un attimo una persona si avvicina alle pesanti porte a vetri: è un addetto alla vigilanza, che dopo aver controllato che gli allarmi siano in funzione riparte senza più farsi vedere. Gli unici esseri umani che rimangono in zona sono un paio di tassisti, che nella loro macchina riscaldata stanno fermi per qualche minuto prima di ricevere una chiamata e ripartire, sparendo anche loro dalla nostra vista.

Stella cadente
La rossastra luce del sole, fioca ma costante, si intravede sopra l'enorme centro commerciale come un'alba dormiente che non si risveglia mai. Un altro momento decisamente magico: nonostante la situazione sia piuttosto disagevole, per un attimo le percezioni sgradevoli passano in secondo piano mentre osservo nuovamente quei ben conosciuti colori. È la notte di San Lorenzo: sarebbe veramente un bel colpo riuscire a vedere una stella cadente. Così rivolgo gli occhi al cielo: grazie al cielo in buona parte limpido vedo le lontanissime stelle che a milioni di anni luce da noi bruciano ed esplodono in una frazione di secondo con una forza inimmaginabile, creando tutta la materia che ci sta componendo ora. Osservandole mi pare che si muovano, mentre in realtà sono ingannato dal loro costante tremolio e dal freddo che sento, il quale altera un po' le mie percezioni. Il mistero che racchiudono queste stelle così infinitamente lontane ed immense mi fa ancora una volta riflettere e rimango ad osservarle a lungo. Proprio mentre sto desistendo per la troppa immobilità e i dolori al collo, finalmente vedo una stella cadente! È velocissima, percorre circa metà cielo in meno di un secondo, per poi sparire in un lampo, così come è apparsa. Il meteorite si è completamente vaporizzato al contatto con la rovente atmosfera terrestre, lasciandomi un piccolo regalo che mi allieta per qualche secondo la difficile permanenza nella morsa del freddo.

Notte gelida
La situazione, in un silenzio completo, potrebbe apparire addirittura invidiabile, ma il freddo inizia a farsi davvero intenso: dopo le due di notte i minuti sembrano ore, ogni tanto controllo l'orologio pensando che sia passato ormai parecchio tempo, quando in realtà le lancette si sono spostate avanti solo di una decina di minuti. Il freddo diventa sempre più penetrante: è sì estate, ma ci troviamo pur sempre in un paese della Svezia settentrionale, appena sotto il Circolo Polare Artico. Ogni tanto passano delle persone in bicicletta sulla pista apposita, proprio davanti alla nostra aiuola, coperti la metà di noi ma per niente sofferenti. Cosa ci facciano in giro per il parco in bicicletta alle due di notte passate, non riesco veramente a spiegarmelo. Forse hanno le percezioni del freddo simili a quelle della piccola statua di bronzo che in mezzo all'erba del parco si regge tranquilla sulle gambe, indifferente a tutto. Sono costretto a camminare avanti e indietro senza sosta, saltellando per non congelarmi i piedi, che stanno già perdendo buona parte della sensibilità. Tiro fino in cima la cerniera lampo della giacca, alitando nel colletto per riscaldarmi la zona delle giugulari. Ottengo come unico risultato quello di infradiciare la giacca di vapore acqueo, senza per questo sentire alcun beneficio. Davide si sveglia dopo aver dormito circa tre quarti d'ora, ormai sono le tre e tocca a me cercare di dormire, anche perchè non ne posso più di stare in piedi. Le poche panchine presenti sono completamente fradice e non posso di certo sedermici. Mi sdraio al suo posto, cercando di dormire il prima possibile per sottrarre i miei sensi a quell'ambiente freddo. Mi accorgo di tremare come una foglia, cerco di sistemarmi in modo da sentire meno freddo, e piano piano mi calmo riuscendo a prendere sonno, o almeno così pare. Forse dormo venti minuti in tutto, ma è una stima ottimistica. Alle tre e mezza sono di nuovo in piedi, con i sensi ottusi e faticando a capire se mi sia realmente addormentato o no. In questi venti minuti scarsi il freddo si è fatto insopportabile: stare fermi è ora impossibile. Guardo nuovamente il cielo in corrispondenza della decisa sfumatura rosata all'orizzonte, sperando di vedere il sole comparire, ma è un inganno: la luce non prelude all'alba, rimane sempre beffardamente uguale e solo accennata, senza riscaldare minimamente l'atmosfera. Prendiamo insieme a vagare senza meta, cercando di riscaldarci con ben pochi risultati. Il tempo si è enormemente dilatato e passa con una lentezza ancora più insostenibile di prima. Darei qualsiasi cosa per poter entrare in un ambiente riscaldato. Ci aggiriamo per le strade della città, cercando qualche locale aperto dove poterci rifugiare, ma non c'è niente di niente. Tutti i negozi sono perfettamente chiusi dai loro lucchetti, alcuni hanno le luci interne di guardia ancora accese, altri sono completamente bui. Sulle mura di alcune case ci sono dei bocchettoni: proviamo a scaldarci col getto d'aria come fanno i barboni, ma è fredda e non ci è di nessun aiuto. L'unico posto aperto che incontriamo è un hotel, nel quale però è meglio non provare ad entrare, potremmo essere scambiati per vagabondi o ubriachi e cacciati subito, e in ogni caso che senso avrebbe pagare adesso una camera d'albergo per sole tre ore? Dobbiamo cavarcela da soli fino alle sei e mezza. I sei o sette strati di vestiti che portiamo addosso sembrano non riscaldarci affatto, è quasi come non averli: in questo momento la giacca piumino che ho lasciato a casa mi farebbe molto comodo. I minuti però passano, lentamente ma passano: noi non ce ne accorgiamo, ma piano piano arrivano le quattro, poi le quattro e un quarto, poi le quattro e tre quarti, fino ai primi tenui accenni di un'alba, che qui avviene molto presto. Dopo ore e ore passate così, intorno alle cinque la prima luminosità del sole ci investe con i suoi benefici raggi. Finalmente! Dopo la prima alba, mentre il sole sale lentissimamente nel cielo, ricominciamo a scaldarci efficacemente. Il sangue riprende a circolare nelle arterie periferiche con decrescente difficoltà, la mente si risveglia dall'ottundimento. Piano piano i nostri corpi tornano in temperatura, immobili di fronte alla luce per assorbire tutto il calore possibile, spostandoci solo per essere investiti meglio dai raggi quando incontrano delle fronde di alberi vicini che li attenuano un po'. Non serve più la camminata forzata per non fare la fine dello stoccafisso che giace quasi intonso nella tasca inferiore del mio zainetto, chiuso con lo scotch. Dopo non molto però delle perfide nuvole nerastre, come mandate da un diavoletto dispettoso, oscurano completamente il sole riportandoci in un attimo al gelo: pochissimi secondi e ricominciamo ad avere freddo esattamente come prima. Ritorniamo quindi a camminare per le vie della cittadina, maledicendo le nubi. Quando vediamo i vetri delle automobili parcheggiate che sono completamente coperti di ghiaccio, capiamo che stanotte deve aver fatto proprio freddo! Con una lentezza esasperante arrivano le sei di mattina: ancora solo una mezz'ora e potremo finalmente entrare nella stazione, per rimetterci in sesto e successivamente prendere il nostro autobus che arriverà dopo altre due ore. Il sole improvvisamente rifà capolino, illuminando un tratto di strada del piazzale dei bus, verso il quale ci spostiamo nel tempo di un battito di ciglia. I minuti passano ora un po' più in fretta, finchè finalmente una donna, coi capelli raccolti e vestita solo di una giacchetta leggera, si avvicina ad un entrata secondaria del negozietto di dolciumi, entrando per non uscirne più. Deve per forza essere la commessa che prepara il negozio per aprirlo: enorme il sollievo quando, dopo aver armeggiato un po' all'interno e acceso qualche luce in più, la vediamo uscire dalla porta d'ingresso per sistemare i quotidiani nuovi sui supporti, muovendosi in fretta per non stare troppo fuori al freddo che noi stiamo subendo da ore. Vorrei entrare immediatamente, ma è meglio aspettare ancora qualche minuto finchè non avrà finito di sistemare il negozio, come mi fa notare il mio compagno. Aspettare sessanta secondi in più ormai non fa molta differenza. Appena possiamo spingiamo finalmente quella porta ed entriamo anche noi, primi intirizziti clienti della giornata, con lo stomaco vuoto da troppe ore ed ormai anch'esso in ribellione. Ci dirigiamo immediatamente verso la macchinetta del caffè self - service, proprio davanti a noi, preparandoci una colazione megagalattica: due enormi cappuccini bollenti col croissant di contorno, più innumerevoli biscotti di contorno prelevati direttamente dagli zaini. Fortunatamente possiamo pagare con la carta di credito e non dobbiamo nemmeno cambiare i soldi. Il liquido caldissimo scende giù nello stomaco bruciando piacevolmente al suo passaggio nella gola e nell'esofago, rimettendoci in sesto poco alla volta mentre l'indaffarata ma gentile commessa continua a sistemare il negozio, indifferente alle nostre vicende. Di sicuro non ha la minima idea della notte che abbiamo appena passato, e non ha nemmeno idea di quanto la stiamo benedicendo e ringraziando per averci aperto quella porta, nonostante sia solamente il suo dovere. Dopodichè ci sediamo su quelle panche che abbiamo visto per tutta la notte da dietro i vetri, finalmente a noi accessibili. Stravaccati sul legno rosso, nel caldo ambiente della piccola stazione e con la pancia piena, il gelo è ormai un ricordo lontano.

Malessere
Mi sto quasi addormentando sulla strana panca su cui mi sono sdraiato per cercare di recuperare un po' di sonno arretrato, sono in dormiveglia profondissimo e se mi dicessero qualcosa sentirei le parole ma probabilmente non intenderei niente. È quello stato di trance in cui i pensieri e le immagini mentali si fondono con la realtà, in cui ti trovi ad immaginare ed abbinare cose e situazioni assurde tra loro, senza alcuna logica. Non è piacevole, preferirei un buon sonno invece che questo stato di ottundimento che non dà riposo. Ci pensa però Davide a riscuotermi, quando è il momento di prendere l'autobus: alle otto e venti passa finalmente questo mezzo che ci porterà ad Haparanda, al limite del confine svedese, per poi entrare in Finlandia a Tornio. Di malavoglia abbandono il mio giaciglio ed usciamo nuovamente alla fredda aria di Luleå.
Fuori non fa certo caldo, ma la temperatura è decisamente più sopportabile di quella della notte che ormai ha definitivamente finito di aggredirci. Il bus a due piani arriva a prenderci, tardando però a posizionarsi correttamente nella sua fermata: in questo momento odio profondamente l'autista che se la sta prendendo comoda, poichè il mio intestino sta malissimo dopo tutto il freddo che ho preso e non riesco più a trattenermi, gli spasmi non mi danno tregua. Prego con tutte le mie forze che su quel bus ci sia un bagno, eventualità molto probabile essendo un mezzo turistico decisamente grande. Il biglietto interrail ci fa salire gratis per cui risparmio un po' di tempo utile per raggiungere il gabinetto, che scopro subito esserci. Sistemo frettolosamente le mie cose sul sedile e ci vado immediatamente, trovandolo fortunatamente libero. Se il bus non fosse munito di servizi, non so veramente come farei! Nelle due ore di strada che ci separano da Tornio visito il capiente stanzino ben cinque volte, battendo quasi sempre la testa contro le bassissime porte che separano uno scompartimento dall'altro, per la troppa fretta di raggiungerlo. Tralaltro, la luce nel gabinetto continua a spegnersi per un malfunzionamento della fotocellula, e ogni tanto devo anche preoccuparmi di ondeggiare un po' per ricordare alla gentile scatola di latta che sono ancora dentro e mi serve luce!
In ogni caso non è solo il mio intestino a soffrire: non mi sento per niente bene in generale, mi sale un po' di febbricola e ho i brividi, vorrei solamente essere in un qualsiasi letto a dormire. Invece mi tocca cambiare due bus e poi prendere immediatamente un treno che arriverà a destinazione solo in tarda serata. Non avendo vie d'uscita cerco di riprendermi il più possibile, non posso permettermi il lusso di stare male. Il mio impegno ha successo: evitando di addormentarmi e tenendomi sveglio mentalmente, all'arrivo ad Haparanda sto quasi bene. Anche questa volta ho vinto io contro il freddo e le piccole avversità del cammino.

Finlandia
Siamo arrivati al giro di boa: ora dobbiamo scendere dall'autobus ed attraversare a piedi la cittadina di Tornio, e con essa anche il confine tra i due stati, prima di proseguire il viaggio con un altro autobus diretto a Kemi. L'autista ci indica vagamente la direzione da seguire, e subito cogliamo l'occasione di accodarci ad un gruppo di persone munite di zaino e biglietto interrail che sembrano sapere esattamente dove stiano andando. Marciamo con passo spedito verso questo piccolo paese di frontiera, che possiamo già vedere chiaramente dalla nostra posizione iniziale. Per fortuna ogni accenno di disturbo organico è finalmente cessato, e più passa il tempo più recupero forze e salute. Il confine tra le due nazioni ci è stato descritto come un ponte in mezzo al quale passa esattamente la linea divisoria, e ci aspettiamo una degna e trionfia segnalazione. Niente di tutto questo: entriamo a Tornio senza nemmeno accorgercene, poiché il ponte è un'anonima ed insignificante striscia di pietra senza uno straccio di indicazione. Ma anche senza le segnalazioni, ce l'abbiamo fatta a raggiungere la Finlandia. I nostri euro, a lungo conservati intonsi nella parte più remota del portafogli, hanno finalmente riacquistato il loro valore.
Il bus per Kemi parte tra pochi minuti e dobbiamo sbrigarci a prenderlo: come di consueto, lo raggiungiamo all'ultimo secondo. Un altro colpo di fortuna sfacciata. Oltretutto, anche questo viaggio è gratis con l'interrail: sembra proprio che le cose abbiano ripreso a girare per il verso giusto. Sull'automezzo vediamo subito persone di fattura diversa da come eravamo abituati a vedere solo qualche ora prima: i finlandesi, così bianchi di pelle e platinati di capelli, sono davvero inconfondibili con gli altri nordici. Anche la lingua finlandese è un idioma a sé, non così influenzato dall'inglese come lo sono lo svedese e il norvegese. L'autista cambia i soldi ai viaggiatori usando una macchinetta ingegnosa: basta schiacciare dei pulsanti, uno abbinato ad ogni calibro di moneta, tante volte quante monete se ne vogliono prelevare, trovandosele direttamente in mano e del giusto valore. Tutte piccole migliorie che aiutano a semplificare la vita. Il viaggio nel percorso misto tra urbano ed extraurbano dura solo un'ora, ma non mancano le sorprese: ci accorgiamo subito che la guida su strada in Finlandia segue regole diverse dalle nostre. In pratica non esistono gli incroci con lo stop, e chi viene da destra ha sempre e comunque la precedenza, anche se proviene da una strada secondaria. Per chi si avventura in macchina in questa nazione e non è preparato, gli incidenti sono assicurati. Fortunatamente, viaggiando in treno non si hanno problemi.le rotaie sono molto meno interpretabili rispetto alle strisce d'asfalto.
Kemi è solo una breve tappa di passaggio per approdare a Kuopio, la nostra vera destinazione situata nel cuore della Finlandia. Tutto ciò che facciamo qui è camminare per centinaia e centinaia di metri prima di trovare un supermercato in cui rifornirci di cibarie. Ci sono negozi di ogni tipo, ma stranamente gli alimentari sembrano scarseggiare: ogni negozio che ci pare possa vendere cibarie in realtà vende vernici, mobili, ferramenta, vestiti, tutto meno che generi commestibili. Finalmente trovato un grosso alimentari, ci riforniamo di viveri e prendiamo il nostro treno per Kuopio. Anche questo viaggio è completamente gratuito per noi che mostriamo questo biglietto, stampigliato con caratteri antichi come quelli delle ormai dismesse macchine da scrivere, e finalmente ci possiamo rilassare avendo davanti una sferragliata di diverse ore senza soste nè cambi.

Foreste
Il paesaggio finlandese è quanto di più monotono mi sia capitato di vedere in vita mia: foreste di abeti rossi e betulle, e null'altro. Così sterminate da parere infinite, per ore e ore mai un cambiamento. Il legname di questi alberi è adatto a produrre fogli di carta e a costruire mobili e abitazioni, ma la coltura intensiva a cui è soggetto rappresenta un pericolo per l'ambiente: coltivare sempre e solo una o due specie di alberi porta a sconvolgimenti anche gravi dell'ecosistema, che ha bisogno di biodiversità spiccata per garantirsi la sopravvivenza. Le industrie cartiere finlandesi inquinano i fiumi e i 188.000 laghi della nazione, rendendoli tra i più sporchi dell'intera Europa nonostante la loro apparente estrema purezza. Forniscono pur sempre lavoro ad un enorme parte della popolazione finlandese, e non potrebbe essere altrimenti con i tre quarti del territorio coperti da boschi, rendendo però la situazione un dilemma: come fare per continuare una produzione soddisfacente che sostenti adeguatamente i circa cinque milioni di abitanti, ma che sia contemporaneamente sostenibile per l'ambiente? Per ora, della questione ambientale vediamo solo il risvolto paesaggistico: una noia mortale, nonostante tutto quel verde sia piacevole da osservare rispetto ad anonime colate di cemento e sabbia. Una noia strana, a metà tra l'ammirato e l'apatico, per questo paesaggio che potrebbe far impazzire, se visto per giorni e giorni consecutivi sempre uguale. Solo rarissimamente le foreste si aprono per lasciare spazio a qualche pianura, o a quattro timorose case raggruppate assieme per non farsi inghiottire dalla selva, o ad un industria di legname o una cartiera. Ci chiediamo seriamente cosa succederebbe se il treno si guastasse in mezzo a queste sconfinate distese di niente, nonostante immaginiamo che i soccorsi finlandesi siano efficienti e preparati a queste eventualità. Sui nostri sedili foderati di blu caschiamo dal sonno e dalla noia, stanchi morti. Tutto ciò che desideriamo ora è un letto vero su cui stravaccarci senza più muoverci per una giornata intera.

Ultimo sforzo
In qualche modo passa anche questo estenuante viaggio e giungiamo alla stazione di Kuopio. È di nuovo il momento di drizzare le antenne e darci da fare per trovare l'ostello, che pare essere situato in cima ad una collina raggiungibile solo a piedi. Al primo tentativo sbagliamo strada, imprecando, al secondo l'azzecchiamo ma abbiamo davanti due chilometri di salita, di cui uno e mezzo decisamente ripido che sembra non finire mai. Per di più, una densa nebbia rende impossibile capire quanta strada rimanga effettivamente da percorrere. Gli zaini pesanti addosso ci costringono a sudare copiosamente e a fermarci spesso per riportare i battiti del nostro cuore alla normalità e lasciar smaltire l'acido lattico agli affaticati muscoli delle gambe. Ogni volta che pensiamo che la curva che abbiamo davanti sia l'ultima, scopriamo che c'è ancora un po' di strada da fare, ed è una tortura vista tutta la stanchezza che abbiamo addosso. Non pensavo davvero che due chilometri potessero essere così lunghi! Oltretutto la reception presto chiuderà, non possiamo prendercela tanto comoda! Pezzati di sudore da capo a piedi, con la gola riarsa, finalmente arriviamo in cima, non molto prima dell'orario di chiusura. Riceviamo le chiavi e immediatamente puntiamo la camera, ma la dannata porta non si apre: la chiave si incastra nella toppa, non gira. Ormai siamo a un passo dalla salvezza ma dobbiamo tornare indietro a chiedere un passepartout per entrare, idea che ci riempie di indolenza, ma sembra che non ci sia alternativa: la porta non ne vuole proprio sapere di aprirsi. Con un gesto di rabbia giro la chiave più violentemente in un ultimo tentativo, e come per magia la serratura finalmente scatta e la porta si apre, mostrandoci una bella sorpresa: la camera è doppia! Nessuno che ci possa dare fastidio, il bagno in camera con doccia incorporata, siamo logicamente felici. Una bella lavata è proprio quello che ci vuole per far scivolare via la stanchezza e il sudore che ormai non sopportiamo più. Dopo la doccia ci sentiamo meravigliosamente bene, mangiamo con notevole appetito le vivande procurateci al supermercato, facendo il bis più volte. Memorabile la scena di apertura della scatoletta di tonno priva di apertura a strappo, usando prima coltello, poi coltellino svizzero e infine forbicine per le unghie che salvano la situazione. Dopo non molto ci addormentiamo, recuperando le forze perdute in previsione della giornata intensa che seguirà: proveremo la famosa Jätkänkämppä, la sauna tradizionale finlandese più grande del mondo. Potremo usufruirne grazie all'ennesima fortunata coincidenza: è aperta solo due giorni alla settimana, martedì e venerdì, e casualmente domani sarà proprio martedì. Questione di destino che, nonostante tutto quello che si può dire e non dire, esiste eccome.

Torre panoramica
Un'ottima dormita ci rigenera nel corpo e nello spirito, ora siamo di nuovo pronti a tutto. La colazione a buffet è inclusa nel prezzo, da cui ci alziamo di buon ora per approfittarne prima che il grosso venga saccheggiato impunemente dagli altri affamati clienti. C'è veramente di tutto: approfittiamo in modo indegno, mangiando da scoppiare. Finalmente una colazione decente e sostanziosa, dopo giorni e giorni a mangiare schifezze dal molto approssimativo valore nutrizionale. Toast con la marmellata di frutti di bosco, croissant, corn flakes immersi nello yogurt, caffelatte e succo di frutta, insomma ogni ben di Dio. Usciamo con la pancia piena e il sorriso stampato sul volto, prepariamo velocemente i nostri pratici zainetti per uscire, e saliamo per goderci una breve panoramica sulla grossa torre a poche decine di metri dall'ostello. La sera dell'arrivo nemmeno l'abbiamo vista, tanto era nascosta dalla fitta nebbia. La vista da lassù è ottima: c'è molto vento da cui non rimaniamo a lungo, ma possiamo ammirare finalmente i famosi laghi finlandesi visti nell'insieme. Sono tutti vicini gli uni agli altri con qualche sperduta conifera che cresce negli isolotti al centro di alcuni di essi, un paesaggio assolutamente peculiare. Nella zona di Kuopio i laghi sono estremamente numerosi: molti hanno descritto la vista che si ha dalla torre su cui noi ora ci troviamo come la migliore possibile per avere un quadro d'insieme dell'intera nazione. Foreste e laghi, d'inverno completamente trasformati in neve e ghiaccio, oltre alle onnipresenti saune, addirittura una ogni otto abitanti. Questa è la Finlandia.

Tutto esaurito
Discesi dalla torre, torniamo qualche minuto in ostello per organizzarci bene e soprattutto prenotare gli ostelli di Helsinki e Stoccolma, le nostre ultime due tappe. E' una parola: ci siamo svegliati decisamente tardi a prenotare, causa anche gli ultimi giorni decisamente stressanti. La nostra un po' datata guida ci offre una scelta di cinque ostelli nel centro di Helsinki: ci permettiamo perfino di valutare pregi e difetti di ognuno, stilando una lista di quali provare per primi e quali per ultimi, mettendo in cima quelli con la colazione inclusa e in fondo quelli più lontani e con meno agevolazioni. Telefoniamo al primo ostello: è pieno. Telefoniamo al secondo: è pieno anche lui. Il terzo e il quarto, che fino a poco prima erano le scelte di ripiego se proprio non ci fosse stata alternativa, diventano le nostre ultime speranze, ma anche loro sono inesorabilmente "fully booked".
Capiamo che non possiamo permetterci molta scelta: mano a mano che chiamiamo anche quelli minori, segnati sull'utile carta ostelli donataci da Pavel, ci sentiamo rispondere che sono anch'essi tutti pieni per i prossimi due giorni. Ci riduciamo a sperare in un qualsiasi buco che abbia una branda di qualche genere e quattro mura attorno: ne chiamiamo almeno una ventina, sempre senza successo. Davide è ormai nauseato dalla solita frase che è costretto a ripetere ossessivamente ad ogni chiamata "Hi, we're two guys and we're looking for two beds for two nights...". Spendiamo settanta euro di telefonate in poche decine di minuti. Ormai disperati, tutto quello che otteniamo è una sistemazione a Stoccolma un po' disagevole per il primo giorno, un'altra più abbordabile per i successivi due, mentre per Helsinki rimane tutto in sospeso. Esaurita la lista, non ci resta che chiamare il centro di assistenza per il turismo a Helsinki. Ci vogliono decine di tentativi per azzeccare il numero giusto: una volta manca lo zero, una volta manca il prefisso, una volta ci vogliono due zeri e non uno, un'altra volta ancora gli operatori non parlano inglese, o addirittura componendo il prefisso finlandese ci risponde gente che parla in italiano chiedendo con fare seccato chi siamo e cosa vogliamo. Composto finalmente il numero giusto, apprendiamo che gli ostelli sono tutti prenotati e che dovremo soggiornare in albergo, prontamente bloccato e prenotato ad un prezzo molto equo. Anche questa è andata, ma che fatica!

Kuopio
Rinfrancati dall'aver risolto il problema, è giunto il momento di visitare finalmente il centro di Kuopio, in attesa di raggiungere la sauna che aprirà solo alle cinque del pomeriggio. La cittadina è piena di vita: la piazza del mercato centrale è un fermento di bancarelle che vendono di tutto, dai ribes e lamponi alle magliette con la bandiera finlandese, fino alle coloratissime matrioske cinesi. Il mercato coperto, chiamato Kauppahalli, è ancora più ricco di prodotti, specialmente culinari: sono irresistibilmente attratto da una barretta di cioccolato al mirtillo, divorata subito in un impeto di curiosità: è squisita! Ovunque abbondano i negozi e i distributori automatici di caffè, la bevanda preferita dei finlandesi: con un consumo medio di quattordici chilogrammi annuali, pari a circa nove tazze giornaliere, si collocano come i primi estimatori al mondo di questa bevanda. Divertenti le tradizioni nordiche quando si viene invitati a casa di qualcuno in Finlandia: il caffè va rifiutato per tre volte, accettando poi di berne solamente mezza tazza alla quarta offerta, e finendo poi con il berne quantità spropositate.
Dopo il mercato cerchiamo un posto dove riposarci e troviamo un parco che contiene al suo interno un inquietante cimitero militare, ognuno con le lastre di pietra levigata incise con nomi e cognomi degli sventurati. Ognuna ha il suo mazzo di vistosi fiori rossi, a perenne ricordo di una morte assurda ed insensata. Un cimitero militare è la lampante dimostrazione di una stupidità immensa! Quando siamo stanchi di osservare il triste monumento e di farci assalire dalle vespe che hanno ricominciato a tormentarci, stavolta coadiuvate da dei fastidiosissimi moschini che in Finlandia abbondano d'estate, prendiamo l'autobus per la zona dove si trova la nostra tanto declamata sauna.

Jätkänkämppä
L'autobus ci abbandona davanti ad un sentiero sterrato che si inoltra nel bosco proprio di fianco ad un lago: lo imbocchiamo senza remore, curiosi di scoprire le dimensioni della sauna "più grande del mondo". Per me è una cosa completamente nuova, sono un "esordiente totale", e farla per la prima volta proprio qui è un'idea elettrizzante. Le temperature che si trovano in questi forni di calore secco variano dagli ottanta fino a quasi cento gradi. Questa infatti è una Savu-sauna, letteralmente sauna di fumo: la camera rovente viene scaldata ventiquattro ore prima dell'uso per essere alla temperatura giusta quando viene aperta al pubblico, ed il calore è prodotto dalla combustione della legna e non dal vapore acqueo, che nelle saune tradizionali si forma gettando acqua sulle pietre roventi. Dopo una serie di bivi in mezzo alle foreste popolate da libellule ed altri insetti enormi, appare questa costruzione di legno, delle dimensioni di un cottage estivo medio. Situata immediatamente adiacente al lago, permette dei veloci tuffi ai temerari che volessero provarli. I finlandesi questi tuffi li fanno anche in inverno, rompendo il ghiaccio che si forma sulla superficie del lago, per non perdersi nemmeno una possibilità di dare un po' di salutare shock termico al loro corpo: la sauna è l'elemento caratterizzante la loro cultura, usata per curare od alleviare i sintomi di qualsiasi malattia o malessere.
C'è un ristorante tipico dall'altro lato che serve cibo solo in corrispondenza dell'apertura della sauna, e la capanna dei taglialegna, i quali periodicamente danno una dimostrazione della loro abilità sfasciando tronchi a colpi d'ascia sicuri e precisi come sanno fare i popoli che vivono di legname dai loro albori. L'atmosfera lacustre è peculiare: i giunchi che spuntano ovunque dall'acqua ondeggiano leggermente con il vento, mentre gli alberi lasciano intravedere solo una piccola porzione di lago, in realtà piuttosto vasto, come si può apprezzare bene una volta sulla riva. Qualche tronco è immerso per metà nell'acqua, abbandonato a marcire: forse non è legno buono da lavorare. Dei rimasugli di legname stanno bruciando proprio di fronte all'acqua, producendo dei gran sbuffi di fumo che il vento spinge nella nostra direzione, facendoci tossire a più non posso. Siamo costretti a spostarci e a ripararci dietro gli edifici finchè il fuoco non sarà spento completamente. Le passerelle di legname in mezzo ai boschetti portano a dei piccoli rifugi e capannine in cui certamente non si può abitare, ma adatte solo ai bivacchi, o almeno così era in passato.
La sauna aprirà tra un paio d'ore, lasciandoci il tempo di mangiare un panino con della succulenta carne di alce in scatola, e di metabolizzare il tutto sufficientemente per poter entrare nella fornace e tuffarci nel lago senza rischio di pericolosi blocchi digestivi. Mentre stiamo aspettando arriva un gruppo numeroso di italiani, tutti muniti di asciugamano, che entrano immediatamente discorrendo sui benefici delle saune e sulle differenze tra quelle secche e umide. Dopo aver deciso arbitrariamente che la nostra digestione è durata a sufficienza, entriamo anche noi prima che la sauna si riempia: la capacità teorica è di sessanta posti, che possono arrivare anche a centotrenta se piena fino a scoppiare, ma è meglio non rischiare: la gente inizia ad arrivare a frotte. Il gentilissimo e sorridente gestore dagli enormi occhi azzurri ci ricorda che possiamo usare la student card, casomai ne avessimo una, per ottenere uno sconto sul biglietto: un'altra dimostrazione di onestà, sarebbe potuto stare tranquillamente zitto e incassare di più. Depositati gli zainetti e ogni cosa di valore nel ripostiglio, affidandoli direttamente alle mani di lui senza timore di frodi, entriamo nello spogliatoio. Diversi uomini nudi o quasi si stanno asciugando e rivestendo senza fretta. Inizialmente credo che quella stanza sia già la sauna, sentendo un gran calore umidiccio, ma capisco subito che è solo lo spogliatoio. Rimaniamo in costume, anche se i finlandesi non ne vedono di buon occhio l'utilizzo perchè il calore intenso potrebbe degradarlo liberando molecole tossiche, oltre a impedire ai tessuti sottostanti di traspirare normalmente. Per sicurezza chiediamo espressamente al gestore se sia consentito usarlo, indicandoglielo a gesti data la nostra ignoranza nella traduzione della parola "costume" in inglese, e la risposta è sorprendentemente affermativa. Una volta pronti e muniti di due asciugamani, entriamo in un locale un po' più caldo, con delle docce a muro. Nemmeno questa è la sauna! Vedo una porta sul lato aprirsi e qualcuno entrare coperto solo da un asciugamano legato attorno alla vita, allorchè capisco che la camera del calore è quella. Non ho idea di cosa mi stia aspettando in quella fornace, da cui entro con decisione. Non appena mi rendo conto della temperatura interna, rimango scioccato. L'ambiente è incandescente, quasi insopportabile: il muro di calore mi investe in pieno e sento quasi subito i battiti del cuore accelerare convulsamente. Mi siedo, camminando lentamente per non peggiorare le cose, su una delle tre file di panche di legno. Evito accuratamente quelle della fila più in alto, ricordandomi tutt'a un tratto che il calore tende a salire verso l'alto. Dopo nemmeno una ventina di secondi sento già la pelle, che fino ad un attimo prima era asciutta, riempirsi di sudore ovunque: nei capelli, tra le dita, sulla pancia, sui polpacci, una sudata generalizzata. È una sensazione mai provata prima, credo di sentirmi male ma è solo l'emozione, in men che non si dica stiamo tutti e due letteralmente nuotando nel nostro sudore. Respiriamo mano a mano sempre più normalmente grazie alla natura secca di quel calore che non opprime i polmoni, ancora un po' frastornati da questo ambiente così ostile ma tutto sommato piacevole. Le dimensioni della stanza quadrata, che è realmente la più grande del mondo, non superano i cinque metri di lato, per due metri abbondanti di altezza: alla faccia della grandezza! Ma non c'è trucco: le saune che si trovano nelle case sono grandi più o meno come un'utilitaria. I finlandesi ivi presenti, ligi alla tradizione, prelevano con dei mestoli l'acqua bollente da delle ciotole metalliche poste sulle panche, e la lanciano sul braciere producendo getti di vapore. Nonostante la sauna sia secca, il lancio dell'acqua c'è lo stesso, ma non li imitiamo per paura di ustionarci qualcosa.

Tuffo nel lago
Presto la temperatura e le condizioni della nostra pelle ormai completamente impiastricciata si fanno insopportabili, sentiamo il bisogno di uscire dall'altoforno che ci sta consumando. Traballando sulle gambe usciamo lentamente dalla camera infuocata, e appena fuori dalla porta il sollievo è quasi immediato. Non osiamo fare subito il tuffo nel lago preferendo come prima volta una "semplice" doccia gelata. In qualsiasi altro momento una cascata d'acqua addosso a quella temperatura ci bloccherebbe il respiro istantaneamente, ma adesso è quanto di più rigenerante ci possa essere: il getto d'acqua, freddo che più freddo non si può, sulla pelle caldissima sembra quasi tiepido. Dopo un paio di minuti di doccia, gradualmente spostata su temperature più canoniche, decidiamo di rientrare: l'esperienza è assolutamente da rifare! Il ritorno nel braciere ardente è meno traumatico adesso che la nostra pelle è più umida, poiché è l'acqua che ci è rimasta addosso ad evaporare per prima, tenendoci un po' più freschi. Rimaniamo dentro qualche minuto di più, non più con la lingua impastata dallo shock termico e dall'arsura: stavolta conversiamo quasi normalmente anche se non c'è molto da dire, preferiamo concentrarci sulle sensazioni fisiche. Rimaniamo più a lungo stavolta: tra poco proveremo il tuffo nel lago, dobbiamo accumulare molto più calore. Usciamo dopo cinque minuti circa, sulla passerella di legno all'aperto. Avvertendo a malapena il vento sferzante, camminiamo il più velocemente possibile verso il molo di legno. Davide si tuffa a peso morto, con una gran spanciata: il tempo di rendersi conto della temperatura dell'acqua, e subito strabuzza gli occhi, terrorizzato, uscendo il più velocemente possibile. L'acqua deve essere proprio fredda!
Non sapendo nuotare io mi devo immergere gradualmente, scendendo i gradini al limite del ponticello. Arrivo con l'acqua alla gola, ed è un altro shock! L'acqua è decisamente fredda, anche se infinitamente meno dopo aver assorbito tutto quel calore. Di certo quando non ero ancora entrato in sauna mai e poi mai mi sarei buttato nel lago così! Uscendo dall'acqua non abbiamo nemmeno troppo freddo, ci copriamo solamente lo stomaco con l'asciugamano per evitare una congestione e subito torniamo dentro, per rifarlo ancora quattro volte tra caldo e freddo! Le ultime due volte Davide si tuffa in acqua correndo a più non posso, imprecando a denti non troppo stretti contro chi involontariamente intralcia il percorso fino al ponticello. Riesce comunque a buttarsi abbastanza velocemente, per amplificare ancora di più l'effetto shock dell'acqua fredda. È come una droga, invita a rifarla ancora e ancora: piacevolmente rilassante, estremamente salutare. Dopo un certo tempo avvertiamo un po' di stanchezza da tutto quello strapazzamento, i polpastrelli delle dita si sono raggrinziti tantissimo, completamente macerati nell'acqua e nel sudore. Decidiamo quindi di finirla lì e di farci l'ultima doccia per rimetterci in sesto prima di andarcene. Dieci minuti dopo siamo di nuovo vestiti e privi di qualsiasi stanchezza o malessere fisico: i benefici della sauna sono davvero consistenti, ci si sente proprio un'altra persona, come nuovi. Per coronare al meglio la giornata, ci concediamo un bel boccale di birra contornata da degli ottimi cracker sulle panchine fuori dal cottage. Guardando la gente in costume che si tuffa nel lago, senza essere più parte di loro, ci torna in mente quello che pensavamo fino ad un'ora prima: sono pazzi ad andare in giro nudi con questo freddo! Ci improvvisiamo poi guide turistiche quando una famiglia italiana viene a chiederci informazioni su come funzioni la sauna. Lasciamo questa scena dopo aver assistito alla divertente scena di un pescatore che arriva e svuota rumorosamente degli interi torrenti d'acqua dai suoi stivali, tra le risate generali. È tempo di risalire sul bus e tornare al nostro ostello, domani partiremo alla volta della capitale di questa affascinante regione.


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ultimo aggiornamento 07/11/2016