H O M E P A G E

Tra Amazzonia e Mato Grosso

I miei amici "Indios"

QUESTO SCRITTO LO DEDICO AI MIEI AMICI DELLA SELVA SUD AMERICANA CON I QUALI HO VISSUTO QUASI DUE ANNI E CHE CERTO POSSONO INSEGNARE MOLTO A TUTTI NOI SU CIÒ CHE È DIGNITÀ, LEALTÀ, AMICIZIA. NON È CERTO FACILE PARLARE DI VERA AMICIZIA, PERÒ CON LORO VI È STATA E VI È ANCORA E SOLO STO ASPETTANDO DI RITORNARE A TROVARLI. TUTTO IL RACCONTO È ASSOLUTAMENTE VERO, SOLO A VOLTE HO USATO INDICAZIONI NON TROPPO PRECISE AL FINE DI PROTEGGERE CHI È STATO PARTECIPE E ME STESSO.

Nel cuore della foresta Sud Americana, praticamente nel centro del continente, ove Amazzonia e Mato Grosso si uniscono, in territorio boliviano, peró molto vicino alla frontiera con il Brasile, solo ultimamente si é scoperta l’esistenza di giacimenti di Granito Nero. Si tratta di una delle rocce di applicazione ed ornamentali, che, se di alta qualitá, raggiunge altissimi valori architettonici ed é considerata un “classico”. Quanto piú lusso ed eleganza si vuole, tanto piú è richiesto. In pochi posti al mondo si trova con le necessarie caratteristiche, cosí che raggiunge costi tra i piú elevati nella categoria ed é tanto richiesto che si estrae anche nei luoghi piú isolati.
La foresta tra Tropico ed Equatore nasconde tanto ció che sta al di sotto, che solo da poco si é scoperta l’esistenza di questi giacimenti. Si estendono per decine e decine di chilometri quadrati. Estensioni incredibilmente grandi di cui al momento nessuno ne conosce i limiti. In uno dei migliori punti incontrati é stata programmata la apertura di una cava, che si iniziò nel inizio del 2005.
Ormai sono 21 anni che sto girando per il Sud America (ed anche per tutto il mondo) come geologo e posso di certo affermare di avere una profonda esperienza nel settore, ove una grande importanza ha non solo il fatto di maneggiare tutti gli aspetti tecnici, ma anche il tratto umano e di riuscire ad inserirsi nell’ambiente.
É difficile descrivere l’ambiente della Selva Sud Americana. Pieno di storia, leggende, ove piú di ogni altra cosa domina la parola “AVVENTURA”, che si trasmette in tutti i racconti di questi posti. Luoghi isolati ed inaccessibili, pieni di popoli ancora separati dal resto del mondo, di flora e fauna anch’esse, come la geologia, con molto da scoprire, di gente che si crede che, per vivere in questi posti, deve essere rude, quasi selvaggia, molto stile “Wester”, di approfittatori, ove ogni sorta di mala condotta é permessa: contrabbando, soprusi, mafia, ecc.
La attivitá tradizionale é quella del legname, soprattutto di tutte quelle specie di grande pregio che si cercano inoltrandosi nella foresta con spedizioni che possono durare molti giorni. Fummo amici, aiutandoci vicendevolmente per tutto ció che puó servire tra due accampamenti adiacenti nel bel mezzo della foresta. Uno delle cave, l’altro come base dell’attività del legname. In particolare si raccoglieva il SOTO, il legname più pesante al mondo con quasi una volta e mezza il peso dell’acqua e forse anche il più duro; i chiodi non si possono piantare e la sega deve essere raffreddata con acqua, come se fosse pietra. Con questo essenzialmente si realizzano traversine per i binari molto pregiate, in quanto praticamente eterne.
San Miguel de Velasco è un piccolo paese vicino la frontiera con il Brasile, nelle vicinanze della zona della cava. In varie zone di questa provincia di Velasco, raggruppati in nuclei dispersi in alcune aree della foresta, possiamo trovare ancora i “Menonisti”, discendenti dalla antica Germania. Si sono isolati in queste terre per mantenere le loro rigidissime regole di vita, di un cristianesimo medievale estremista. Parlano un dialetto tedesco medioevale. Solo gli uomini parlano anche un poco di spagnolo, per necessitá dei contatti con il mondo esterno. Alle donne non é permesso studiarlo. Gli uomini, biondi e longilinei, soprattutto per la dieta con molti vegetali e le dure attivitá del campo svolte con tecniche medievali; le donne invece mantengono la pura genetica della razza tedesca, quasi tutte alte e ben voluminose. Obbligati ad andare sempre vestiti uguali: pantaloni tipo jeans, con pettorina e bretelle, camicia bianca anche quando lavorano nel campo e cappello in cuoio tipo “Cowboy”, le donne sempre in costume tipico delle loro tradizioni, con lunghe ed ampie gonne. Il loro sistema di trasporto é un tipico carro tirato da cavalli, anche questo medievale, a parte le ruote in gomma.
Molto rigide sono tutte le regole di vita, come le numerose cerimonie religiose obbligatorie, la condotta di vita uguale per tutti, basata su agricoltura e pastorizia, le case anch’esse tutte uguali, della Germania di secoli fa. Gli accordi di contratti e compra-vendita di qualunque cosa, sono a voce, non ci sono documenti e questo vale, l’inganno non é concepito. Per quanto in Bolivia tutto costi molto poco, i prezzi dei loro prodotti, anche per la Bolivia sono molto bassi. Sono ben pochi coloro che vanno a comprare nelle loro zone mentre normale é che commercializzino nei mercati locali, generalmente una volta alla settimana. A parte loro, nei centri abitati arriva dalla foresta la gente semplice, discendente da quelle che furono le antiche tribú. Secoli fa ricevettero l’influenza dei missionari, soprattutto gesuiti e francescani che facilmente li hanno “educati” per il loro incredibile istintivo affabile carattere, purché trattati con il giusto rispetto.
É difficile capire come in un ambiente che va avanti con questo stile di vita di “avventura”, ove sembra tutto permesso e senza controllo, vi sia gente con una condotta di vita semplice, povera, adattata alla selva e, forse proprio per questo, con tanti sani principi, anche se a volte per farli rispettare si puó arrivare ad azioni drastiche.
Ho fatto grandi amicizie tra questa gente. É stato sufficiente trattarli onestamente, con rispetto e sinceritá, senza falsi atteggiamenti di presunzione, per ricevere in cambio ancor di piú, ed essere accettato con altrettanta spontaneitá tra di loro, godendo di tutta la collaborazione, protezione e spontanea amicizia.
La societá si gestisce con le regole “Comunitarie”, discendenza diretta delle regole comunitarie delle “tribú”, governate dagli “anziani” e saggi. Gli uomini riconosciuti come di maggiore prestigio e morale vengono eletti dallo stesso popolo ed ad essi tutti devono sottostare.
La giustizia “Comunitaria” spesso sta sopra la giustizia dello Stato ed é ben piú giusta e diretta, pur potendo arrivare, per casi estremi (realmente estremi) a rimedi molto drastici... La pena non é la carcere. É concepita in modo che il colpevole sia costretto a fare ció che puó per rimediare al danno provocato: risarcimento, lavoro e quello che sia opportuno. Questo anche ricevendo una assistenza per correggersi. Tutta la Comunitá puó essere coinvolta nel partecipare, al fine che il colpevole rimedi le sue colpe. In casi gravi, ove non sia possibile rimediare, in caso di ripetute reincidenze, vi é la espulsione dalla Comunitá od anche, in teoria, la pena di morte, che sarebbe pubblica. Al giorno d’oggi dicono che non é piú applicata... peró io posso affermare che si arriva anche a questo.
Posso raccontare due episodi di cui sono testimone. Nel primo, un gruppo di 5 delinquenti, provenienti da qualche zona dell’altipiano andino, arrivarono da queste parti e cominciarono ad assaltare i mototassisti. Qui il servizio di taxi, a parte di poche auto, é fatto da una enorme quantitá di moto che portano fino a due passeggeri alla volta.
Tutti i mototassisti si organizzarono. Qualunque passeggero di aspetto sospettoso che chiedeva di essere portato in qualche parte periferica (ove potevano attendere i complici), veniva seguito da altri. Cosí incontrarono i delinquenti sul fatto. Tre riuscirono a fuggire nella selva, peró uno fu lapidato nello stesso luogo e non si salvó e l’ultimo invece fu salvato dalla polizia, che, in questi casi, anche se effettivamente dovrebbe intervenire, lascia fare ed interviene solo all’ultimo quando tutto é passato. Poi la Giustizia, se obbligata ad investigare, chiude il caso senza conseguenze. Credo che passerà molto tempo prima che qualcun’altro tenti di fare nuovamente qualcosa di simile.

Un altro caso ancora più grave lo ho indirettamente vissuto. Questo però lontano da qui, in una Comunità nel cuore delle alte Ande in Perù, ove oltre i 4.000 metri s.l.m. si stanno atti-vando quelle che io credo che sono le cave di roccia orna-mentale (Marmi e graniti) più alte del mondo. In questo caso si tratta di travertino.
3 ladroni, questa volta della zona e già conosciuti, rubarono un pezzo di valore del bulldozer di una di queste cave. Il giovane guardiano della cava se ne ac-corse sorprendendoli e lo ucci-sero con un colpo di pistola. In forma immediata, la stessa notte tutta la Comunità si mobilitò, con a capo lo stesso Presidente e con l’appoggio delle donne, che spesso fanno anche da capo famiglia. Bloccarono uno dei tre delinquenti che cercava di fuggire con la sua vecchia camionetta, alla quale nella stessa piazza del paese le diedero fuoco con il delinquente dentro. Gli altri due cercarono di fuggire a piedi per i monti ed arrivarono a nascondersi in una grotta. Ma questa gente, estremamente abile a seguire le tracce anche con il solo vedere come sta piegato un filo d’erba, non ha faticato a raggiungerli. Condotti nella piazza del paese, anche loro furono bruciati vivi. Non vi è polizia in questa Comunità e la amministrazione della giustizia è lasciata al Presidente e Governatore. L’intervento successivo della Giustizia dello Stato (con Polizia) fu una cosa formale e tutto rimase così, senza conseguenze a parte il ritorno della tranquillità nella Comunità.
Però se si guadagna la stima dando valore a quel senso di umanità che forse da più questa gente che la civiltà moderna, si conquista un senso di vita che, pur se tra capanne di paglia e terra ed amache come letto, è ben al di là di tutto questo. Un senso di vera amicizia, di gente pronta ad aiutare ed anche difendere.
Un paesino ed una comunità con gente che vive nella selva; gente umile, ma dignitosa e rispettosa. Uno stile di vita anche “Amazzonico”, anche per quel senso di avventura, di “Western” che da “occidentali” si può dare a questo termine, però ove la gente, uscendo di casa lascia la porta aperta. Può capitare di bussare alla porta aperta per annunciarsi, fino a quando qualcuno dei vicini avvisa che sono usciti. Ricordo come il titolare dell’impresa di legname di cui ho parlato, nella sua casa del paese invitava i bambini del circondario a vedere qualche video nel suo televisore. Si organizzavano tra di loro entrando e salendo dalla casa a piacimento. Lui, mentre era in funzione tutto questo, se ne andava tranquillamente, lasciando la casa così. Io avevo una camionetta Toyota Hilux e sempre la ho lasciata al bordo della strada giorno e notte, caricata con tutto ciò che trasportavo: pezzi di ricambio, bidoni, utensili, ruote di scorta, ecc. Mai mi è mancato nulla.
Una volta in cava. l’operatore della pala meccanica dimenticò il suo cellulare su una pietra e questo sparì. Sempre avevamo visite dei vicini che vivevano nei dintorni, nella selva. Era una cosa abituale. Tra loro vari giovani. Ci visitò, come ogni tanto faceva, anche il Presidente locale della Comunità che viveva lì vicino, e con lui una donna del posto.

Contando dell’accaduto, questa disse di avere visto un tal ragaz-zino con un cellulare, cosa abbastanza strana nella sel-va. Mezz’ora dopo ritornava il presidente restituendo il cellulare ed affermando, scusandosi, che queste cose li non devono succedere.
Anche se il titolare della cava, un boliviano, però della città e lui si, come ve-dremo più avanti, abba-stanza delinquente, voleva che in cava sempre vi stesse un guardiano, in realtà più volte non ci stava e non mancò mai nulla. Una volta anche la pala meccanica rimase più di una settimana bloccata nel mezzo del cammino per una rottura, con vari attrezzi sopra. Non solo non mancò nulla, ma perfino, i vicini della comunità, la controllavano nel caso che passava qualche estraneo. Erano cose della cava; eravamo amici con un buon tratto e rispetto, quindi era come della Comunità, come una sola famiglia.
Inoltrandomi nella selva, nei vari chilometri di pista fino alla cava, soprattutto nei pressi della stessa cava, si attraversavano alcune zone abitate con quelle case di paglia e terra sparse e ben mime-tizzate. L‘avvicinarmi ed arrivare con la camionetta, a volte l’unico mezzo motorizzato per tutto il giorno, era un avvenimento. A volte portavo con me qualche visitante ed a bella posta non lo preavvisavo. Rimaneva sempre più che stupefatto con affermazioni tipo che sembrava la visita del papa. Sentivano da lontano il rumore del motore e lo riconoscevano. Tutti i bambini e giovani ed a volte qualche grande con qualche piccolino ancora in fasce, arrivavano anche da case lontane... qualche caramella, lecca lecca, o cose simili, c’era sempre per loro.
Un poco di furberia spesso c’era, come nei bambini di tutto il mondo... “A mi no me dio (a me non mi ha dato)” era la frase più pronunziata, con la manina tesa... oppure “Una mas para mi hermanita que no pudo venir (Un’altra per la mia sorellina che non è potuta venire)”... poi correvano più veloci della camionetta, dietro gli alberi, per farsi trovare nuovamente più avanti mescolandosi con un altro gruppetto. Sicuramente le prime volte questi giochetti funzionarono. Presto imparai a conoscerli uno per uno e così, quando me ne accorgevo, non davo nuovamente e sempre dicevo che a chi diceva bugie la volta seguente non gli avrei dato nulla... promessa mai mantenuta.
Bambini, però in certo senso dignitosi e rispettosi, con un atteggiamento di disposizione ad ascoltare ed ubbidire. Il tutto raggiunto grazie ad avere ormai acquistato una certa confidenza. Altrimenti mostrerebbero perfino come un atteggiamento di timore verso lo sconosciuto.
Gente dignitosa. Quasi mai ritornavo indietro a mani vuote. Le famiglie, una volta una, altra volta altra, ringraziavano e cosi tornavo a casa per esempio con la “chicha” (si legge “ciccia”), una bevanda (è buona) fatta generalmente a base di mais bollito, con o senza zucchero (nel campo sempre senza) che a volte fanno anche fermentare, trasformandola in bevanda alcolica ed a volte fatta pure di arachidi, ancora più buona. In Perù si fa la “cicha morada” (ciccia nera) con una varietà di mais quasi nero. Altri regali erano arance, banane, manghi, avocadi, papaye e prodotti della loro selva.


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ultimo aggiornamento 26/12/2016