H O M E P A G E

Diario di Viaggio in Argentina, il Norte

Seconda Parte

Quebrada di Humahuaca
Tilkara si dimostra decisamente un paese vivo, partiamo alle 9.30 dopo aver salutato il cane-lupo che ci faceva da guardia, ormai un mio caro amico. Prima sosta a Huacalera dove passa il Tropico del Capricorno quindi arrivati a Huamahuaca prendiamo due stanze in un hostal e gironzoliamo per il paese, sono cià 3000 metri di altitudine e ci beviamo subito un mate di coca tanto per annullare il piccolo cerchio alla testa che già si stava palesando. Alle 12 si forma una picco la folla davanti alla chiesa, tutti in attesa della benedizione di San Francesco: si apre una finestrella da cui esce un santo di legno mosso meccanicamente che alza prima la croce poi l'altro braccio in segno di benedizione. Applausi del folto pubblico. Ci mangiamo una cotoletta (milaneza) di lama , formaggio di capra e quinha, un cereale che cresce solo sulle Ande in quota.
Apro una parentesi sul Carnevale che qui è sentitissimo, dura 9 giorni ... tutte le coppie si dividono al primo giorno e fanno nove giorni di festa, cibo, alcool e sesso libero ... quindi sotterrano la diavolezza, una piccola bambola mascherata, che viene quindi ritirata fuori l'anno dopo, e le coppie si ricompongono come se niente fosse ... sentitissima e tipica della quebrada, tanto che alcuni stranieri come il francese che gestisce l'hostal si sono fermati qui dopo il primo ... infatti lui mi ha detto di essere qui da otto anni o più precisamente da nove carnevali.
All'una lasciamo il paesino e cominciamo a salire, è uno spettacolo di colori incredibile, montagne viola, rosse, verdi con un cielo di un azzurro limpido favoloso. Ci fermiamo a fotografare una famiglia di vigogne ma poi le soste fotografiche non si contano più di fronte a questo incredibile spettacolo naturale. Superiamo i 4000 metri dell'Abra del Condor, montagne erose dal vento e dall'acqua, piccole gole dalle forme geometriche straordinarie finchè arriviamo al paesino di Iruya dalla bella chiesetta gialla in adobe. Per rendere un'idea del luogo bisognerebbe fotografare tutto!!! Riusciamo anche a vedere due condor in volo, e le ombre si stagliano sui colori delle montagne. Per essere il primo vero giorno sulle Ande direi che è stato eccezionale, nessuno ha sofferto l'altitudine anche grazie al mate di coca, bevanda più che comune qui e decisamente utile per l'ambientamento all'altura.
Ora mi bevo una birretta con gli autisti mentre guardano Argentina-Cile ... domani ci aspetta un'alzataccia all'alba.

Su e giu' per la quebrada
Alle 6 partiamo da Humahuaca verso la laguna di Pozuelos (3720 m.), ci fermiamo per colazione ad Abra Pampa e purtoppo un compagno di viaggio sta male, beviamo mate di coca e mangiamo pane secco. Alle 8.40 siamo alla laguna popolata da migliaia di uccelli e soprattutto da flamingos (fenicotteri rosa), ci sono anche un sacco di vigogne e purtroppo anche tantissimi mosquitos. Sosta a Cieneguillas, un piccolissimo pueblo, quindi arriviamo a La Quiaca, paese di confine con la Bolivia tristemente famoso per la tratta delle ragazze. Come in tutti i paesi incontrati ci sono un sacco di murales, e molti qui inneggiano alle tre ragazze scomparse a settembre.
Purtroppo la persona del gruppo continua a stare male quindi decidiamo di raggiungere subito Javi, e trovare l'ottimo hostal in cui soggiorneremo. Un po' di relax non puo' che far bene a chi sta male ma anche a tutti noi, ci servira' da acclimatamento all'altitudine, siamo a 3600 metri. Javi e' un affascinante pueblo, sembra un paese fantasma da far west , per strada non incontriamo quasi nessuno. Visitiamo la bellissima chiesa dal tetto in legno di cardones e le finestra in pietra d'onice ... stupendo anche il piccolo museo ricavato in una vicina coorte. Camminiamo lentamente e arriviamo alla bella hosteria Pachama, dove giocando con la piccola Jimena (la figlia della padrona, consumiamo anche un'ottima cena a base di zuppa di quinha, bistecca di carne di lama con patate e un ottimo dolce, banane ricoperte di dulce de leche (la famosa crema argentina ricavata dal latte condensato). Malgrado l'altitudine questa notte dormiamo bene, alla mattina ancora colazione con mate di coca e biscotti secchi con dulce de leche ... i problemi per l'altura sembrano finiti.
Ripartiamo per la quebrada sempre con paesaggi mozzafiato, i colori delle Ande ci stanno veramente strabiliando. Ci fermiamo in un piccolo pueblo per ammirare un cactus millenario, quindi sosta alla bellissima chiesetta di Iquia, in cui ammiriamo i nove quadri degli angeli con l'archibugio, sembra un piccolo museo d'arte. Tante le soste fotografiche ma tante anche le soste nei mercatini con i soliti prodotti coloratissimi tipici dell'artigianato andino, io mi compro due sciarpe di alpaca. Arrivati finalmente a Purmamarca, troviamo subito alloggio, e poi verso le 16.30 partiamo per una bella camminata.
Abbiamo aspettato che calasse un po' il gran caldo che ha caratterizzato questi giorni ma abbiamo anche cercato di anticipare il solito forte vento serale. Facciamo una camminata di circa 3 chilometri attorno al cerro de los siete colores, un vero e proprio spettacolo ... camminata per niente faticosa anche perche' siamo tornati ad una quota accettabile (2200 metri!) e soprattutto favolosa per i colori delle montagne .... e domattina ammireremo il cerro all'alba con la luce radente del sole. La cittadina è piena di bancarelle e come al solito di gente disponibile e cordiale ... ci aspetta la solita abbondante cena ed un meritato riposo prima di ricominciare a salire verso i 4000 metri d'altezza.

Da Purmamarca al Tolar Grande
Ottima cena all'Algarrobo, il ristorante famigliare dedicato all'albero centenario simbolo di Purmamarca. Due passi per il centro sempre popolato da tanti cani quindi a nanna. Dopo l'ottima colazione a base di mate di coca, biscotti e dulce de leche andiamo ad ammirare il coloratissimo cerro con la luce del mattino. Una volta montati in auto si comincia a salire, salire e salire ... sembra di essere sul tetto del mondo, vediamo un sacco di montagne dall'altro, il paesaggio è spettacolare e raggiungiamo i 4200 metri d'altezza, oltre a noi solo un venditore di pietre incise e due simpatiche ragazze parigine ; da notare che oltre ai turisti argentini per ora abbiamo incontrato solo una coppia di italiani e molti francesi, alcuni anche in bicicletta, locos (pazzi) come li chiama Luis il mio autista.
Dopo tantissimi tornanti di questa bella strada che porta ad Iquique in Cile, arriviamo alla nostra favolosa meta : le salinas grandes, una distesa immensa di sale , una delle più grandi al mondo dopo l'indimenticabile Salar de Uyuni in Bolivia. Ben coperti per proteggerci soprattutto dai riflessi dei raggi di sole camminiamo per un'oretta in questo luogo affascinante. I lavoratori che estraggono il sale difendono ogni pezzo di pelle con vestiti lunghi, passamontagna e occhiali da sole. Riprendiamo la nostra strada, adesso sterrata, in un ambiente di soli cespuglietti, sopra i 3500 non ci sono nemmeno i cactus, e ci fermiamo per brevi visite in villaggi minuscoli, tutti però con la loro chiesetta in miniatura.
Alle 14.30 siamo a San Antonio de los Cobres, piccolo ma famoso paesino minerario nonche' stazione del leggendario treno delle nubi. Salutiamo i nostri due eccellenti autisti che fanno ritorno a Salta e ci incammiamo per una passeggiata per questo paesino che lentamente comincia a prendere vita verso le 18. Ci fermiamo a mangiare in un comedor dentro al mercato artigianale, la signora cucina e bene solo per noi, e a un prezzo ridicolo per poi salutarci con abbracci e baci come grandi amici: hasta luego!! In questi giorni il tempo è sempre stato bello ma a queste altezze (3700m.) la sera comincia a venire decisamente freddo e nel nostro hostal ci facciamo portare qualche coperta in più. Buenas noche!!

Beh dormire a queste quote non è proprio facilissimo, di notte la pressione sale e pare mancare il respiro. Alle 8 in punto arrivano le nostre due nuove vetture, due 4x4, e partiamo per l' escursione al Tolar Grande. Gia' il primo tratto di strada fino al Salar Pocitos si dimostra prodigo di notevoli spettacoli paesaggistici e di tanti incontri con lama e vigogne. Ci fermiamo per pranzo a casa di due anziani del luogo Ignacio e Leonarda, che ci preparano un signor pasto. Anche questo paesino seppur piccolo ha come tutti la chiesetta, il parco giochi per bambini e il campo da calcio. A sentire gli autisti solo adesso comincerà il vero spettacolo naturale del giorno, e a fine giornata non potremo che dargli ragione. Laciamo quindi la puna, superiamo il piccolo ma affascinante salar ed entriamo nel vero e poprio deserto di altura. Piccoli cartelli segnalano i vari punti d'interesse.
Gli autisti ci annunciano che si va su Marte, effettivamente adesso il colore predominante di terra e delle varie e strane formazioni rocciose è proprio il rosso. C'incamminiamo a piedi per il Labirinto, quindi le siete curvas (in verita' sono 23 curve ma ai tempi la gente del posto sapeva contare solo fino a sette!!) e il favoloso desierto del diablo, quindi tanti altri punti assolutamente spettacolari fino ai conclusivi strabilianti ojos, dei buchi d'acqua nel salar del tolar in cui vivono piccole colonie di batteri attualmente allo studio, e attorno solo sale e piante preistoriche di cui si vede soltanto la parte finale che senza spiegazione sembrerebbe semplicemente una roccia verde. Arriviamo quindi al pueblo di Tolar grande dove una famiglia ci mette a disposizione un'abitazione privata. Saliamo sul mirador a vedere il panorama, quindi la via crucis e la stazione che sembra abbandonata. Cena ottima e abbondante ancora in una casa privata quindi accendiamo le stufette e andiamo a dormire, siamo «solo» a 3500 metri d'altezza.
Giornata spettacolare!!!

Ritorno a Salta
Altra notte praticamente insonne, per fortuna erano "solo" 3500 metri!! Riattraversiamo il tolar grande, con la luce del mattino è sempre decisamente affascinante ma confronto a ieri è come se qualcuno avesse spento la luce. Ci fermiamo ancora al pueblo del salar Pocitos per un veloce mate e due favolose empanadas cotte al forno a legna. Quindi cambiamo strada e ammiriamo prima il campo amarillo, dove cespuglietti gialli dipingono il panorama quindi Ataconar , pezzi di muschio sull'acqua su cui camminare come galleggiando!! Purtroppo una macchina comincia ad avere dei problemi ed è costretta a fare una salita in retromarcia. Arriviamo intanto al viadotto Polverilla, il piu' alto ponte ferroviario al mondo. Cominciamo a trainare la seconda auto e ci fermiamo per un veloce pranzo a San Antonio, oggi c'è un sacco di gente in giro, è domenica ma soprattutto è la festa nazionale della donna! Trainiamo ancora la seconda vettura per qualche chilometro dopodichè la strada per Salta è solo discesa e pianura quindi i problemi sembrano finire. Sosta alle rovine di Santa Rosa de Tastil, quindi a vedere la famosa locomotiva di Campo Quijano, la prima del famoso tren de las nubes.
Sempre bellissimi panorami ma soprattutto un ritorno a quote accettabili come i 1200 metri di Salta.

In diretta dall'Oliver Cafe di Cachi
Sottofondo musicale dei Pink Floyd (c'e' di meglio?) dopo due ottime caraffe di vino dell zona (torrontes e c.) e accerchiato da un gruppo di studiosi di archeologia di alta montagna cerco di raccontare l'ultima bellissima giornata. A Salta ritroviamo i nostri due soliti grandi autisi Jamiro e Luiz, saldo i conti con le ragazze della SaltaConnection, quindi in mezzo alle rosse piante di ceibo ripartiamo in direzione Cachi. Tante le soste nella quebrada de Obispo, ammirando anche voli di aquile e condor, fino allo stupendo parco de los cardones, come al solito ricco di leggende ... neanche fossimo in Sudamerica!! Arriviamo quindi al bellissimo paesino coloniale tutto bianco di Cachi, dove uno dei soliti grossi cani argentini si incarica di farci da guida. Bello il pueblo e gentilissima come sempre la sua gente. Verso le 16 comincia a farci compagnia il solito vento e tra una foto e l'altra ci rifugiamo nei bellissimi negozietti di alcune cooperative sociale. Ottima anche la cena a base di pinchos (spiedini) e patate alla griglia, e visto che questa è la ruta de los vinos, non possiamo fare a meno di assaggiare i prodotti locali ... sempre e solo per non offendere chi ci ospita!!! :-)
... e intanto malgrado i solo 2000 abitanti di Cachi, l'Oliver Cafe si è riempito ... e tutti battono le dita sul tavolo a ritmo psichedelico dei Pink Floyd : espectacular !!!
Domanda polemica : ma perchè in tutto il mondo si trova wi-fi gratis e in Italia le poche volte che lo si trova bisogna anche pagare!!??

Il trucco della cipolla e Cafayate
Concludo la bella serata guardando fino in fondo il concerto dei Pink Floyd insieme ad un motociclista argentino che prima mi racconta l'origine del suo nome Simon dal tedesco Sigmund, infatti i suoi avi arrivarono in Brasile nell'ottocento e poi risalirono alla ricerca del freddo fino a stabilirsi sulla precordigliera andina ... poi continua raccontandomi i trucchi dell'andare in molto in altura. Fondamentale l'utilizzo delle foglie di coca (ora ammesse anche nella Parigi-Dakar che da 4 anni si svolge tra Perù Bolivia Argentina e Cile) e incredibile quello della cipolla. Questa viene tagliata e inserita prima del filtro dell'aria in modo che la benzina arrivi al carburatore più ossigenata, grazie all'acidità della cipolla ... poi magari approfondirò.
In mattina ottima colazione a buffet in un vicino albergo e poi sosta in un paesino famoso in tutto il mondo per la lavorazione artigianale dei ponchos: qui è stato creato quello regalato al Papa. Attraversiamo la bella quebrada de las flechas e visitato il bel paesino di Molinos arriviamo a Cafayate, importante per la produzione dell'ottimo vino torrontes che andremo ad assaggiare in due cantine.
Favolosa la visita alla quebrada de las conchas che malgrado per la prima volta manchi il sole, ci presenta bellissimi colori tendenti al rosso e sculture modellate dal vento e dall'acqua. Poi mi perdo per la cittadina ad ammirare i murales, mia grande passione, che abbelliscono quasi tutte le cittadine argentine. Riincontro turisti conosciuti durante il viaggio e scateno una diatriba famigliare quando annuncio ad una coppia argentina che a Buenos Aires vorrei visitare la Bombonera, il mitico stadio del Boca Juniors, e il marito mi abbraccia entusiasta, malgrado le proteste della moglie.
Devo dire che questo viaggio bellissimo ha anche rappresentato come pensavo un ottimo corso di lingua spagnola ... gli argentini sono gran chiacchieroni e si riesce ad imparare veramente tanto. Per stasera ci aspetta una parrillada y pena, ovvero una grigliata con tipica musica argentina!

Arrivati a Tucuman
Dopo il solito reportage sui murales locali, e una gran parrillada in quel di Cafayate nonchè una pena non eccezionale, la pena è il canto con chitarra acustica e altri strumenti fatto nei locali serali; quella di ieri sera non è stata granchè mentre mi erano piaciuti molto i tre anziani ascoltati ad Iguassu.
Sostiamo subito a Quilmes per le rovine preincaiche, tra l'altro ammiriamo tanti cactus in fiore, saranno anche gli ultimi. Quindi sosta al bel museo Pachamama di Amaicha del Valle, decisamente artistico e ben tenuto dopodichè saliamo al Passo Infernillo a 3200 m. circa prima di abbandonare la puna per la iunca, la foresta che precede Tucunan.
Questa è una città abbastanza grande e l'impatto con il suo traffico dopo il silenzio e la pace dei tanti paesini di montagna mi lascia un po' interdetto. Salutiamo i nostri due ottimi autisti, domattina all'alba ci attende un volo per Buenos Aires. Gelatino in centro con l'immancabile dulce de leche quindi veloce visita agli uffici della compagnia aerea per confermare i biglietti ma anche per tranquillizzare una partecipante che ha brillantemente perso il biglietto: come già sapevo da quando sono stati introdotti i biglietti elettronici basta presentarsi al check-in con un documento valido.

Comincio a trarre conclusioni su questo viaggio: semplicemente eccezionale, e proprio nella sua semplicità e nella tranquillità dei luoghi visitati sta la sua bellezza ... riossigenati sia dall'altura che dalla pace dei paesini, nonche' dalla sterminatezza dei paesaggi, per non parlare dei colori che spero anche di aver momentaneamente fermato con i tanti scatti fotografici. Una cucina povera ma ottima e abbondante, il gusto di riassaporare gusti semplici come quello della patata sempre presente, spesso come purè ma quella di campagna non quella di supermercato!!
Con la lingua me la sono cavata bene e la chiacchiera sudamericana mi è stata da supporto come in un corso avanzato. E poi non dimentichiamo i tanti simpatici e grossi cani che mi hanno spesso accompagnato nelle visite dei pueblos ... e qui c'è stata anche una piccola botta di nostalgia.
Adesso si va a mangiare in una cerveceria artigianale ......

Buenos Aires
Dopo un breve volo da Tucuman siamo a Buenos Aires già alle 8.30. Tempo sempre buono, un regalo per tutto il viaggio. Prendiamo due taxi e vedo che la vena ciarliera argentina non manca, il taxista ci fa anche da guida spiegandoci la città e dandoci diverse dritte per la nostra visita.
Iniziale passeggiata a Playa di Mayo dove invece di trovare le abituali e attese abuelas o madres de la plaza, troviamo i reduci della guerra per le Falkland, o Malvinas: praticamente il contrario di ciò che speravo di incontrare. Prenoto per uno spettacolo di tango al vecchio cafe Tortoni e poi ci incamminiamo per San Telmo, uno dei quartieri più vecchi della capitale argentina, pieno di antiquari. Malgrado sia molto turistico, decisamente piacevole la visita al quartiere della Boca, con il famoso Caminito, è la zona dove abitavano perlopiù immigrati italiani, anzi genovesi ad inizio secolo ... case di lamiera colorate, tanti murales e tantissimi baretti acchiapppa turisti con breve esibizioni di tango.
Poi attraversiamo tutta la città in bus per visitare il museo dell'ESMA, purtroppo è visitabile solo una piccola zona ma la tanta documentazione raccolta ben ci spiega quale terrore abbia subito il popolo argentino durante la dittatura militare o meglio criminale, visti anche i 30000 desaparecidos e l'intenzione di non dimenticare!.
In serata discreto spettacolo di tango tanto per ben salutare questa nazione che mi ha offerto un viaggio eccezionale.
Appuntamento alle 8.30 .... alle 7.45 il taxista è già davanti all'hotel che lava l'auto: gentilezza argentina!!

Brevi conclusioni sul viaggio
Sono a casa da ormai 5 giorni e il fuso orario è completamente smaltito. Unica cosa negativa del viaggio è sicuramente la durata dei voli, anche se al ritorno ho trovato una fila libera e me lo sono passato quasi tutto coricato. Il viaggio è stato magnifico, subito partenza con i fiocchi con la visita delle cascate di Iguassu: per me la seconda volta e a mio modesto parere le cascate più belle del mondo Molto interessanti le missioni con una storia decisamente romantica alle spalle. I pueblos di montagna con i loro fascini da cittadine disabitate del far west trasmettono una gran tranquillità, così come gli spazi immensi e le montagne colorate. Tanti gli animali visti, compreso il condor ammirato spesso in volo da lontano. Gli argentini sono gente molto disponibile e amante del chiacchierare. L'Argentina può essere considerata come una lontana parente dell'Europa, per tante sue caratteristiche. Spagnoleggiante per l'abitudine di uscire la sera, cenare tardi e partire alla mattina non prima delle 9. Ha subito una storia recente drammatica, ma c'è la volontà di non dimenticare e i tanti musei gestiti da ragazzi carichi di entusiasmo fanno sì che la memoria dei desaparecidos e dei loro famigliari venga riconosciuta.
Beh è stato proprio un viaggio piacevole e riossigenante: Hasta luego!!!!

Marco Cavallini


Prima Parte

Itinerario del viaggio in Argentina

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ultimo aggiornamento 25/12/2016