H O M E P A G E

No sex no problem (a La Push non si tromba?)

A La Push c'è un solo albergo. Sarò provinciale e conformista, ma quando la ragazza indiana della reception ci ha chiesto se preferivamo una casetta in legno sull'oceano senza luce e acqua corrente oppure una sistemazione comunque sull'oceano ma decisamente più costosa e confortevole, dotata di tutte le comodità del viziatissimo modernismo occidentale, la pallidissima ombra del dubbio non ha neppure sfiorato la mia mente. al diavolo lo spirito d'avventura e il romanticismo. In fondo, gli stessi indiani Quileute della riserva di La Push, pur vivendo in quelle che non si possono definire regge secondo i nostri standard regali, la corrente elettrica e l'acqua calda ce le hanno. E le usano pure. Stasera il ristorante, naturalmente l'unico ristorante di La Push - manco a dirlo - è chiuso a causa di una perdita di gas. Robe da riserva indiana, pensa e dice, non senza una punta di superiorità americana, la mia ragazza. È una timida protesta. Timidissima. Così andiamo a cena in un posto che dista una decina di chilometri dall'oceano. Tutta un'altra atmosfera. Niente nativi americani, stavolta. Al contrario, bianchi, biondi e dalla faccia sufficientemente incazzata. Credo di averci perso nel cambio. Roba da hillbilly, sentenzia ancora la mia ragazza che di hillbilly se ne intende, dato che sua zia ne ha sposato uno e si è andata a stabilire in una zona tipicamente hillbilly, un'area boschiva dell'Arkansas, che non è famoso solo per aver dato i natali a Johnny Cash, Levon Helm e Bill Clinton. Terra di contadini e boscaioli. Come lo zio della mia ragazza, uno che ha un paio di occhi così azzurri che d'inverno ghiacciano e diventano bianchi. Occhi antichi, che ti squadrano come se tu venissi non dall'Illinois, bensì da Plutone. In fondo, le campagne dell'Arkansas distano culturalmente dalle strade di Chicago più o meno quanto dal pianeta di Plutone. Insomma, se uno ti viene a raccontare che ha scuoiato un opossum e ne ha mangiato la carne, una vera prelibatezza, non c'è bisogno di farsi venire in mente Davy Crockett, perché tra i boschi dell'Arkansas, come del Kentucky, nessuno si scandalizza. Sempre terre di hillbilly sono. Terre dove la Bibbia conta quasi più del codice penale. Terre sempre in bilico fra demonio o santità, come ammoniva uno dei suoi cittadini più illustri, Johnny Cash, nelle cui vene non a caso scorreva anche sangue indiano. "Vorrei indossare tutti i colori dell'iride ogni giorno, e dire al mondo che va tutto bene. Invece cercherò di sobbarcarmi un po' di queste tenebre, caricandomele sulle spalle. Finché le cose non migliorano, io resterò l'Uomo in Nero." E il demonio e la santità, a quanto pare, si giocano il derby della musica e della cultura americana. Soprattutto della provincia, che in fondo è l'America più vera. È forse per questa associazione di idee che mi è venuto in mente il Kentucky, stato montuoso che non ho visitato, ma di cui inevitabilmente è permeata molta della musica che mi ha formato e che fa da colonna portante del folk bianco americano. Il bluegrass viene infatti da lì e il suo alfiere più illustre, Bill Monroe, era il principe degli hillbilly. Un vero pazzo furioso, sembra, ma un pazzo molto devoto, visto che menava la moglie a colpi di Bibbia, per non uscire dall'ortodossia e non commettere peccato. Da noi, i precetti al massimo vengono impartiti con l'elenco telefonico. Ancora una volta, gli americani sono più evoluti. E pensare che Bill Monroe aveva una vocina sottilissima che certo non ne avrebbe mai fatto presagire i modi bruschi. Però lo sguardo arcigno e sinistro non avrebbe dovuto lasciare dubbi. Per uno che cantava la luna blu del Kentucky (doveva essere un po' sbronzo, perché immagino che anche da quelle parti la luna non abbia un colore così psichedelico), niente male.
Ma torniamo al nostro ristorantino. Alle pareti, fanno bella mostra di sé - si fa per dire, visto che a me gli animali imbalsamati fanno sempre uno strano effetto - le teste con relative corna di quattro o cinque cervi. E pensare che nel locale i tavoli non superano lo stesso numero. C'è tutto un campionario di personaggi dall'aspetto poco rassicurante, con barbe folte, tute da lavoro bisunte e cappellini da baseball con la scritta di qualche ditta di trasporti o di legname. Le stesse donne incutono timore e risulta quasi difficile distinguerle dagli uomini, barbe comprese. Il campionario di varia - anzi monotona - umanità ci viene offerto in una sequela quasi infinita di fotografie che ritraggono i volti soddisfatti di cacciatori e pescatori, con tanto di trofei della propria attività venatoria esibiti con orgoglio. Qui non si scherza. Sembra di essere dalle parti delle foreste ritratte con maestria da Walter Hill nel film "I guerrieri della palude silenziosa", solo che qui di paludi non ce ne sono. Ci sono, invece, figure sinistre e cervi, salmoni e trote che ne fanno tristemente le spese. V'è persino un orso nero. E ne sa qualcosa, visto che è ritratto mentre penzola da una corda, quasi a rinnovare il rito molto western, non più praticabile su un umano, della impiccagione. Fino a un secolo fa non ci voleva molto per accedervi. Bastava rubare un cavallo. Però la caccia è santificata dalla Bibbia, un libro che da queste parti ha ancora molti lettori. E come potevano mancare le parole di Nostro Signore Gesù Cristo? Sui tavoli, gli avventori possono trovare degli opuscoletti riportanti passi significativi del Vangelo, una vera e propria ossessione in queste lande. Questa encomiabile opera di divulgazione la si deve a un gruppo cristiano del Kentucky. Come diavolo abbiano fatto questi opuscoli ad attraversare tutta l'America per giungere sin qui Dio solo lo sa. È proprio il caso di dirlo.
D'altra parte, questo è pur sempre il paese in cui qualcuno si prende la briga di investire milioni di dollari in enormi cartelloni stradali recanti l'altrettanto enorme indirizzo web www.nosexnoproblem.com. Questo mirabolante invito alla castità mi intriga non poco. Non che mi senta particolarmente attratto dall'idea della rinuncia, però ne voglio sapere di più. Vorrà dire che visiterò presto il sito del castigo autoinflitto - se già la vita non ce ne regalasse fin troppi - per cercare di carpire pillole di verità che affranchino l'umanità dalla spada di Damocle della carne, liberando, al contempo, il mondo dall'insolenza del genere umano.
Niente sesso, niente uomini. Semplice, vero?
Ma, evidentemente, è destino che le visioni contrapposte del mondo cozzino. C'è qualcuno che dall'America fa girare in rete uno strano messaggio pubblicitario: "Mangiati una caramellina e ce l'avrai duro come la pietra."
Siamo sicuri che si tratti di una gran trovata promozionale?

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

  Forche olimpiche
  Il Nord e l'Ovest si incontrano


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ultimo aggiornamento 07/11/2016