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Uno sport pericoloso


Perché mai uno debba rischiare di spezzarsi l'osso del collo o di rompersi la testa sfidando, a bordo di un gommone, le acque tempestose di un torrente di montagna quando invece potrebbe fare lo stesso spostamento a piedi, in macchina, in bicicletta o, addirittura, volendo appagare un certo spirito di avventura, a cavallo ancora non l'ho capito tanto bene. Tutto sommato, uno potrebbe anche starsene comodamente in pantofole a leggersi un bel libro o a guardare l'orizzonte.
Phillip, però, non appartiene a questa razza di persone banali. Phillip, che in realtà mi pare proprio una persona a modo, è un simpatico rappresentante di una ditta di articoli sportivi per wind-surf e dintorni. Phillip è un cittadino francese che vive sull'isola caraibica di St. Martins. Si può tranquillamente dire che tutti gli sport più estremi li ha praticati: wind-surf, alpinismo, snow-board e ora rafting, per citare i più banali. Già, rafting, perché chiamarlo giro in gommone non fa altrettanto figo. Per gli americani, in realtà, rafting non è sinonimo di nulla di tanto sofisticato. Per rafting si intende semplicemente la discesa in gommone di un fiume di montagna. Naturalmente, a dispetto dell'avventura, tutti coloro che lo fanno si muniscono di elmetto e giubbotto salvagente e si tengono stretti alle cime di sicurezza. Nonostante tutto, gli incidenti succedono.
Phillip, che come noi, è ospite dell'Husum Heights Bed & Breakfast, ci racconta dell'esperienza in gommone che ha fatto solo rieri, nelle vicinanze. Per compagne d'avventura, aveva un gruppo di ragazze sordomute. Una delle poverine si è fatta prendere dal panico ed è caduta in acqua dall'alto, fratturandosi una gamba in più punti. Immaginatevi solo le difficoltà a comunicare cosa sentiva ai primi soccorritori giunti con estremo ritardo. Per poco, la poverina non moriva assiderata! A quanto pare, per evitare di procurarle ulteriori guai agli arti, l'equipe che le ha prestato soccorso avrebbe deciso di tenerla in acqua e di imbracarla nelle gelide rapide. Insomma, non una scena edificante. E questo sarebbe uno sport da furbi! Mi sembra una di quelle cose da giapponesi, alla "Mai dire banzai!", per intenderci. Un po' come stappare una bottiglietta della Coca-Cola sulla cui etichetta stia scritto che una bottiglia su quattro vince qualcosa. Perché questa è l'ultima campagna promozionale americana per strappare quote di mercato alla Pepsi. Non so se a fare rafting uno abbia il 25% delle probabilità di farsi male. Beh, indubbiamente il biliardo è uno sport non meno nobile ma più salutare. Ed è anch'esso molto americano. Personalmente, continuo a preferire l'opzione offerta da un buon libro.
Dietro il Bed & Breakfast c'è un fantastico gazebo con vista su Mount Hood che farebbe proprio al caso mio. Anche perché questa è una zona ricca di corsi d'acqua che pullulano di trote e salmoni. A pesca non ci sono mai andato in vita mia ma penso che in un posto come questo potrei anche fare un tentativo. Di certo, un gommone che scenda a velocità folle lungo una gola scoscesa non mi pare il mezzo migliore per provarci. Anzi, sono convinto che salmoni e trote pensino che quegli strani tizi che gli sfrecciano accanto su quelle strane imbarcazioni scure siano pazzi da legare. Oppure, forse, semplicemente sono felici che, invece di dar loro la caccia, questi stravaganti esponenti dello stravagante genere umano siano impegnati in questo bizzarro e pericoloso passatempo. E meno male che la mania del rafting non è solo americana perché, altrimenti, mi ritroverei ancora una volta a sottolineare la stramberia di questo popolo.

U.S.A. & GETTA di Seba Pezzani

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ultimo aggiornamento 26/12/2016